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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliLa galleria Lévy Gorvy Dayan di New York presenta sino al 21 giugno «The Human Situation: Marcia Marcus, Alice Neel, Sylvia Sleigh», una mostra che celebra tre protagoniste della pittura figurativa americana del Novecento. Ideata da Saara Pritchard, la rassegna segna la prima presentazione congiunta dedicata a Marcus (1928–2025), Neel (1900–1984) e Sleigh (1916–2010), artiste che hanno condiviso circoli artistici e momenti cruciali della scena newyorkese tra gli anni Sessanta e Ottanta. In un periodo dominato da correnti come l’Espressionismo Astratto, la Pop Art e il Minimalismo, le tre pittrici si distinsero per una pratica radicalmente personale: il ritratto. Le loro tele, dense di umanità, raffigurano amici, conoscenti, critici d’arte e altri artisti con un’intimità che sfugge all’estetica dominante del tempo. Non a caso, Sylvia Sleigh sottolineava: «La condizione umana aggiunge una certa intensità ai ritratti...». La mostra ripercorre anche i momenti salienti della loro collaborazione storica: dalla pionieristica «Women Choose Women» (1973) al New York Cultural Center, alle successive esposizioni femministe degli anni ’70 come «Women's Work e Sons and Others: Women Artists See Men», fino alla partecipazione (parziale per Marcus) al celebre progetto collettivo «The Sister Chapel» (1978) al PS1.
Sylvia Sleigh, «The Blue Dress», 1970. © Estate of Sylvia Sleigh, courtesy of the Estate of Sylvia Sleigh
Pur muovendosi in fasi diverse della loro carriera, le tre artiste furono profondamente influenzate dai fermenti socio-politici dell’epoca, in particolare dai movimenti per i diritti civili e per la parità di genere. La critica Lucy Lippard, nel catalogo di «Women Choose Women», denunciava l’assenza sistemica delle donne nell’arte istituzionale americana: un tema che Marcus, Neel e Sleigh affrontarono non solo con le loro opere, ma anche attraverso l’attivismo e la partecipazione a gallerie e collettivi femminili come AIR Gallery e Soho 20. «The Human Situation» non si limita al passato: il percorso espositivo si estende al presente includendo opere recenti – alcune appositamente realizzate – di artiste contemporanee come Jenna Gribbon, Karolina Jabłońska, Chantal Joffe, Nikki Maloof, Wangari Mathenge e Claire Tabouret. Queste pittrici raccolgono l’eredità di Marcus, Neel e Sleigh, approfondendo tematiche come l’identità, la vita domestica, il corpo e la relazione interpersonale. Con questo dialogo tra generazioni, la mostra riafferma la forza del ritratto figurativo come strumento per raccontare l’individuo e, con esso, una condizione condivisa. Quale? Quella umana naturalmente.
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