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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliDal 2011 il collettivo Fetart sostiene la giovane fotografia europea con il festival Circulation(s), piattaforma dedicata alle urgenze del contemporaneo. Per il 2026 la direzione artistica, interamente al femminile, si rinnova parzialmente con l’ingresso di Caroline Benichou, Ioana Mello e Lucille Vivier-Calicat, accanto a Carine Dolek, Laetitia Guillemin, Marie Guillemin ed Emmanuelle Halkin: sette sguardi che riaffermano una visione plurale e condivisa.
Giunto alla 16ma edizione, la 13ma ospitata dal Centquatre-Paris, il festival riunisce, dal 21 marzo al 17 maggio, 26 artisti di 15 nazionalità (Davide Degano, Joanna Szproch, Konstantin Zhukov, Manon Tagand, Marcel Top, Marco Zenella, Marine Billet, Mashid Mohadjerin, Matevž Čebasek, Maximiliano Tineo, Natalia Majchrzak, Nathalie Bissing, Nina Pacherova, Olia Koval, Rafael Roncato, Ricardo Tokugawa, Sadie Cook & Jo Pawlowska, T2i & NouN, Tanguy Muller, Ellen Blair, Clodagh O’Leary, Dónal Talbot e Ruby Wallis), confermandosi osservatorio privilegiato sulle traiettorie emergenti. Accanto alla scena europea, un focus speciale è dedicato all’Irlanda, la cui condizione insulare e duale diventa lente attraverso cui leggere identità frammentate e in costante ridefinizione.
La trasversalità tra fotografia e altre pratiche è uno dei tratti distintivi di questa edizione: le opere sconfinano dal supporto tradizionale, occupano lo spazio, ibridano linguaggi. I confini tecnici si dissolvono a favore di narrazioni visive aperte, capaci di intrecciare memoria familiare, collettiva e nazionale con processi di archiviazione e riflessioni sulla trasmissione.
In un contesto globale segnato da instabilità e perdita di controllo, molti artisti scelgono la teatralità come dispositivo critico: microcosmi, finzioni e messe in scena della realtà trasformano l’immaginazione in spazio di resistenza. Dietro palette vivaci e forme ludiche si annidano tensioni politiche e istanze radicali.
Non manca una forte attenzione ecologica: rituali, gesti minimi e pratiche ripetitive diventano strumenti per riallacciare il rapporto con il vivente e immaginare nuovi modi di abitare il mondo. Attorno alle mostre, un programma di incontri, letture, revisioni portfolio e masterclass rafforza la vocazione partecipativa del festival, che fa dello scambio e della cura dell’altro il proprio principio fondativo.
Alessia De Michelis
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