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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliA Viterbo ieri 19 aprile, nel Complesso della Trinità, è tornato l’affresco staccato raffigurante la «Madonna Liberatrice», realizzato intorno al 1320 secondo la tradizione da Gregorio e Donato d’Arezzo, dopo un delicato restauro. La presentazione tecnica dei lavori si è svolta alla presenza delle autorità, poi nella chiesa è avvenuta l’ostensione dell’immagine. Un momento che ha saputo unire il rigore della tutela artistica alla commozione dei fedeli che da sette secoli si affidano a questa tavola.
Il restauro non è stato semplice e ha dovuto affrontare i danni stratificati nel tempo. La restauratrice Alessia Felici, che ha lavorato fisicamente sull’opera, è entrata in dettagli tecnici parlando delle condizioni del dipinto. «Gran parte della superficie era rovinata, con graffi, folature di qualsiasi entità, forti ritinture con alterazioni di varia natura. Abbiamo trovato anche schizzi di cera. Era un intonaco dipinto staccato dal muro», ha detto.
«La particolarità, ha continuato Felici, è che nel 1700 fu staccata con tutto l’intonaco dalla cappella di sant’Anna, ma nel 1900 venne rimosso il massello e venne assottigliato il retro arrivando a pochi millimetri dal dipinto. Fu un primo restauro, che riguardò il retro dell’immagine: una tela grezza venne fatta aderire utilizzando colla e calce per poi affogare il tutto in una malta di gesso e rete metallica. Per l’attuale intervento, come prima cosa sono stati eseguiti dei tasselli di pulitura per vedere come appariva la superficie. Sono state realizzate delle indagini diagnostiche con spettri luminosi e abbiamo scoperto che l’immagine era ricchissima di dorature, che oggi non esistono più».
Il recupero del dipinto è stato frutto di un lavoro corale che ha visto partecipare la Prefettura e la Soprintendenza. La chiesa della Trinità è infatti di proprietà pubblica: questo ha permesso l’intervento diretto del Ministero dell’Interno come ente finanziatore. Il prefetto di Viterbo, Sergio Pomponio, ha spiegato che «il concetto di restituzione è importante. Lo stato ha avvertito l'urgente necessità di dare valore a un'opera della collettività di sette secoli fa. La Trinità e la chiesa della Verità meritano ancora altri interventi».
Anche la sindaca Chiara Frontini ha voluto rimarcare quanto la rigenerazione di un’opera d’arte possa talvolta coincidere con la crescita di una città. «Qualsiasi rigenerazione, ha dichiarato, offre qualcosa di migliore alla città. La popolazione viterbese è fortemente legata alla Madonna Liberatrice, è qualcosa che i viterbesi hanno scritto nel profondo della loro identità collettiva».
Una visione condivisa da Saverio Ricci, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza, il quale ha evidenziato come questa «sia stata un’esperienza preziosa per capire come lavorare insieme, partendo dal Ministero dell’Interno fino alla Soprintendenza, in qualità di stazione appaltante».
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