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Piero Dorazio, «Atrox IV», 1972

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Piero Dorazio, «Atrox IV», 1972

Dorazio più che in Forma

Dalla Galleria Gracis venti opere tra il 1955 e il 1988 illustrano gli sviluppi di una pratica originale e indipendente

Monica Trigona

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Piero Dorazio (1927-2005) è tra i protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Giovanissimo allievo di Renato Guttuso, prese presto le distanze dalla pittura realista per avvicinarsi a tendenze più spiccatamente astratte. Con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato perseguì una ricerca che alle allusioni simboliche prediligeva l’attenzione per il puro segno e le forme da esso scaturite.

Nell’infinito dibattito tra tendenze astratte e realiste, Forma 1, questo il nome del gruppo, si distinse per la creatività intuitiva e spontanea, legata unicamente a immagini concrete di forma-colore. Dorazio si trasferì in America all’inizio degli anni Cinquanta, dove entrò in contatto con esponenti dell’Action painting, della Color field painting e con il critico Clement Greenberg. Grazie alle sue relazioni i suoi lavori si arricchirono di spunti in termini di varietà cromatiche, utilizzo della luce e delle linee ortogonali che andavano a comporre originali reticoli.

«Senza titolo» del 1959 e «Mirino verde» del 1962 sono due oli che evidenziano queste influenze e sono esposti nella Galleria Gracis dal 15 settembre al 26 novembre per la mostra «Piero Dorazio. Oltre la forma». Oltre una ventina di pezzi ne documentano la produzione tra il 1955 e il 1988, illustrando gli sviluppi di una pratica originale e indipendente.

Le numerose influenze artistiche, dal Cubismo al Futurismo, alle avanguardie russe, all’arte cinetica, si riscontrano in opere dal forte impatto visivo, che rivelano una personalità versatile aperta alle contaminazioni. Nel percorso espositivo ogni opera è un’esplosione di luce e colore, tele dalle geometrie semplici e dai colori piatti, come «Atrox IV» ed «Ex», dialogano con «Long Distance II» e «Closer», debitrici della lezione cinetica orientata alla ricerca sulla luce e sul colore in relazione alla percezione visiva.

Non a caso nel 1962 Dorazio era stato invitato a far parte del Gruppo Zero, a cui si unirono Lucio Fontana e Piero Manzoni, e con cui condivise mostre e pubblicazioni. I suoi componenti aspiravano a un’arte allargata, «opere aperte» la cui ideale fruizione nello spazio richiamava la partecipazione attiva e la curiosità dell’osservatore. La Galleria Gracis partecipa alla Mostra Antiquariato Milano AMART, in programma dal 27 al 31 ottobre.

Piero Dorazio, «Atrox IV», 1972

Monica Trigona, 14 settembre 2021 | © Riproduzione riservata

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