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Alinka Echeverría, veduta dell'allestimento, Ada, 2020 © Alinka Echeverría

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Alinka Echeverría, veduta dell'allestimento, Ada, 2020 © Alinka Echeverría

Come stiamo a fotografia in Italia

Sarebbe bello immaginare che le realtà attive utilizzino il bando «Strategia Fotografia 2020» del MiC come trampolino per progetti sempre più coinvolgenti

Riccardo Deni

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Eravamo felici senza saperlo. Potrebbe essere questo il titolo retroattivo delle 124 pagine che l’allora MiBACT (oggi Mic) dedicò al «Piano strategico di sviluppo della fotografia in Italia (2018-22)». Il piano proponeva «chiari orientamenti e un quadro di riferimento le cui linee strategiche riguardano tre ambiti: (i) Patrimonio: raccolte, archivi, collezioni; (ii) creazione contemporanea: committenze, sostegno alla produzione artistica, al potenziamento del sistema dell’offerta, alle attività di valorizzazione e ai processi di internazionalizzazione; (iii) educazione e formazione: educazione all’immagine nelle scuole».

In mezzo, il Covid-19. A pochi mesi da quella che speriamo tutti di poter chiamare la stagione delle riaperture è giusto chiedersi cosa ne è della salute dell’architettura espositiva della fotografia in Italia. Camera a Torino, viva ed energica, ha avuto talk su Facebook, Zoom e Instagram e ha appena inaugurato le mostre su Horst P. Horst e Lisette Model.

La Fondazione MAST ha rispolverato una selezione di conferenze e tavole rotonde con i grandi protagonisti della fotografia internazionale e il 14 febbraio ha visto concludersi la mostra «MAST photography grant on industry and work 2020», concorso e selezione biennale di giovani fotografi per documentare e sostenere l’attività di ricerca sull’immagine dell’industria.

L’Osservatorio Prada in Galleria a Milano è stato chiuso per tutta la durata della pandemia ed è forse sublimato nel progetto della Fondazione Prada «Sturm&Drang Studio», online dallo scorso 7 aprile. Il MuFoCo di Cinisello Balsamo ha trasferito le sue mostre in una sezione piuttosto godibile del sito web dedicato alla fruizione digitale, spicca la rassegna curata da Roberta Valtorta sul corpo come linguaggio negli anni ’60 e ’70.

Il digitale è stato anche il (fortunato) destino di musei e fondazioni come il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, la Fondazione Forma e la Fondazione Modena Arti Visive, che ha ideato un format di mostre in pillole come quella dedicata a «Where/Dove» di Willie Doherty, raccontata dal curatore Daniele De Luigi.

La domanda definitiva resta aperta per tutti: quanto e come si tornerà a fruire dal vivo? La Direzione Generale Creatività Contemporanea nel 2020 ha lanciato il bando «Strategia Fotografia 2020»: sarebbe bello immaginare che le realtà attive in fotografia lo utilizzino come trampolino per progetti sempre più coinvolgenti, nell’attesa di comprendere se proprio il sistema fotografia, medium più impattato e tra i più vicini al digitale, saprà sfruttare questa prossimità culturale
 

Riccardo Deni, 01 maggio 2021 | © Riproduzione riservata

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