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Da Claesz a Munch: le vendite a TEFAF Maastricht 2026 dopo i primi giorni di fiera

La fiera olandese ha registrato un aumento dei visitatori di oltre il 5% e una presenza istituzionale in crescita, con musei e fondazioni che tornano a competere con decisione sul mercato

Riccardo Deni

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Prima si vende, poi si ragiona. A TEFAF Maastricht 2026 (14-19 marzo), come in tutte le grandi fiere, funziona ancora così: la preview (12-13 marzo) non è un antipasto, ma il piatto principale. I collezionisti importanti entrano, guardano poco, decidono molto. E soprattutto comprano. Il resto della settimana serve a consolidare, confermare, raccontare. Ma i giochi, spesso, sono già fatti nelle prime ore. I numeri lo confermano. Nei primi due giorni la fiera olandese ha registrato un aumento dei visitatori di oltre il 5% e una presenza istituzionale in crescita, con musei e fondazioni che tornano a competere con decisione sul mercato. In un contesto globale incerto, la risposta è stata netta: sulle opere giuste, la domanda non manca.

Sul fronte della pittura, le vendite si sono mosse subito su livelli alti. Gallery 19C ha collocato «L’homme est en mer» di Virginie Demont-Breton al Van Gogh Museum per una cifra tra 500 mila euro e 1 milione di euro, mentre Agnews ha ceduto «Man with a Plumed Red Beret» di Willem Drost alla Leiden Collection. Colnaghi ha piazzato quattro opere tra Europa, Stati Uniti e Asia, confermando la tenuta internazionale del segmento Old Masters.

Più articolata la strategia di Bijl-Van Urk Masterpaintings, che ha venduto diversi lavori con prezzi tra 100 mila euro e 1 milione di euro, tra cui «A Banquet Still Life» di Willem Claesz. Heda e «Small Ships in Heavy Weather» di Jan Porcellis. Caylus ha invece distribuito le vendite tra istituzioni e privati, con «A view of the “Delicias Cubanas” of the count of Yumuri» di Luis Antonio Fenech a 45 mila euro e «Crucifix» di Josefa Sánchez a 65 mila euro.

Tra gli italiani, Caretto & Occhinegro hanno venduto «The Pentecost» di Jean Cousin I e «The Capture of Christ» di Pieter Coecke van Aelst intorno a 250 mila euro, mentre Antonacci Lapiccirella ha chiuso operazioni a sei zeri con opere di Gustaf Fjaestad e piazzato «Glacier» di Angelo Morbelli. Berardi Galleria d’Arte ha totalizzato dieci vendite, tra cui «Bronze Panther» di Sirio Tofanari e «Boxer Jack Johnson» di Nillo Beltrami.

Nel settore delle antichità, i numeri salgono rapidamente. Dr. Jörn Günther Rare Books ha venduto il «Liechtenstein Tacuinum Sanitatis» per circa 5 milioni di franchi svizzeri, mentre Stuart Lochhead Sculpture ha collocato il «Nero’s Vase» per circa 1,8 milioni di sterline e «Study of a Boy in Profile» di Massimo Stanzione per circa 350 mila euro. Koopman Rare Art ha venduto un gruppo di coppe del XVII secolo per circa 180 mila euro e una coppia di fiasche per circa 90 mila euro.

Nel moderno e contemporaneo, il ritmo non rallenta. GRIMM, al debutto, ha piazzato 14 opere con prezzi fino a 200 mila euro. Ludorff ha venduto «Frühling» di Max Pechstein per 690 mila euro, «7.3.85» di Gerhard Richter per 350 mila euro e «Tawny Pink with Blue and Apple Green» di Bridget Riley per 250 mila euro. Pavec ha collocato «Still Life with Oranges» di Marie Bracquemond e «Still Life with Porro» di **Juliette Roche» tra 150 mila euro e 200 mila euro, mentre Edouard Simoens ha venduto «Farbprobe» di Sigmar Polke tra 60 mila euro e 80 mila euro.

Nel design, le cifre sono più contenute ma il mercato resta attivo. Marc Heiremans ha venduto opere di Flavio Poli per 33 mila euro e Ercole Barovier per 45 mila euro, mentre Galerie Van den Bruinhorst ha collocato «Schröder Table» di Gerrit Th. Rietveld per 37 mila euro. Le opere su carta confermano una fascia di mercato dinamica. Galleri K ha venduto «The Heart» di Edvard Munch per circa 200 mila euro, mentre Lancz Gallery ha collocato «Femme à la cape noire» di Firmin Baes tra 15 mila euro e 20 mila euro. Più ampia la forbice di James Butterwick, con 27 opere vendute tra 2 mila euro e 38 mila euro.

Morale: a Maastricht si continua a comprare presto, molto e bene. Il resto viene dopo.

Riccardo Deni, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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