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Lavinia Fontana conquista TEFAF Maastricht 2026: venduto un dipinto recentemente riscoperto

Firmato e ceduto dalla galleria Colnaghi, il dipinto raffigura Isabella Ruini Angelelli, nobildonna bolognese celebre per la sua bellezza e intelligenza

Riccardo Deni

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Apre ufficialmente oggi 16 marzo (fino al 19 marzo), al pubblico, TEFAF Maastricht 2026, tra le più prestigiose fiere d'arte al mondo. Ma nei giorni precedenti, quelli di preview, non sono mancati i collezionisti e nemmeno i primi acquisti, che non si sono fatti attendere e hanno già scritto un pezzo di storia di questa edizione. Tra questi, quelli fatti registrare dalla gallerira Colnaghi, che per l'occasione propone nel suo stand, il numero 304, opere che spaziano tra la pittura italiana e spagnola del Seicento e l’arte europea dell’Ottocento, muovendosi tra lavori storici di cui il mercato fiuta subito la qualità.

È il caso di «Portrait of Isabella Ruini with a Lady-in-Waiting» di Lavinia Fontana, venduto a una collezione privata asiatica. Firmato e recentemente riscoperto, il dipinto raffigura Isabella Ruini Angelelli, nobildonna bolognese celebre per la sua bellezza e intelligenza. Fontana, tra le prime artiste professioniste della pittura europea, si formò a Bologna nella bottega del padre Prospero Fontana e divenne una delle ritrattiste più richieste dell’aristocrazia cittadina prima di trasferirsi a Roma su invito di Pope Clement VIII. Dell'opera in questione spicca il dettaglio delle perle, quasi trasparenti, la finezza dell'abito della nobildonna e il raffinato contrasto cromatico che intercorre tra l'arancione e il verde delle vesti, oltre che tra il rosso del drappeggio e il blu del mantello, che fa capolino su una sola spalla.

Lavinia Fontana (Bologna 1552–1614), Portrait of Isabella Ruini Angelelli with a Lady-in-waiting, 1592

Colnaghi ha poi annunciato altre tre vendite. Tra queste «Portrait of a Gentleman» di Tintoretto, acquistato da una collezione privata americana. Il dipinto si inserisce nella produzione ritrattistica del maestro veneziano, noto per la sua straordinaria capacità di combinare intensità psicologica e dinamismo pittorico. Un’altra vendita rilevante riguarda «Head Study of a Jew» di Julius Hübner, acquisito da una collezione americana. In questo caso il dipinto testimonia l’interesse ottocentesco per gli studi di carattere e per la rappresentazione realistica dei volti, tipica della tradizione pittorica tedesca. Completa il gruppo «Portrait of a Carmelite Monk» di Alonso Cano, entrato in una collezione privata europea. Databile intorno al 1644 e recentemente identificato dallo storico dell’arte Benito Navarrete Prieto, il dipinto appartiene al periodo valenciano dell’artista successivo alla sua partenza da Madrid. L’opera rappresenta un raro esempio dell’attività ritrattistica di Cano e contribuisce ad ampliare il corpus conosciuto dei suoi ritratti.

Oltre alle opere vendute, la presentazione di Colnaghi alla fiera include anche una significativa scultura africana, una testa reliquiaria Fang (Añgokh-Nlô-Byeri) del XIX secolo, proveniente dal Gabon, attribuita al gruppo Betsi. Queste teste facevano parte del complesso rituale byeri, utilizzato come intermediario tra i vivi e le reliquie degli antenati conservate in contenitori di corteccia. L’esemplare presentato dalla galleria si distingue per il lungo collo, la coiffure incisa e la raffinata modellazione, caratteristiche che lo collocano tra gli esempi più importanti di scultura Fang entrati nelle collezioni europee. La sua provenienza dalla collezione del mercante parigino Paul Guillaume e la partecipazione alla storica mostra African Negro Art exhibition del Museum of Modern Art ne rafforzano il valore storico. Elementi che suggeriscono come entro la fine della fiera probabilmente anche questo lavoro troverà un nuovo proprietario.

Riccardo Deni, 16 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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