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Da Roma a New York. 15 mostre da vedere nell’autunno 2026

Dall’eccezionale ritorno dell’Arazzo di Bayeux in Inghilterra alla prima riunione dei ritratti di Jan van Eyck, dalla grande monografica di Pontormo alle riletture di Cattelan, Kounellis, Marisa Merz e Willem de Kooning. Tra Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Berlino, Amsterdam, New York e le principali città italiane, abbiamo scelto quindici mostre capaci di attraversare epoche e linguaggi e di restituire alcune delle questioni decisive della stagione.

L’autunno 2026 presenta una densità espositiva quasi analoga a quella del calendario fieristico. Londra concentra alcuni degli appuntamenti più attesi dell’anno, Parigi continua a rafforzare la propria centralità internazionale, mentre Italia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Svizzera e Stati Uniti costruiscono un programma che attraversa quasi mille anni di storia dell’arte. La selezione che segue privilegia mostre capaci di produrre nuova conoscenza: ricongiungimenti difficilmente ripetibili, retrospettive attese da decenni, riletture storiografiche e progetti nei quali antico e contemporaneo diventano strumenti per interrogare questioni del presente.

1. L’Arazzo di Bayeux. British Museum, Londra, 10 settembre 2026-11 luglio 2027
È probabilmente l’evento storico-artistico più eccezionale della stagione. Per la prima volta da quasi mille anni l’Arazzo di Bayeux torna in Inghilterra grazie a un accordo di prestito con la Francia. Lungo circa settanta metri, il ricamo dell’XI secolo racconta la conquista normanna culminata nella battaglia di Hastings del 1066, ma costituisce anche un documento straordinario sulla cultura materiale medievale: navi, armamenti, abiti, cibo, cerimoniali e forme del potere. La fragilità dell’opera ha imposto un allestimento specificamente studiato: al British Museum sarà presentata orizzontalmente dentro una lunga teca. Un trasferimento destinato inevitabilmente a riaprire anche il dibattito sui limiti conservativi dei grandi prestiti internazionali.

2. Maurizio Cattelan. «NIGHT». Neue Nationalgalerie, Berlino, 10 settembre 2026-7 marzo 2027
La prima grande personale tedesca di Maurizio Cattelan arriva vent’anni dopo il suo coinvolgimento nella quarta Biennale di Berlino e porta dentro l’architettura di Mies van der Rohe alcune delle immagini più perturbanti della sua produzione. Him, Novecento, La Rivoluzione Siamo Noi e l’opera ispirata al Tamburo di latta di Günter Grass dialogano con nuove commissioni. Il rapporto fra identità, violenza, memoria europea e storia tedesca costituisce il sottofondo di un progetto che interviene anche radicalmente sulla percezione dello spazio museale.

3. «Jannis Kounellis: Io sono un pittore». Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano, 20 settembre 2026-17 gennaio 2027
La frase con cui Kounellis continuò per tutta la vita a definirsi diventa la chiave di una mostra che prova a liberarlo dalla classificazione, ormai insufficiente, di maestro dell’Arte Povera. Oltre 35 opere dalla fine degli anni Cinquanta al 2014 mostrano come ferro, carbone, juta, fuoco, lana, fumo e spazio possano diventare strumenti pittorici. La questione è precisamente questa: che cosa resta della pittura quando scompaiono tela e pennello? Tra i nuclei più significativi, l’Omaggio a Van Gogh del 1991 e una rarissima Rosa nera del 1966.

4. «Broken. Il potere del frammento». Palazzo Strozzi, Firenze, 25 settembre 2026-24 gennaio 2027
Più di ottanta opere, dall’Egitto antico a Michelangelo, Canova, Rodin, Louise Bourgeois, Robert Gober, Huma Bhabha e Danh Vo, per affrontare il frammento come categoria estetica e politica. Guerre, iconoclastie, catastrofi, vandalismi e scelte artistiche deliberatamente trasformano la perdita in una nuova condizione dell’opera. È un tema antichissimo che appare straordinariamente contemporaneo in un momento segnato dalla distruzione del patrimonio nelle zone di conflitto. Palazzo Strozzi lo affronta evitando una semplice cronologia e mettendo in tensione permanenza, trauma e ricostruzione.

