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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliIl 9 maggio 1921, mentre sei personaggi misteriosi interrompevano le prove di una compagnia teatrale in cerca di un autore che desse voce al loro dramma, un pubblico infuriato, di fronte a un sipario aperto con nulla in mezzo, costringeva Luigi Pirandello, artefice di quella commedia spiazzante e così fuori dagli schemi, a lasciare precipitosamente il Teatro Valle. Contestazioni e fischi si alternavano in sala al grido «Manicomio!». A poco più di un secolo dalla prima assoluta di «Sei personaggi in cerca d’autore», quello stesso teatro, dopo sedici anni di chiusura e alterne vicende, riapre al pubblico e ritorna alla città. Uno dei luoghi simbolo di Roma, già da stasera si prepara ad accogliere il suo palinsesto di drammaturgia contemporanea con lo spettacolo «La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle» dedicato da Francesco Piccolo al ricordo di quel fallimento pirandelliano, trasformatosi in pochi mesi, nel trionfo mondiale che avrebbe reinventato il teatro contemporaneo.
Il teatro moderno più antico di Roma, inaugurato il 7 gennaio del 1727, e che ha visto avvicendarsi sul suo palcoscenico, inizialmente in legno, diverse prime assolute, come «La Cenerentola» di Rossini, oltre a diverse esibizioni di Eleonora Duse che proprio dietro le quinte avrebbe avuto il suo primo incontro con Gabriele D'Annunzio, alza il sipario al termine di un lungo e complesso restauro avviato a marzo 2023. Gli interventi sono stati curati dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzati in collaborazione con il Ministero della Cultura.
Come ha ribadito il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi alla presenza del sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e dei vertici della Fondazione Teatro di Roma, «l’investimento complessivo ammonta a oltre 11 milioni di euro». «Oggi, ha ribadito il primo cittadino, è un giorno storico, di festa per tutti. Dopo sedici anni il Teatro Valle torna a Roma e ai romani. La sua storia stratificata arriva fino a oggi. I bookmaker ci davano perdenti, abbiamo scommesso uno contro mille, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Oggi ci vedete su di giri perché ancora non ci crediamo. Si è trattato di un intervento complesso, perché questo è un teatro fragile, e sono stati effettuati nel frattempo una serie di ritrovamenti. Ha visto al lavoro 80 maestranze, decine di specialisti, tra ingegneri e architetti e tecnici, oltre a restauratori e storici dell'arte. Sono state impiegate 60 tonnellate di ferro, legno di larice per palcoscenico. I lavori hanno interessato l’intero complesso monumentale con un articolato programma di restauro conservativo, adeguamento strutturale e ammodernamento impiantistico, finalizzato a garantire la piena sicurezza, l’accessibilità e la funzionalità del teatro nel rispetto della sua identità storica».
L’ampio processo di recupero e ammodernamento ha riguardato in primo luogo la sala, i palchi, gli scaloni e le parti monumentali progettate da Giuseppe Valadier. È stato demolito l’assito della parte più profonda del palcoscenico e si è provveduto a completare lo scavo degli ambienti interrati, in particolare nel sottopalco, nel sottoretropalco e nel cavedio nord, destinati a ospitare i locali tecnici e ambienti adibiti a deposito. Particolarmente rilevante è stato il restauro degli apparati decorativi, condotto sulla base di approfondite indagini storiche e stratigrafiche svolte dalla Sovrintendenza Capitolina insieme alla Soprintendenza statale e ai restauratori incaricati.
I lavori hanno consentito di recuperare le decorazioni storiche dei palchi, la tela del soffitto e l’arco del boccascena, riportando alla luce elementi di grande valore artistico nascosti da interventi successivi. La tela del soffitto dipinta da Silvio Galimberti nel 1936 è stata completamente restaurata eseguendo la pulitura per la rimozione degli strati di sporco, il consolidamento e il ritocco delle parti di colore più deteriorato. Sono state ripulite inoltre le lampade di Boemia, sempre del 1936, che fanno parte dell’impianto di illuminazione, mentre l’impianto elettrico che le alimenta è stato adeguato all’utilizzo di moderne lampade Led. La zoccolatura, originariamente in finto marmo cipollino era stata ridipinta nel corso dei secoli a grossi riquadri in finto marmo verde e rosso alternati. L'attuale restauro ha scelto di conservare quella a riquadri dell’ultimo restauro degli anni Settanta e, dove i pannelli erano meglio conservati, sono stati lasciati due palchi a finto alabastro rosato, risalenti probabilmente a una fase di poco successiva a quella originale.
