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Autore non indicato, «Genealogia della Vergine» (particolare)

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Autore non indicato, «Genealogia della Vergine» (particolare)

Una scoperta di straordinaria importanza per la storia dell’arte: i «Problemi» di Federico Zeri

Un patrimonio inedito di circa 10mila immagini appartenente alla fototeca è oggetto di una borsa di studio offerta da Emanuela e Silvano Merlatti 

Stefano Luppi

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La fototeca di Federico Zeri (Roma, 1921-Mentana, 1998), gestita dall’Università di Bologna attraverso la Fondazione omonima fondata da Anna Ottani Cavina e diretta da Andrea Bacchi, pare un pozzo senza fondo e continua a riservare sorprese.

Di recente nella fototeca digitale a libera consultazione sul sito fondazionezeri.unibo.it sono state messe a disposizione 189 fotografie, piccola parte di un ampio nucleo ancora inedito di circa 10mila fototipi, mai ordinato dal celebre studioso: una documentazione fotografica complessa ed estremamente significativa per il prosieguo degli studi artistici su numerosi fronti.

L’analisi di tali materiali è stata oggetto di recente di una borsa di studio, offerta dagli imprenditori italiani residenti in Australia Emanuela e Silvano Merlatti, che ha messo in luce il percorso professionale e intellettuale nonché il «metodo» di lavoro di Zeri, restituendone l’articolata rete di rapporti e frequentazioni.

A spiegare meglio di che cosa si tratta è Lorenzo Agnoletti (Firenze, 1995), ricercatore attivo in istituzioni culturali tra Firenze, Pistoia e Lucca e vincitore nel gennaio scorso della Borsa per attività di ricerca Emanuela e Silvano Merlatti 2025:«Nella fototeca Zeri sono presenti alcuni nuclei di fotografie di dipinti che lo studioso conservava a parte rispetto all’imponente serie sulla pittura italiana, ormai schedata capillarmente e messa a disposizione dalla Fondazione. Tali sezioni per motivi diversi non sono state ancora oggetto di interventi di descrizione e valorizzazione. Intanto va detto che da un lato alcune cartelle contengono casi sui quali lo studioso stava lavorando: qui le fotografie, circa 500, erano contenute in fascicoli monografici intestati ad autori specifici e al momento della donazione all’Alma Mater erano riposti sulla scrivania a Mentana e non integrati all’interno dei faldoni».

Nel 2019 questo nucleo è stato studiato da membri del comitato scientifico della Fondazione Zeri che ne hanno dato conto nel volume Federico Zeri: lavori in corso (a cura di Andrea Bacchi, Daniele Benati, Andrea De Marchi, Aldo Galli e Mauro Natale, collana Nuovi diari di lavoro, Editore Fondazione Zeri, Bologna 2019, pp. 575, ill. 300 b/n, s.i.p.), ma «sono molti i dossier rimasti ancora inediti» ricorda Agnoletti, che prosegue: «Lo studioso aveva anche isolato la sezione “Problemi” con oltre 1.200 fotografie di opere pittoriche di problematica definizione culturale che risultavano di difficile attribuzione anche per il suo occhio infallibile: le aveva quindi isolate e suddivise per secoli e per temi iconografici forse in attesa di ulteriori approfondimenti. Infine è presente la serie “Varie” con alcune migliaia di fotografie suddivise semplicemente per secolo, per cui si suppone che Zeri avesse in molti casi proposte attributive sulle opere riprodotte, ma che semplicemente non abbia fatto in tempo a inserire i fototipi nei fascicoli intestati agli autori o alle scuole. Queste foto provengono da studi fotografici, case d’asta, musei, antiquari o collezionisti e riproducono in gran parte dipinti passati sul mercato tra gli anni ’40 e ’90 del Novecento o segnalati in raccolte private. Sono talvolta corredate da lettere, promemoria, copie di perizie di vari studiosi e sui versi sono spesso presenti annotazioni di Zeri o di altri soggetti che riportano ulteriori informazioni». Un caso ad esempio è quello relativo alla tavola della collezione Thyssen-Bornemisza raffigurante un monaco con la croce, il cui autore non è noto nonostante la qualità del dipinto.

Il «pozzo» è profondissimo anche se le immagini già catalogate e disponibili online permettono qualche precisazione. Esempi sono rappresentati dalla Croce dipinta firmata «Michael», dal 1995 al Museum of Art di Cleveland (Usa), della quale le note attestano un passaggio a Firenze presso la collezione Rodolfo Siviero, oppure dalla «Madonna con il Bambino», scomparto centrale di un trittico per Sant’Antonino a Gesualdo (Av), cent’anni fa di proprietà di Alessandro Contini Bonaccossi e oggi dispersa. Tanti anche i casi di cui le immagini documentano gli stati conservativi, come per la «Madonna annunciata», ora al Blanton Museum di Austin (Usa), o del pannello con i santi Luca Evangelista e Alberto del Museum di El Paso (Usa).

«Ora l’obiettivo è procedere con il riordino complessivo delle serie e con la catalogazione e pubblicazione online di tutti i materiali di questa parte della fototeca che riesce ancora a trasmettere la voce e il metodo dello studioso». 

Autore non indicato, «Monaco con la croce», Madrid, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza

Autore non indicato, «Madonna con Bambino in trono e il donatore Luigi III Gesualdo»

Stefano Luppi, 22 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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