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Gigi Cifali, «Scomposizioni (Ponte Morandi collapse) #2», 2020.

Courtesy l’artista.

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Gigi Cifali, «Scomposizioni (Ponte Morandi collapse) #2», 2020.

Courtesy l’artista.

Una mostra a Genova interroga l’eredità materiale e simbolica del Ponte Morandi

A otto anni dal crollo del ponte Morandi, una mostra al Palazzo Ducale di Genova trasforma i reperti del viadotto in un archivio visivo della memoria collettiva. Le fotografie di Gigi Cifali, realizzate sui frammenti conservati per il procedimento giudiziario, interrogano il rapporto tra tragedia, responsabilità pubblica, manutenzione delle infrastrutture e impatto ambientale del costruito.

Redazione GdA

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Il 14 agosto 2018 il crollo del viadotto Polcevera, noto come ponte Morandi, ha segnato un punto di rottura nella storia infrastrutturale italiana contemporanea. Oggi una mostra fotografica ospitata al Palazzo Ducale di Genova torna su quella vicenda attraverso un lavoro che rielabora i frammenti del ponte e la loro dimensione materiale e simbolica.

La mostra «Ponte Morandi: deconstructions», in programma dal 23 luglio al 30 agosto 2026 nella Sala Ducale Spazio Aperto e a ingresso libero, presenta una serie di opere di Gigi Cifali – fotografo attivo su temi legati all’ambiente e alla memoria collettiva. Il progetto è curato da Gianluigi Ricuperati e accompagnato da un testo critico di Riccardo Venturi, ed è in dialogo con il Memoriale 14 Agosto 2018 e con il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi.

L’esposizione presenta sette opere della serie «Scomposizioni», dedicate ai frammenti del viadotto, costruito negli anni Sessanta e crollato nel 2018. Le parti della struttura sono tuttora conservate come reperti a fini probatori nell’ambito del procedimento giudiziario sul collasso, che provocò 43 vittime, 11 feriti e 566 sfollati – la sentenza di primo grado è attesa nel 2026, dopo l’avvio del processo con la prima udienza nel 2022.

Le opere sono state realizzate nel 2020 all’interno di un magazzino in cui i reperti sotto sequestro erano custoditi prima del loro trasferimento. Dal 2024, una struttura recuperata ospita il Memoriale, consolidando il legame tra i materiali del ponte e la loro dimensione di memoria pubblica. Le immagini mostrano frammenti monumentali di cemento armato attraversato da cavi d’acciaio, disposti all’interno di un hangar e coperti da teli di plastica trasparente. I resti sono rappresentati come elementi sospesi in uno spazio chiuso, attraverso inquadrature che ne isolano le forme e ne accentuano la dimensione sospesa. Una delle fotografie è presentata in grande formato e assume anche una funzione di tipo divulgativo, avvicinandosi a una campagna di sensibilizzazione sul rapporto tra informazione, comunicazione visiva e percezione pubblica.

Il progetto propone infatti una riflessione sulla memoria collettiva e sulla responsabilità condivisa legata a eventi di questo tipo, con implicazioni anche politiche e ambientali. Allo stesso tempo richiama l’attenzione sull’impatto del cemento e dei processi di cementificazione nei sistemi produttivi contemporanei. Ma il crollo viene riletto anche alla luce delle criticità legate alla manutenzione del viadotto, richiamando il tema della degradazione del cemento armato nel tempo e il suo impatto ambientale, in termini di emissioni di CO₂ e trasformazione del territorio, con effetti su suolo ed ecosistemi.

Redazione GdA, 21 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Una mostra a Genova interroga l’eredità materiale e simbolica del Ponte Morandi | Redazione GdA

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