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Redazione
Leggi i suoi articoliUn’azione fulminea, orchestrata nei minimi dettagli, ha colpito al cuore il patrimonio artistico siciliano mentre la città era distratta dai festeggiamenti. Intorno alle 21:50 del 15 agosto, mentre Messina si riversava nelle strade per la tradizionale e partecipatissima processione della Vara, un gruppo di ladri ha approfittato della concentrazione delle forze dell'ordine nel centro cittadino per penetrare al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare. Riuscendo a eludere gli allarmi e i sistemi di sicurezza, i criminali hanno sottratto alcuni dei capolavori più preziosi di Antonello da Messina. L'edificio è stato chiuso al pubblico per consentire le indagini e i rilievi della scientifica, mirati anche a capire se la scelta della data sia stata una precisa strategia logistica.
Il bottino è composto esclusivamente da dipinti su supporto ligneo, un elemento che conferma la natura pianificata del colpo. I ladri sono riusciti a forzare la custodia blindata per asportare un’opera di dimensioni ridotte, la celebre tavoletta bifronte raffigurante su un lato la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, e sull'altro il Cristo in Pietà. Pensata in origine per il culto privato e collocata dagli studiosi tra il 1465 e il 1474 sulla base di riscontri stilistici, la tavola apparteneva alla collezione Wilhelm Soldan fin dal 1930; la sua attribuzione al maestro risale al 2003, anno in cui la Regione Sicilia la acquisì in asta di Christie's.
Insieme a questo prezioso manufatto sono state portate via tre delle cinque tavole superstiti del celebre Polittico di San Gregorio, noto anche come Polittico del Rosario. La struttura dell'altare, commissionato all'artista dalla badessa Fabria Cirino per il monastero di Santa Maria extra moenia, si articolava in origine su sei scomparti: la sezione centrale mostrava la Vergine in trono con il Bambino e gli angeli, caratterizzata dal rosario posto sul gradino, affiancata dai Santi Gregorio e Benedetto, mentre il registro superiore accoglieva le figure dell'Angelo Annunciante e della Vergine Annunciata. Con la cimasa centrale andata perduta nel tempo, raffigurante verosimilmente il Cristo morto sorretto dagli angeli, la complessa pala d'altare aveva già subito i danni di un maldestro restauro ottocentesco e le conseguenze del devastante terremoto del 1908, quando il crollo dell'edificio e le piogge successive ne compromisero gravemente le superfici. L'opera, recuperata dopo lunghi restauri e inserita nel 2013 tra i Beni Inamovibili della Regione, rappresentava la testimonianza più rilevante del pittore rimasta nella sua città natale.
La direttrice della struttura, Marisa Mercurio, ha espresso profondo sgomento per la grave perdita che colpisce la comunità e il mondo dell'arte, sottolineando come siano state sottratte due tra le testimonianze più rappresentative dell'artista. Sulla stessa linea l'assessore comunale alla Cultura, Enzo Caruso, che ha evidenziato l'anomalia di un furto incentrato su pesanti assi di legno e ha ipotizzato un possibile legame con l'eco mediatica del recente acquisto dell'Ecce Homo di Antonello da parte dello Stato italiano per 15 milioni di euro. Un'operazione di grande rilievo economico che potrebbe aver riacceso l'interesse dei trafficanti sul grande maestro del Quattrocento, celebre per la sua capacità di fondere il rigore prospettico del Rinascimento italiano con la straordinaria minuzia della pittura fiamminga.
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