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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliA Firenze si annuncia un restauro per uno dei luoghi simbolo del capoluogo toscano: Ponte Vecchio andrà «dal dottore» in un periodo previsto tra i mesi di maggio e settembre di quest’anno. È la prima volta nella storia che la città affronta un progetto organico di restauro del ponte, iniziato a gennaio dello scorso anno, con le indagini preliminari e la messa in sicurezza delle parti più esposte.
La storia del luogo affonda le radici in tempi molto antichi: i primi a realizzare un transito a più arcate furono i Romani, attorno al 50 a. C. Si trattava di una costruzione con piloni in muratura (ne sono stati individuati alcuni pochi resti) e con la travatura in legno presso un guado poco più a nord; aveva un taglio obliquo rispetto all’Arno per assorbire più agevolmente l’impatto delle piene. Il ponte venne poi consolidato e allargato verso il 123 d.C., quando l’imperatore Adriano fece edificare la Via Cassia adrianea, che univa Roma all’Etruria.
Il ponte mantenne la sua importanza durante tutto l’Impero, tanto che esso continuò ad essere amministrato per secoli da un «pontifex», il sacerdote della religione dell’antica Roma che supervisionava la costruzione di un ponte e che poi ne regolamentava l’utilizzo, tenendo conto della sua importanza commerciale e militare. Con l’andar del tempo la struttura denunciò crescenti problemi di stabilità e continue ristrutturazioni non riuscivano ad arginare i danni arrecati dalle alluvioni e dalle invasioni dei Barbari.
Ma con il crescere dell’importanza della città, già durante l’Alto Medioevo, diverse strutture unirono le due sponde anche dove poi sarebbe stato edificato Ponte Vecchio. Tutte però ebbero breve durata, distrutte da alluvioni o incendi: un ponte a cinque arcate, del 1177, resistette all’acqua e alle fiamme prima di essere distrutto dall’esondazione del 4 novembre 1333, tra le più violente che si ricordino.
Allora l’aristocrazia cittadina finanziò un piano ambizioso, completato nel 1345. Il nuovo ponte, a tre arcate con quattro edifici lineari e merlati posti ai quattro capi, aveva uno slargo centrale: questo, con l’andar del tempo, venne arricchito di altri elementi, come piccoli magazzini lignei effimeri che a partire da metà del ‘400 diventarono botteghe alimentari e in seguito per orafi e gioiellieri.
Un punto nevralgico anche per i Medici, tanto che nel 1565 Giorgio Vasari costruì per Cosimo I il «Corridoio vasariano» che collegava il centro politico e amministrativo di Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti, la dimora privata dei Medici.
Il monumento sopravvisse nel XX secolo alle distruzioni naziste e alla tragica alluvione del ’66. Ora a prendersi cura della struttura sono state chiamate due ditte specializzate, la Piacenti Spa di Prato e la Pt Color di Firenze.
Gaspare Melchiorri
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