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Lo studio di Kamrooz Aram all’American Academy in Rome, 2024

Foto Emily B. Frank. Courtesy di American Academy in Rome

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Lo studio di Kamrooz Aram all’American Academy in Rome, 2024

Foto Emily B. Frank. Courtesy di American Academy in Rome

La pittura come strumento per fermare il tempo: Giorgio Griffa e Kamrooz Aram insieme a Roma

Fulcro di questo dialogo tra i due artisti all’American Academy in Rome è il comune interesse per la tradizione culturale, l’indagine dei limiti del canone occidentale, e l’esplorazione della pittura come strumento di misura del tempo, in grado di trattenerne la fugacità

Samantha De Martin

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Negli spazi dell’American Academy in Rome Giorgio Griffa e Kamrooz Aram dialogano sul rapporto tra l’astrazione e lo scorrere del tempo. Dal 23 ottobre al 28 novembre i due artisti, diversi per generazione e provenienza, saranno al centro della mostra «Giorgio Griffa / Kamrooz Aram: Paintings», a cura di Ilaria Puri Purini. 

Torinese, classe 1936, Griffa dipinge fin da bambino. Alla fine degli anni Sessanta intraprende il suo personale percorso di pittura attraverso segni e linee che «potrebbero appartenere alla mano di tutti», colori che attingono dalle memorie di Mediterraneo e dall’affresco italiano per adagiarsi su tele libere, non preparate, dipinte a terra o su carta. I suoi oltre cinquant’anni di lavoro coerente, caratterizzati dalla riflessione sulla pittura come strumento di conoscenza, hanno portato i suoi lavori in giro per il mondo, in mostre e collezioni nei musei d’arte contemporanea, dalla Tate Modern al Centre Pompidou. 

Nato nel 1978, Kamrooz Aram è invece un artista iraniano la cui pratica affronta la complessa relazione tra arte tradizionale non occidentale e modernismo occidentale facendo ricorso a diverse forme, dalla pittura al collage, dal disegno all’installazione, scoprendo il potenziale della creazione di immagini come strumento per una certa rinegoziazione della storia. La conversazione tra i due pittori, che trova adesso ospitalità nella mostra romana, nasce durante un incontro a Torino nel 2024, quando Aram si trova in Italia come borsista all’Accademia Americana, grazie alla Carla Fendi Foundation Fellowship in Visual Arts. 

La mostra dell’American Academy è strettamente connessa alla prima personale di Griffa negli Stati Uniti, «Giorgio Griffa: Paths in the Forest», conclusasi lo scorso 12 ottobre al Clark Art Institute supportata dal programma Italian Council in occasione dei novant’anni dell’artista. Fulcro di questo dialogo tra i due artisti è il comune interesse per la tradizione culturale, l’indagine dei limiti del canone occidentale, e l’esplorazione della pittura come strumento di misura del tempo, in grado di trattenerne la fugacità. L’ornamento, la presenza e la perdita, il margine e l’intimità, la decorazione sono aspetti che tracciano questo confronto, mentre l’astrazione diventa per entrambi un terreno d’incontro, superando e scardinando la dicotomia tra l’appartenenza al modernismo di Griffa e la «risposta non occidentale» elaborata da Aram.

Il percorso artistico di Griffa, che si sviluppa per oltre sessant’anni nel solco della storia dell’arte italiana del dopoguerra, abbraccia tele astratte, lasciate talvolta senza telaio e senza cornice, caratterizzate da gesti elementari, segni semplici e ampi campi cromatici. Interessato alle categorie che separano l’arte occidentale da quella non occidentale, nel suo lavoro Aram ingloba invece motivi, come l’arabesco, tratti dalle tradizioni artistiche islamiche, interrogandosi allo stesso tempo sul modo in cui questi stessi motivi siano stati subordinati all’interno del canone della storia dell’arte occidentale. Il processo rimane così centrale nel suo lavoro: ogni composizione nasce da una griglia, poi rimossa, lasciando che il dipinto finale conservi la storia della propria realizzazione. «Nei miei dipinti, spiega Kamrooz Aram, ci sono vuoti e spazi aperti in cui si può intravedere la storia della pittura, ma tutto appare su un’unica superficie, quindi non è chiaro cosa sia successo, c’è una sorta di appiattimento del tempo», mentre per Giorgio Griffa «Una delle cose più importanti per un pittore è riuscire a rispettare l’intelligenza della materia e non imporre la propria volontà su di essa».

Samantha De Martin, 15 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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