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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliArriverà a compimento nei prossimi mesi il progetto «Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso» che connetterà tra loro le sedi storiche del gruppo bancario, uno dei principali per capitalizzazione in Italia: Palazzo San Carlo a Modena, Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara e Palazzo Farinosi-Branconio a L’Aquila. Mentre le attività espositive nella prima sede sono iniziate nel 2017, in occasione del 150mo anniversario dalla nascita della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, a L’Aquila l’apertura è prevista per l’estate mentre in autunno seguirà quella ferrarese.
Nel capoluogo abruzzese, Capitale Italiana della Cultura 2026, a Palazzo Farinosi-Branconio è prevista l’esposizione di opere provenienti dalle raccolte bancarie, composte da oltre 2.500 pezzi affidati alla cura di Sabrina Bianchi, responsabile Cultural Heritage e Corporate Collection. Si tratta di opere legate soprattutto al Centro e Sud Italia e saranno esposte nel palazzo riaperto lo scorso marzo, dopo i restauri iniziati nel 2021 a seguito dei danni provocati dal sisma del 2009. Le mura stesse sono parte della storia del territorio con le sue due facciate, l’una caratterizzata da influenze manieriste e l’altra più legata al classicismo cinquecentesco, mentre custodisce una importante decorazione parietale il piano nobile dell’edificio che, già esistente da un secolo, divenne a partire dal 1624-39 residenza di famiglia dell’abate e letterato Girolamo Branconio (L'Aquila, 1560 ca-1629). In particolare la Sala di Saul e Davide, accessibile dalla scalinata monumentale, racconta le vicende bibliche dei due re anche se la lettura delle immagini è parzialmente compromessa da suddivisioni interne, mentre quella dei Putti o dei Paesaggi, di fine XVII secolo e probabilmente dipinta da Giuseppe Donati, illustra i feudi di famiglia. Il vero gioiello del palazzo, risalente al 1703, è però la Sala di San Clemente, con un ciclo su due ordini con la vita del santo in rapporto ai Branconio.
In autunno, a Ferrara sarà la volta dell'apertura di Palazzo Barbantini-Koch, ora in corso di restauro, dove sarà ospitata un’esposizione dedicata alla pittura ferrarese ed emiliana dal Quattrocento al Novecento. L’edificio in stile neo-rinascimentale con tre ordini di finestre e inserti in marmo bianco, inaugurato nel 1910 da re d’Italia Vittorio Emanuele III, venne edificato dal 1907 su progetto dell’ingegnere Luigi Barbantini e la supervisione dell’architetto romano Gaetano Koch, progettista nella capitale della sede della Banca d’Italia: Palazzo Barbantini-Koch nacque espressamente come sede della allora Cassa di Risparmio di Ferrara, fondata già nel 1838.
Il programma espositivo 2026 prevede cinque mostre distribuite in quattro sedi: alle citate si aggiunge Palazzo Martinengo di Villagana, a Brescia, da tempo utilizzato per attività espositive, che si sono svolte in passato anche in sedi della banca a Genova, Milano, Venezia e Sondrio. Sintetizza Sabrina Bianchi: «La programmazione culturale 2026 nasce da una visione precisa: rendere il patrimonio della banca sempre più aperto, accessibile e vivo e con il progetto Poli Culturali BPER compiamo un passo ulteriore in questa direzione, trasformando sedi storiche e collezioni in luoghi di relazione, conoscenza e partecipazione. Non si tratta solo di valorizzare un patrimonio, ma di riconoscerlo come materia viva, capace di attivare dialoghi, generare significati e costruire legami con i territori e le comunità attraverso una leva concreta di crescita sociale ed educativa».
Palazzo Farinosi-Branconio a L’Aquila
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