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Letizia Riccio
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Il Museo di Roma Palazzo Braschi si fa (più) bello e consolida la collezione permanente, in una chiave anche al femminile. La Sala delle Muse, porta d’ingresso al percorso del secondo piano, è ora decorata da una serie di affreschi che rappresentano Apollo e le nove Muse, opere di Gerino da Pistoia (Gerino Gerini, Pistoia, 1480-1531(?), aiuto del Perugino e di Pinturicchio); mentre, al piano superiore, un dipinto di Artemisia Gentileschi, «Aurora», e un altro di Maria Luigia Raggi, «Paesaggi con rovine», arricchiscono la Sala delle Pittrici, allestita di recente con opere di sole artiste, dopo il successo della mostra «Roma Pittrice» (da ottobre 2024 a marzo 2025).
Inoltre, a gennaio 2026 terminerà l’installazione di una nuova e più efficace illuminazione e la sostituzione dei pannelli esplicativi di tutto il Museo; seguirà l’apertura di una sala per le videoconferenze. Spiega la direttrice dei Musei Civici di Roma, Ilaria Miarelli Mariani, durante l’inaugurazione del riallestimento delle due Sale: «I lavori di rinnovamento proseguiranno e tireremo fuori dai depositi altre opere preziose, rafforzando, così, il ruolo della collezione permanente, dopo tante mostre di successo. Palazzo Braschi diverrà sempre più il museo della città».
Grazie al comodato d’uso concesso da Alessandra Masu, collezionista e presidente dell’Associazione culturale Artemisia Gentileschi, la Sala delle Pittrici ha acquisito due nuovi dipinti al femminile, in continuità con uno degli obiettivi della direttrice Miarelli Mariani: dare luce alle artiste dimenticate dalla storia. Prosegue la direttrice: «La nostra è la prima sala di un museo dedicata totalmente alle pittrici. Spesso le artiste erano celate dietro le figure degli uomini di famiglia. Come testimoniano queste tele, quasi tutte rimaste per decenni nei depositi, le donne di talento ci sono sempre state, ma venivano lasciate in disparte».
Alessandra Masu racconta di come il dipinto «Aurora» (olio su tela, 1625 circa) di Artemisia Gentileschi (Roma, 1593-Napoli(?), 1654) venne scoperto dallo storico dell’arte Maurizio Marini (Roma, 1942-2011) a Firenze, a pochi metri dalla casa del committente, e classificato inizialmente come opera di Guido Reni, per quanto apparisse realizzato da una mano felice. Mentre il capriccio «Paesaggi con rovine» (seconda metà del XVIII secolo) è opera di una suora di clausura, Maria Luigia Raggi (Genova, ante 1742-1813). Il dipinto è analogo a una serie simile conservata ai Musei Capitolini, la cui origine si ricollega a una fugace presenza della pittrice a Roma, nel palazzo nobiliare, situato nei pressi dell’attuale via del Corso, dello zio Ferdinando Raggi, architetto e membro dell’Accademia di San Luca.
Al secondo piano del Museo di Roma, la Sala delle Muse accoglie i visitatori all’inizio del percorso; ed è qui che ora hanno trovato posto gli affreschi staccati, alla fine dell’Ottocento, dal Castello della Magliana, l’antica residenza papale (oggi sede dell’Ospedale dei Cavalieri di Malta) che stava andando in rovina. Dopo periodi alterni di esposizione e conservazione, gli affreschi di Apollo e tutte e nove le Muse giacevano in due diversi depositi dei musei civici. La direttrice Miarelli Mariani commenta così la scelta di esporli a Palazzo Braschi: «Apollo e le Muse erano collocati nella sala della musica della villa, dove Papa Leone X amava ricevere i suoi ospiti per serate di festa; e da questa sala di Palazzo Braschi parte il percorso che racconta il ruolo delle feste nella storia di Roma».
L’inaugurazione della Sala delle Muse e della Sala delle Pittrici è stata accompagnata da un momento di apertura al pubblico, con un incontro, alla presenza dell’assessore alle attività produttive e pari opportunità del comune di Roma Monica Lucarelli, e con un concerto per arpa e clarinetto del duo al femminile delle musiciste Elisa Bellisario e Francesca Lisanti.
Rimangono aperte, al primo piano del Museo, la mostra «Ville e giardini di Roma: una corona di delizie» (fino al 12 aprile 2026) e, alle Salette del piano terra, la biennale Bienalsur 2025 (fino al 15 dicembre).
La Sala delle Pittrici di Palazzo Braschi: il primo dipinto da sinistra è l’«Aurora» (1625 ca) di Artemisia Gentileschi
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