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Un momento della presentazione del volume «Storia dell’orologeria italiana»

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Un momento della presentazione del volume «Storia dell’orologeria italiana»

Dalle intuizioni di Dante Alighieri e dagli studi di Leonardo da Vinci: un volume raccoglie oltre sette secoli di storia dell’orologeria italiana

L’opera ha l’ambizione di documentare il ruolo centrale del Bel Paese nell’evoluzione dell’arte della misurazione del tempo tra innovazione, ricerca scientifica, manifattura e creatività

Gianfranco Ferroni

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Una Storia dell’orologeria italiana che parte dal Trecento e arriva alla rinascita del Made in Italy, firmata dall’esperto Ugo Pancani con la prefazione di Carlo Maria Ceppi, erede di una famiglia di antica tradizione della misurazione del tempo: il volume, pubblicato da Scripta Maneant, è stato presentato a Roma nella Biblioteca della Camera dei Deputati. L’opera ha l’ambizione di documentare il ruolo centrale dell’Italia nell’evoluzione dell’arte della misurazione del tempo. 

Dalle intuizioni di Dante Alighieri e dagli studi di Leonardo da Vinci fino all’alta orologeria contemporanea, il volume ripercorre oltre sette secoli di innovazione, ricerca scientifica, manifattura e creatività che hanno contribuito a definire l’orologeria moderna. Tante le curiosità, come quella dedicata al Duomo di Firenze, con un protagonista del Rinascimento che «si è dedicato all’Arte dell’Orologeria: Paolo di Dono, detto Paolo Uccello, (Pratovecchio, 1397-Firenze, 1475). Nel 1443, realizza il quadrante dell’orologio posizionato all’interno della Cattedrale. L’orologio del Duomo di Firenze presenta particolarità che lo rendono unico nel suo genere e fra i più belli e interessanti al mondo. La prima particolarità è il suo monumentale quadrante di 6,70 × 6,70 metri, inserito all’interno di un edificio, in questo caso di una cattedrale. L’altra caratteristica è il metodo usato per segnare le ore, uno dei pochissimi, ancora esistenti, che segna il tempo seguendo il principio della Chiesa, nell’antichità chiamato, inizialmente, “hora canonica” e in seguito “hora italica”. Il giorno si faceva iniziare al tramonto del sole e terminare con il tramonto successivo. Di conseguenza, al tramontare del sole, l’orologio doveva segnare sempre la XXIV ora, cioè la fine del giorno. Al tramonto del sole iniziava un nuovo giorno e quindi la prima ora. Il susseguirsi delle stagioni imponeva la variazione dell’ora del tramonto e quindi l’orologio doveva essere sottoposto a continui aggiustamenti». Ed è un orologio con una storia singolare: «Alla fine del ’600 viene modificato il movimento e ricoperto il quadrante dell’artista. Per tre secoli l’opera di Paolo Uccello è rimasta nascosta da un quadrante anonimo e dimenticata. Ma nel 1968, grazie all’intuizione di Umberto Baldini, direttore della Soprintendenza fiorentina in quel periodo, che, basandosi sul ritrovamento di Giovanni Poggi (1880-1961), storico e museologo fiorentino, di documenti nell’Archivio del Duomo che attestavano un pagamento per il lavoro compiuto da Paolo Uccello nel 1443 “pro suo magisterio rerum factarum pro oriuolo” e della citazione di Giorgio Vasari “Fece nel medesimo tempo e nella medesima chiesa di colorito, la sfera delle ore sopra alla porta principale dentro la chiesa con quattro teste ne’ canti colorite in fresco’, iniziò la ricerca del quadrante originale, individuato sotto il quadrante anonimo dell’orologio. Un attento e accurato restauro ha permesso di riportare all’antico splendore l’opera di Paolo Uccello». 

Illustrato con 220 immagini inedite provenienti da collezioni private, archivi storici, musei e fondazioni internazionali, il libro vanta due mappe originali dedicate ai protagonisti e ai luoghi dell’orologeria italiana. L’edizione bilingue italiano-inglese e la distribuzione internazionale ne fanno uno strumento di valorizzazione della cultura e dell’eccellenza manifatturiera italiana nel mondo. Come scrive Ceppi, «se, per motivi legati alla sua storia, la Confederazione Elvetica è considerata, non da oggi, la patria dell’orologeria di maggior prestigio, l’Italia ha da sempre rappresentato un’importante fucina di idee scientifiche, realizzazioni meccaniche ed eccellenti menti umane, che hanno fortemente contribuito alla enorme diffusione della tecnologia legata ad uno dei parametri da sempre più impalpabili ma più incisivi nella vita dell’uomo: il tempo e la sua misura. Il tempo ha regolato, regola e regolerà sempre la vita di tutti noi: i minuti, le ore, le settimane, i mesi, le stagioni, gli anni, sono le quinte sulle quali ogni persona umana recita e scandisce il suo ruolo di abitante del creato. Misurare il tempo è stata quindi una sfida che ha coinvolto molti paesi, molte culture ed ha attraversato i secoli dei secoli. L’Italia, attraverso la sua originale storia, ha generato, in quest’arte di alta tecnologia, rivoluzionarie idee, uomini di grandissima cultura quali gli astronomi, gli scrittori, gli scienziati».

Storia dell’orologeria italiana
di Ugo Pancani, 320 pp., 220 ill., Scripta Maneant, Bologna 2026, € 50

La copertina del volume

Gianfranco Ferroni, 22 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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Dalle intuizioni di Dante Alighieri e dagli studi di Leonardo da Vinci: un volume raccoglie oltre sette secoli di storia dell’orologeria italiana | Gianfranco Ferroni

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