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Cinema Godard, Fondazione Prada Milano

Foto Francesca D’Amico

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Cinema Godard, Fondazione Prada Milano

Foto Francesca D’Amico

Che cosa vedere a marzo al Cinema Godard della Fondazione Prada

Curato da Paolo Moretti, il programma attraversa epoche e generi come un festival aperto e dinamico, capace di mettere in relazione memoria e presente, autorialità e ricerca, nella pluralità dei linguaggi del cinema contemporaneo

Alessia De Michelis

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Con l’anteprima italiana di «No Good Men», nuovo film di Shahrbanoo Sadat che ha inaugurato il Festival di Berlino 2026, si apre uno dei momenti centrali del programma di marzo del Cinema Godard alla Fondazione Prada di Milano. L’autrice, già acclamata per «Wolf and Sheep» (2016) e «The Orphanage» (2007), il 20 marzo incontra il pubblico in dialogo con Paolo Moretti e Alessandra Speciale, nel quadro della collaborazione con il Fescaaal.

Il calendario prosegue con una costellazione di anteprime: «Se solo potessi ti prenderei a calci» (2025) di Mary Bronstein, interpretato da Rose Byrne, e «Cutting Through Rocks» (2025) di Mohammadreza Eyni e Sara Khaki, candidato agli Oscar 2026 nella categoria Miglior documentario, fino a «Dao» (2026) di Alain Gomis, presentato all’ultimo Festival di Berlino e seguito da un talk con il regista il 28 marzo. Spazio anche ai nuovi sguardi, presentati anche alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno: il 27 marzo, Laura Samani presenta «Un anno di scuola» (2025), mentre il focus dedicato ad Alice Diop, in dialogo con Moretti e Maria Bonsanti il 14 marzo, include «Nous, Saint Omer» (2022) e il corto «Fragments for Venus» (2025).

La sezione «#Soggettiva» celebra i sessant’anni de «I pugni in tasca» (1965) di Marco Bellocchio, autore che ha interrogato con radicalità la storia e le istituzioni italiane, da «La Cina è vicina» (1967) a «Il traditore» (2019) fino a «Marx può aspettare» (2021). Il regista è protagonista di una masterclass il 21 marzo con Moretti e Alessandro Stellino.

Tra i percorsi tematici, «#Nocturna» propone il thriller erotico «Bone Lake» (2024) di Mercedes Bryce Morgan; «#Queerelle», in collaborazione con il Mix Festival, presenta il documentario «Such Feeling» (2024) di Alex Baczyński-Jenkins; «#Sonic» intreccia musica e immagini con il documentario su Jeff Buckley diretto da Amy J. Berg, «It’s Never Over: Jeff Buckley» (2025).

Non mancano i «#Classici», da «Fino all’ultimo respiro» (1960) di Jean-Luc Godard a «Barry Lyndon» (1975) di Stanley Kubrick, e la «#Selezione» con titoli come «Hamnet-Nel nome del figlio» (2025) di Chloé Zhao.

Curato da Paolo Moretti, il programma attraversa epoche e generi come un festival aperto e dinamico, capace di mettere in relazione memoria e presente, autorialità e ricerca, nella pluralità dei linguaggi del cinema contemporaneo.

Alessia De Michelis, 27 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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