5. «Renoir and Love». National Gallery, Londra, 3 ottobre 2026-31 gennaio 2027
Circa 45 dipinti per rileggere Renoir attraverso amore, amicizia, seduzione e socialità nella Parigi della seconda metà dell’Ottocento. Il periodo selezionato, dalla metà degli anni Sessanta alla metà degli Ottanta, coincide con la costruzione del suo linguaggio impressionista e con l’emergere di una nuova rappresentazione della vita moderna. Il prestito decisivo è il Bal du moulin de la Galette del Musée d’Orsay, presentato per la prima volta nel Regno Unito. Dietro l’apparente piacevolezza delle immagini emerge una questione più complessa: come l’Impressionismo abbia trasformato la vita sociale contemporanea in uno dei grandi soggetti della pittura.

6. «Krasner e Pollock: Past Continuous». Metropolitan Museum of Art, New York, 4 ottobre 2026-31 gennaio 2027
Oltre 120 opere e più di ottanta prestatori per una mostra che tenta soprattutto di correggere uno squilibrio storico. Lee Krasner non compare come moglie di Jackson Pollock, ma come artista autonoma e interlocutrice essenziale nella costruzione dell’Espressionismo astratto. Il percorso segue parallelamente le due carriere dagli anni Trenta fino alla maturità, mostrando convergenze e divergenze, dalla rivoluzione del dripping alle continue metamorfosi linguistiche di Krasner. Il vero interesse sta nel passaggio dalla biografia alla storia dell’arte: come due ricerche condividano uno stesso ambiente senza ridursi l’una all’altra.

7. «Robert Ryman. The Real Thing». Barbican Art Gallery, Londra, 8 ottobre 2026-28 febbraio 2027
La prima grande mostra britannica dedicata a Ryman da oltre trent’anni mette alla prova uno dei luoghi comuni più persistenti del minimalismo: l’idea che i suoi siano semplicemente «quadri bianchi». Più di sessanta opere mostrano invece una ricerca ossessiva sulle differenze: supporto, consistenza, luce, pennellata, sistema di fissaggio, relazione fra superficie e parete. Poche mostre dipendono quanto questa dall’esperienza diretta. La riproduzione digitale tende ad annullare proprio quelle variazioni minime sulle quali Ryman ha costruito sessant’anni di pittura.

8. «Willem de Kooning at Work». Rijksmuseum, Amsterdam, 9 ottobre 2026-17 gennaio 2027
A cento anni dalla partenza clandestina da Rotterdam per gli Stati Uniti, De Kooning torna simbolicamente nei Paesi Bassi. Il Rijksmuseum presenta la prima retrospettiva completa dei suoi disegni organizzata nel Paese, con oltre 120 opere lungo più di 65 anni. Il disegno emerge come laboratorio autonomo, spazio della correzione e della metamorfosi continua. La scelta di esporre Woman I e Woman and Bicycle nella Galleria d’Onore, accanto alla Ronda di notte di Rembrandt, costruisce inoltre un confronto esplicito tra due differenti idee della grande pittura.

9. «Gustave Fayet. Collezionista – Artista e designer». Fondation Louis Vuitton, Parigi, 9 ottobre 2026-8 marzo 2027
Dopo Shchukin, Morozov e Courtauld, la Fondation Louis Vuitton affronta un'altra figura decisiva nella formazione del gusto moderno. Gustave Fayet raccolse oltre 740 opere, fu tra i primi collezionisti di Van Gogh, sostenne Redon e costruì una raccolta eccezionale di Gauguin. L’ambizione della mostra è notevole: 767 opere e documenti, tra cui dieci Van Gogh, 78 Gauguin e 88 Redon. Ma l’aspetto più interessante è la doppia identità di Fayet, collezionista e artista-designer. Il collezionismo viene così interpretato come una pratica creativa capace di intervenire direttamente nella costruzione della storia dell’arte.

