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Vista della moschea di Hamza Bey nel 2019, in fase di ristrutturazione, insieme ai lavori per la metropolitana di Salonicco

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, C messier

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Vista della moschea di Hamza Bey nel 2019, in fase di ristrutturazione, insieme ai lavori per la metropolitana di Salonicco

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, C messier

Da luogo di culto a centro culturale: una nuova vita per la Moschea Hamza Bey di Salonicco

Chiusa da quarant’anni, acquisita dallo Stato nel 2006 e da allora oggetto di restauro, è stata restituita alla città l’11 ottobre, segnando un momento storico per la museologia e la tutela del patrimonio nel Mediterraneo orientale

Alessia De Michelis

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La storica Moschea Hamza Bey di Salonicco, nota localmente come Alkazar, ha riaperto ufficialmente i battenti domenica 11 ottobre dopo circa quarant’anni di inattività. L’edificio si ripresenta al pubblico non solo come monumento architettonico finalmente restituito alla città, ma come nuovo centro culturale destinato alle arti visive, segnando un momento storico per la museologia e la tutela del patrimonio nel Mediterraneo orientale.

Edificato originariamente nel 1467-68 su commissione di Hafsa, figlia dell’ammiraglio ottomano Hamza Bey, il complesso rappresenta il più antico luogo di culto islamico superstite a Salonicco. Dal punto di vista storico-artistico, il monumento è un esempio mirabile di architettura di transizione: ampliato nel XVI secolo con l’aggiunta di un elegante porticato e di un cortile quadrilatero asimmetrico, ha subìto nei secoli drastiche rifunzionalizzazioni che ne hanno alterato la percezione originale. Tra queste, la celebre quanto discussa conversione novecentesca in cinema-teatro e galleria commerciale, che aveva profondamente frammentato la leggibilità degli spazi interni. Nel 2006 il Ministero della Cultura greco decise di acquisirne la proprietà con lo scopo di salvaguardarlo e valorizzarlo.

Dopo essere rimasta nascosta per decenni dietro fitte impalcature, la struttura ha beneficiato di un imponente cantiere di restauro e consolidamento filologico, finanziato dal Fondo europeo per la ripresa e la resilienza per un valore di circa 11 milioni di euro. L’intervento ha permesso il recupero delle superfici decorate superstiti, il consolidamento delle strutture murarie e la riorganizzazione degli spazi per la fruizione pubblica contemporanea.

La nuova vita dell’Alkazar è frutto di una sinergia istituzionale d’eccellenza: la gestione scientifica e curatoriale è affidata congiuntamente all’Eforato delle Antichità di Salonicco e al MOMus (Organizzazione Metropolitana dei Musei di Arti Visive). Questa collaborazione garantisce una programmazione di respiro contemporaneo innestata su una solida base di tutela archeologica. Ad inaugurare la nuova vita del monumento è la mostra «Salonicco: L’impronta della transizione (1960-1980)» del fotografo americano Pete Marifoglou, un’indagine visiva sulle repentine mutazioni urbane della città che dialoga in modo suggestivo con la rinascita architettonica di questo storico crocevia culturale.

Alessia De Michelis, 14 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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