Nel corso del cantiere sono emerse scoperte significative, come una decorazione ottocentesca nascosta sotto ridipinture novecentesche. Nell’arco del boccascena è infatti riemersa una pregevole «Danza delle ore», composta da putti monocromi su fondo in oro zecchino, riconducibile agli interventi ottocenteschi documentati negli elaborati storici legati a Valadier. Accanto al recupero delle testimonianze più antiche, durante il restauro si è scelto di conservare anche una traccia della storia più recente del teatro, come i messaggi e gli slogan contro le discriminazioni realizzati lungo le scalinate durante l’occupazione del 2011 (conclusasi nel 2014) da parte di attori e lavoratori dello spettacolo, poi costituitisi nell’Associazione Fondazione Teatro Valle Bene Comune, a testimonianza dell’esperienza e dei valori che vi furono espressi. Una scelta che, come ha spiegato il sindaco Gualtieri «testimonia un’altra fase di vita del Teatro. Non siamo mai per la cancel culture e questa è una traccia di una stagione significativa. L’occupazione pacifica da parte di alcuni attivisti dal 2011 al 2014 scrisse una pagina vitale di amore per il teatro e la cultura. C’erano tante persone che si batterono affinché il teatro non chiudesse. Ci sembrava bello ricordarle in modo discreto».
Entro Natale saranno completati anche i camerini, mentre entro l’estate sarà realizzato un foyer a fianco del teatro. Ma nel nuovo Teatro Valle c’è anche spazio per l’antico. «Compiendo lo scavo al di sotto del retropalco e del palcoscenico, ha detto Claudio Parisi Presicce al Giornale dell’Arte, sono state rinvenute testimonianze di epoca romana e medievale. Si tratta di resti cha abbiamo conservato e che verranno esposti quando sarà possibile individuare la sede più corretta. Sono resti decorativi architettonici e frammenti in marmo di una decorazione, evidentemente di un edificio che nell’antichità si trovava in questo luogo, e delle sue riutilizzazioni come pavimento in epoca medievale».
Il risultato del restauro è il frutto di un lavoro collettivo. «Recuperare questo edificio, ha detto Parisi Presicce, significava recuperare il più antico teatro moderno di Roma. Disposta la necessità di trasformarlo dal legno in muratura, Giuseppe Valadier si sbizzarrì con le grottesche. Ma a un certo punto fu estromesso. Il progetto fu allora affidato a Gaspare Salvi che, nel 1818 riuscì a portarlo a termine. Durante i lavori abbiamo ritrovato elementi del progetto di Valadier poi nascosti da interventi di metà Ottocento e del 1936 che avevano mascherato elementi decorativi. Il teatro, come lo vedete adesso, recupera l’aspetto novecentesco, stratificazione di epoche diverse, e si mostra come doveva presentarsi nel 1936, mentre abbiamo cercato di recuperare interventi della fase 1816. Si tratta di un immenso patrimonio di stratificazioni».
Al recupero artistico si è affiancata una fase di ammodernamento, caratterizzata dalla realizzazione di numerose nuove opere strutturali, tra cui una struttura alleggerita sopra la volta del retropalco, nuove fondazioni per il montacarichi dal palcoscenico al sottopalco, per l’ascensore e per il corpo scale ubicati nel sotto-retropalco, oltre a tutte le strutture relative al cavedio nord. Anche il pubblico beneficerà del complessivo rinnovamento del teatro, grazie a una sala completamente ridipinta e a nuovi arredi, poltrone della platea e sedie dei palchetti.
Sono stati realizzati percorsi accessibili, ascensori e spazi di servizio in sicurezza, rinnovati gli impianti tecnologici e adeguati i sistemi di prevenzione incendi con l’adozione della nuova tecnologia water-mist (il Valle è l'unico teatro italiano a dotarsi di questo strumento) un sistema antincendio all’avanguardia che, oltre a consentire un’ottimizzazione degli impianti necessari, richiede una ridotta quantità di acqua, risultando particolarmente idoneo per luoghi di carattere monumentale. Un ultimo significativo intervento è consistito nella realizzazione dei nuovi impianti scenotecnici per il controllo e la gestione delle luci, dell’audio e dei segnali video a servizio della scena, completi delle centrali e dei terminali nella torre scenica e ai vari livelli dei palchi.
Come annunciato da Luca De Fusco, direttore artistico del Teatro di Roma, il palinsesto del Teatro Valle accoglierà la drammaturgia con particolare attenzione alla rappresentazione dei testi scritti dal dopoguerra a oggi. «Dopo lo spettacolo inaugurale di Francesco Piccolo avremo "Memoria di ragazza", tratto dal libro Mémoire de fille di Annie Ernaux, regia e adattamento Silvia Costa, o ancora “Stato contro Nolan, un posto tranquillo” di Stefano Massini e Alessandro Gassmann, quindi “La governante” di Vitaliano Brancati, con la regia di Valerio Santoro, solo per citare alcuni spettacoli della stagione».
Samantha De Martin
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