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Installation view dell’esibizione collettiva «Sifting the Blue», Port Tonic Art Center, Les Issambres (2026)

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Installation view dell’esibizione collettiva «Sifting the Blue», Port Tonic Art Center, Les Issambres (2026)

Da ex cantiere navale a centro di ricerca: i primi dieci anni di Port Tonic Art Center

Fondato nel golfo di Saint-Tropez da Paolo Scarani, Xavier Sautien e Michele Codoni, lo spazio celebra il decennale rimanendo fedele al suo spirito ruvido e sperimentale

Andrea Tinterri

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Dieci anni di attività segnano per Port Tonic Art Center non tanto un punto di arrivo quanto l’occasione per guardare al percorso fatto e, allo stesso tempo, continuare a immaginare nuove possibilità. Nato negli spazi di un ex cantiere navale affacciato sul Mediterraneo, il progetto ha costruito nel tempo una comunità di artisti, curatori, collezionisti e amici, mantenendo intatto il carattere sperimentale e informale che lo ha contraddistinto fin dall’inizio.

Dieci anni fa nasce Port Tonic Art Center, un ex cantiere navale nel golfo di Saint-Tropez trasformato in luogo espositivo. Qual è la sua genesi?
Port Tonic è un progetto nato dalla volontà di Paolo Scarani, Xavier Sautien e Michele Codoni, negli spazi dell’ex cantiere navale Rio. L’idea era quella di mantenere quel sapore ruvido, laborioso, del luogo e metterlo a disposizione di giovani artisti emergenti per permettere loro di sviluppare e sperimentare la propria pratica artistica senza vincoli di vendita. In questi dieci anni si è evoluto il rapporto che gli artisti hanno con il luogo: alcuni hanno creato connessioni che hanno permesso loro di viaggiare tra il Sud America e l’Asia, altri si sono affezionati e hanno fatto della sperimentazione a Port Tonic una parte della loro pratica, con ritorni anche annuali e cicli di lavori realizzati ad hoc per il posto. Cerchiamo di non darci una direzione precisa, di fare una deriva statica, ancorati come siamo al bordo del Mediterraneo, ma dopo dieci anni, se facciamo una rapida sintesi, credo che la parola che definisca meglio Port Tonic Art Center sia: comunità.

Ogni anno gli artisti selezionati sono coinvolti in una residenza, forse l’attività che più di altre attiva lo spazio e lo rende un luogo di ricerca e sperimentazione. Ci puoi raccontare come si svolgono e cosa viene chiesto agli artisti?
Le residenze si svolgono in un periodo che solitamente va da maggio a settembre, quando il clima permette di godere al meglio dello spazio. Agli artisti non sono imposti vincoli particolari, se non quello di lasciarsi influenzare dal paesaggio e dall’atmosfera del luogo. Molti artisti hanno usato il periodo di residenza per sperimentare nuovi approcci; a volte è il confronto stesso tra gli artisti che li spinge a testare direzioni inedite e impreviste.

Come vengono selezionati gli artisti? In questi dieci anni c’è stata una forte presenza di artisti italiani: Stefano Serretta, Federico Tosi, Ettore Favini, Giorgio Bartocci, Giuseppe De Mattia, solo per citarne alcuni.
Siamo guidati prevalentemente dal nostro sguardo, che è influenzato dai numerosi viaggi che facciamo in Sud America e in Asia. Tendiamo poi a fidarci del consiglio di amici artisti e collezionisti, siamo molto aperti ai suggerimenti, anche se la decisione finale viene sempre presa da noi in dialogo con Lilia Di Bella, che ci aiuta nella costruzione del programma e supervisiona generalmente curatela e display degli allestimenti, anche se non sono mancati curatori in residenza che hanno collaborato con gli artisti. Con l’Italia abbiamo un rapporto privilegiato, sia perché Paolo è di origine italiana, sia perché l’Italia è effettivamente vicina per gli artisti che vogliono raggiungere la residenza. Non sono mancati artisti provenienti da altri scenari - due anni fa, per esempio, abbiamo realizzato una mostra di artisti ucraini - ma in generale non facciamo grande attenzione alla geografia, quanto piuttosto alla persona e alla pratica. Dovendo vivere tutti a stretto contatto per diverse settimane, quando non mesi, è importantissimo il dato umano: non c’è spazio per divismi o protagonismi vari, si vive comunitariamente; chi non ha rispettato questa regola di vita basilare si è allontanato velocemente dagli orizzonti del centro.

Installation view dell’esibizione collettiva «10 Ans Déjà», Galerie Sabine Bayasli, Parigi (2025)

Port Tonic Art Center, Les Issambres, France

Ci sono stati artisti che hanno lavorato a installazioni permanenti?
Sì, il secondo anno Alexis Minkiewic ha realizzato una grande scultura di gesso bianco, un gorilla con un bambino sopra la schiena, che è diventata nel tempo uno dei simboli della residenza. Troppo grande per poter essere spostata, l’opera incarna anche lo spirito del posto: uno spazio di possibilità che porta gli artisti a spingersi verso tecniche e formati non sempre realizzabili in studio. L’anno successivo Stefano Serretta ha firmato un’installazione permanente in forma di scrittura murale che attraversa tutta la lunga diga di 40 metri, proprio di fronte alla residenza, uno statement in vernice argentata che mette l’architettura in dialogo con il sole, in un gioco di riflessi e sparizioni. Nel 2021, anno del Covid, abbiamo poi avuto ospite Giorgio Bartocci, che ha realizzato un’opera di street art sulle facciate del centro, utilizzando forme e colori direttamente in dialogo con l’ambiente circostante.

Come si innesta il progetto nel territorio del sud della Francia e come viene percepito dalla popolazione autoctona?
Uno dei nostri obiettivi è portare un punto di vista diverso in Costa Azzurra. Avendo vissuto per tanti anni in questi luoghi conosciamo anche lo spirito del posto, quello che può spiazzare, ma in maniera positiva, quello che manca e quello che incuriosisce. Fino ad ora, la comunità locale ci ha accolto e supportato con calore e affetto; i nostri opening assomigliano più a delle grandi feste intorno alle quali si radunano artisti, collezionisti, amici e curiosi attirati dalla comunicazione.

Sono da poco passati dieci anni di residenza. Come avete celebrato questo traguardo e come sta proseguendo il progetto?
Nel novembre 2025 abbiamo realizzato 10 Ans Déjà, una mostra collettiva coordinata da Lilia Di Bella e ospitata dalla galleria Sabine Beyasli a Parigi, città dove abitiamo. L’idea era quella di portare nel Marais lo spirito della residenza e della Costa Azzurra, restituendo quel senso di cantiere e laboratorio permanente che caratterizza Port Tonic. Il display non seguiva un particolare rigore formale, ma cercava piuttosto di attivare connessioni, suggerendo affinità di sguardo tra pratiche anche molto diverse tra loro.

Il decennale, però, non ha rappresentato una chiusura. Siamo ormai entrati nell’undicesimo anno di attività e abbiamo da poco concluso Sifting The Blue, la mostra di restituzione della più recente residenza, che ha coinvolto Gabriele Carrera, Oscar Formacio e Jon Cuyson, che ha rappresentato le Filippine all’ultima Biennale d’Arte di Venezia. È un modo per continuare a intendere Port Tonic come un luogo in divenire, dove ogni nuova residenza aggiunge un ulteriore livello alla storia dello spazio e alle relazioni costruite nel tempo.

Andrea Tinterri, 14 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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