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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Ho sempre pensato che fosse necessario dare tempo alle opere: il tempo di essere viste, riviste e talvolta comprese sotto una luce diversa. A vent’anni dall’apertura di Palazzo Grassi, ho voluto dare ad alcune di esse una collocazione duratura. Non per cristallizzare la Collezione, ma per permettere alle opere di continuare a interrogarci e rinnovare il nostro sguardo sul mondo». Attraverso queste parole François Pinault annuncia un drastico cambio di rotta del progetto culturale avviato a Venezia nel 2006: la sede di Palazzo Grassi non sarà più un luogo in cui organizzare mostre temporanee, bensì accoglierà in maniera permanente alcuni elementi della Collezione Pinault, composta da oltre 10mila opere d’arte moderna e contemporanea.
Nella frenesia della società odierna, Pinault decide di rallentare il passo e, come l’acqua che scorre lungo un lato dell’edificio, sceglie di condividere con il pubblico la possibilità di lasciarsi cullare dall’essenza delle opere collezionate nell’arco di una vita. Invece di camminare tra una stanza e l’altra come un dito «scrolla» incessantemente lo schermo di un telefono, il visitatore è qui invitato a sostare, guardare e, perché no, constatare che cosa gli dice ciò che si trova di fronte (a patto che gli dica qualcosa, ovviamente). Un invito, potrebbe sembrare, a ritrovare e riattivare quell’occhio critico di cui parlava Guido Ballo negli anni Sessanta. Per il collezionista francese, infatti, l’arte rivela fragilità e slanci, e ci induce a mettere in discussione le nostre certezze così da guardare in modo diverso ciò che ci circonda.
Il taglio del nastro del nuovo percorso permanente, che sarà costellato da oltre 100 lavori di grande rilievo, è previsto per il 21 marzo 2027, a cura di Emma Lavigne, direttrice e conservatrice generale della Collezione Pinault e dell’équipe curatoriale di Pinault Collection.
Parallelamente, la sorella veneziana, Punta della Dogana, omaggerà la figura di Tadao Ando, che nell’arco di tre anni aiutò Pinault a ristrutturare le due sedi, mentre nel 2021 fu la volta della Bourse de Commerce di Parigi. Con «Tadao Ando & Mono-Ha. I cinque elementi» (fino al 21 novembre 2027) i curatori Jean-Marie Gallais e Nicolas-Xavier Ferrand (rispettivamente conservatore e ricercatore della Pinault Collection) faranno dialogare le fotografie che l’architetto ha scattato alle proprie architetture con il movimento giapponese, nonché uno dei segreti meglio custoditi della storia delle avanguardie di fine anni Sessanta, di cui la Collezione conserva diverse opere.