10. «Pontormo». Scuderie del Quirinale, Roma, 9 ottobre 2026-7 febbraio 2027
Sorprendentemente, è la prima grande monografica interamente dedicata a Jacopo Pontormo. Il progetto riunisce dipinti e un importante nucleo grafico grazie a prestiti da Uffizi, Louvre, National Gallery, British Museum, Metropolitan, Getty e altre grandi collezioni. La Visitazione di Carmignano apre idealmente un percorso attraverso uno degli artisti che più radicalmente hanno trasformato gli equilibri del Rinascimento. L’interesse va oltre la filologia: colori irreali, instabilità spaziale, corpi allungati e psicologie sospese spiegano perché Pontormo continui a esercitare un’influenza tanto forte sulla sensibilità moderna, da Pasolini a Bill Viola.

11. «Light and Magic: The Birth of Art Photography». Tate Modern, Londra, 14 ottobre 2026-21 febbraio 2027
Una storia globale del pittorialismo che sposta il movimento fuori dalla tradizionale genealogia euroamericana. Più di cinquanta artisti, da Seoul a Sydney, da New York a Città del Capo, dal Brasile a Singapore, ricostruiscono il momento nel quale la fotografia cercò di legittimarsi come arte attraverso manipolazioni tecniche, effetti luministici e contaminazioni con la pittura. Il merito potenziale del progetto è soprattutto storiografico: mostrare come la costruzione della fotografia artistica sia stata fin dall’inizio un fenomeno transnazionale.

12. «Aurèlia Muñoz. Beings». MACBA, Barcellona, 5 novembre 2026-29 marzo 2027
Nel momento in cui textile art e pratiche legate alla fibra stanno conoscendo una fortissima rivalutazione internazionale, il MACBA torna su una figura che quelle possibilità le aveva esplorate con decenni d’anticipo. Oltre cinquant’anni di attività, dai collage ai ricami, dalle grandi strutture in macramé alle sculture-aquilone e alla carta fatta a mano, permettono di rileggere Aurèlia Muñoz oltre la categoria storicamente marginalizzante dell’«arte tessile». Disegni e maquette mai esposti completano una retrospettiva organizzata con il Reina Sofía nell’anno dedicato all’artista.

13. «Hans Baldung Grien». Museo del Prado, Madrid, 24 novembre 2026-7 marzo 2027
Baldung è uno degli artisti più inquieti del Rinascimento tedesco: formato nella bottega di Dürer, sviluppò presto un linguaggio autonomo, dominato dalla natura, dal corpo, dalla morte e dalla metamorfosi. Il Prado costruisce la mostra intorno a due propri capolavori, Harmony (The Three Graces?) e The Ages and Death, recentemente sottoposti a pulitura. Le nuove letture della vegetazione e delle differenze cromatiche diventano il punto di partenza per riesaminare il rapporto dell’artista con Dürer e con la rappresentazione della figura umana nel pieno Cinquecento.

14. «Global Antiquity». Fondazione Prada, Milano, 5 novembre 2026-1 marzo 2027
Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi affrontano una domanda molto contemporanea attraverso circa diciassette secoli di storia: la globalizzazione è davvero un’invenzione moderna? Più di 150 opere, dal Mediterraneo all’Asia, ricostruiscono circolazioni di merci, materiali, iconografie, religioni e tecniche tra il 700 a.C. e il 1000 d.C. Il progetto, allestito da Rem Koolhaas e AMO/OMA, propone l’antichità come sistema policentrico di connessioni. Gli oggetti diventano mappe materiali delle rotte e delle trasformazioni culturali, fino al sorprendente percorso iconografico che conduce dal Buddha ai santi cristiani Barlaam e Ioasafat.

15. «Van Eyck: The Portraits». National Gallery, Londra, 21 novembre 2026-11 aprile 2027
Questa è probabilmente la mostra irripetibile dell’autunno. Per la prima volta vengono riuniti dieci ritratti di Jan van Eyck, circa la metà di quelli autografi conosciuti, insieme all’unico disegno conservato certamente collegabile alla sua pratica. Il Ritratto dei coniugi Arnolfini sarà accostato al presunto ritratto di Giovanni Arnolfini di Berlino; il celebre Ritratto di un uomo del 1433, forse autoritratto, incontrerà quello di Margaret van Eyck. È un'occasione rarissima per osservare come Van Eyck abbia cambiato la storia del ritratto europeo: volto, epidermide, tessuto, luce e psicologia cessano di essere attributi per diventare presenza.

Redazione, 18 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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