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Amedeo Modigliani, «Nu étendu (Lolotte)», 1917 (dettaglio)

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Amedeo Modigliani, «Nu étendu (Lolotte)», 1917 (dettaglio)

C'è un nudo disteso di Amedeo Modigliani da oltre 100 milioni di dollari ad Art Basel Paris 2026

Nel primo giorno di preview della fiera, aperta al pubblico dal 23 al 25 ottobre, cattura l'occhio il dipinto presentato congiuntamente dalle gallerie Pace, Di Donna e Schrader: è probabilmente il più prezioso dell'edizione

La presenza di «Nu étendu (Lolotte)» ad Art Basel Paris 2026 si preannuncia come una delle grandi notizie dell'edizione, l'opera totalmente fuori scala con cui potremmo identificare, e in seguito ricordare, il quinto episodio della fiera a Parigi. Presentato nello stand condiviso dalle gallerie Pace, Di Donna e Schrader, il dipinto realizzato nel 1917 da Amedeo Modigliani riemerge sul mercato dopo oltre un secolo in una collezione privata. Con una valutazione indicativa che supera i 100 milioni di dollari, la tela si colloca tra i lotti di maggior valore economico presentati quest'anno al Grand Palais. Con tutta probabilità il più alto in assoluto.

Al di là del prezzo richiesto, la rilevanza storico-critica del dipinto è fuori di dubbio. Il dipinto appartiene alla celebre serie dei ventidue nudi distesi (nus étendus) eseguiti da Modigliani tra il 1916 e il 1919, la cui maggior parte delle composizioni è oggi conservata all'interno dei più importanti musei del mondo, dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York al Centre Pompidou di Parigi. Acquistato nel 1920 direttamente dal mercante e mecenate dell'artista, Léopold Zborowski, «Nu étendu (Lolotte)» è invece rimasto per generazioni nella stessa raccolta familiare. La valutazione, piuttosto alta per un'opera in fiera, trova del resto riscontro in altri dipinti simili della stessa serie che sono stati venduti in asta a cifre record, come il celebre Nu couché battuto da Christie’s nel 2015 per 170,4 milioni di dollari e «Nu couché (sur le côté gauche)» venduto da Sotheby’s nel 2018 per 157,2 milioni.

A livello lessicale e critico, vale la pena di soffermarsi sulla titolazione dell'opera. Nei cataloghi storici e nella letteratura specialistica, i termini nu couché (nudo sdraiato o coricato) e nu étendu (nudo disteso o allungato) vengono spesso usati come sinonimi intercambiabili per descrivere questo eccezionale ciclo di tele. Tuttavia, l'utilizzo specifico del termine étendu - scelto per battezzare questa particolare tela - introduce una sfumatura descrittiva più rigorosa e puntuale. 

Amedeo Modigliani, «Nu étendu (Lolotte)», 1917

Non si limita infatti a registrare la semplice posa passiva del corpo adagiato sul giaciglio, bensì pone l'accento sulla tensione longitudinale, sulla volumetria e sulla straordinaria geometria plastica con cui la figura si distende e occupa lo spazio del quadro. È una terminologia che restituisce appieno la consapevolezza formale di Modigliani, il quale piega l'anatomia a una sintesi scultorea che guarda al primitivismo e alla lezione di Cézanne, trasformando il corpo femminile in un'architettura di curve tese e bilanciate.

L'opera è inoltre legata a uno degli episodi galleristici più noti del primo Novecento. Il 3 dicembre 1917 il dipinto figurava infatti tra i lotti esposti nella prima e unica mostra personale organizzata da Modigliani in vita, alla Galerie Berthe Weill di Parigi. La presenza dei nudi allestiti nella vetrina della galleria provocò l'intervento della polizia locale, che impose la chiusura immediata dell'esposizione poche ore dopo l'inaugurazione. A suscitare l'intervento delle autorità fu il carattere esplicito delle protagoniste femminili, rappresentate senza il ricorso ai tradizionali alibi mitologici o allegorici della pittura accademica.

Nel caso di «Nu étendu (Lolotte)», la figura ritratta guarda alla modella chiamata Lolotte, di cui le cronache e i documenti dell'epoca ci restituiscono un profilo sfuggente. I dettagli biografici rimangono infatti frammentari, lasciando che la sua identità sopravviva quasi interamente attraverso i dipinti dall'artista livornese. La modella compare d'altronde anche in altre composizioni della stessa fase, come il ritratto «Lolotte» (o «Femme au chapeau») del 1916, custodito nelle collezioni del Centre Pompidou.

Amedeo Modigliani, «Nu étendu (Lolotte)», 1917 (dettaglio)

Redazione, 20 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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