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Pietro Morgari, Donna Circassa. Collezione privata

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Pietro Morgari, Donna Circassa. Collezione privata

Cartoline dal passato. Terzo viaggio tra i maestri che l’Italia ha dimenticato

Una ricognizione tra gli artisti che tra Otto e Novecento si sono affermati notevolmente all'estero ma che, cosa bizzarra, in Italia non si riconoscono nemmeno dalla firma

Matteo Gardonio

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Pietro Morgari, Giovane donna con cane. Collezioneprivata

Pietro Morgari, o Morgary

Personaggio che pare uscito da un romanzo di Oscar Wilde, Pietro Morgari è di certo il più affascinante pittore piemontese di pieno Ottocento. Proveniente da una famiglia di pittori, fece dapprima parlare di sé alla Promotrice di Torino nel 1874 presentando Almea o Odalisca, di recente emersa nel mercato antiquario: una figura orientale dai caratteri francesi di un Gerôme o di Cogniet, ricca di atmosfera e di un pittore che a 22 anni dimostrava essere già diverso dagli altri colleghi; consapevole, un po' snob e molto denso nell'abbinamento cromatico audace. Tratti distintivi, come vedremo, della sua caratura, e artistica e umana.

Ancora immerso in questa dimensione alla Guillermo del Toro – per trovare un corrispettivo moderno – presenta nel 1877 Attori girovaghi, dove i protagonisti sono soprattutto cani di diverse razze. La cosa è interessante, non tanto per l'acquisto fattone dal re Vittorio Emanuele II ma perché Morgari stesso divenne un appassionato proprietario di razze canine esclusive, come molossi, alani e levrieri.

Dopo l'esposizione di Roma del 1883, alla quale partecipò dimostrandosi già sensibile a uno stile vaporoso e scapigliato decise, per amore, di stabilirsi a Londra. Qui ebbe vita facile in termini artistici, essendo ritrattista ricercato e di indubbie capacità, ma il menage di coppia non seguì le stesse fortune. Il 29 settembre del 1885 si uccise in circostanze tragiche, tanto da suscitare immensa eco nella stampa dell'epoca; «Egli si uccise all'età di soli 30 anni, pur avendo tutti i doni della fortuna e dell'arte. Qual è la causa che nel fior degli anni e delle speranze gli pose in mano l'arma omicida?».

Lorenzo Scarabellotto, Notturno fluviale. Collezione privata

Da Trieste a Rio de Janeiro

C'è stato un grande artista tra Sette e Ottocento in ambito lombardo-veneto, Giuseppe Bernardino Bison. Egli, nel suo passaggio triestino, ebbe modo di confrontarsi con un giovane di grande talento, Lorenzo Scarabellotto, che ne prese idealmente il testimone. Scenografo, autore di numerosi capricci e affreschi negli spazi pubblici e privati triestini: da Casa Hirschel al Caffé Tommaseo, sino al Teatro Filodrammatico. Passò quindi a Roma, dove si stabilì, realizzando numerosi lavori per il Teatro Argentina. 

La sua attività è documentata da una gioiosa corrispondenza con il collega triestino Giuseppe Gatteri. Ebbe talmente successo che la sua carriera decollò in chiave internazionale; ma qui gli studi, anche recenti, si fermano tanto da scrivere in anni recenti: «Della sua successiva attività, e della sua morte, probabilmente avvenuta lontana da Trieste, non si sa nulla». E qui aggiungiamo dei tasselli per la comprensione e chiusura esistenziale del nostro. Lo scopriamo sempre dalle riviste dell'epoca: «Il pittore scenografo Lorenzo Scarabellotto, non ha guari, da questo ministro del Brasile contrattato pel teatro di Janeiro; non appena giungeva di due mesi, che attaccato di morbo, cui avea sconsigliatamente dato causa, moriva» così riporta la Gazzetta dei Teatri alla data 1852. Scopriamo, inoltre, che egli lasciò una famiglia a Roma, che venne aiutata proprio dal ministero brasiliano con 160 scudi, al fine di aiutarli dopo la scomparsa del capostipite.

Attilio Pusterla, Riflessioni dolorose. Tortona, Pinacoteca Divisionismo

Dal divisionismo al New Jersey

Un pittore che avrebbe potuto inserirsi di prepotenza tra i maggiori lombardi di fine Ottocento e primi Novecento ma che scelse, è il caso di dire, una sliding door oltre Oceano, fu Attilio Pusterla. La sua vicenda si sviluppa al pari degli altri grandi divisionisti sino al gennaio 1899; dapprima allievo dell'Accademia di Brera a Milano, quindi sulla sponda del verbano sul Lago Maggiore insieme al collega Tominetti, e poi sodale di Carcano, Longoni, Previati e Conconi con i quali si recò nel 1893 a Chicago per la World's Columbian Exposition. Le sue opere del periodo, ancor oggi ricercate sul mercato e di grande ricerca pittorica, mostrano le conquiste del pittore in chiave divisionista non dissimili dal suo amico Morbelli.

Tuttavia, l'amarezza ha su di lui ripercussioni generali e pratiche: difficoltà economiche, delusioni da parte della critica e del mercato verso la sua pittura, lo spingono a trasferirsi con la famiglia a New York. Giunto negli Stati Uniti, abbandonò gradualmente la pittura a cavalletto in favore delle grnadi imprese murali: Nel 1915 decorò la residenza del magnate Cornelius Kingsley Garrison Billings, costruita dall’architetto Guy Lowell a Locust Valley nello Stato di New York e demolita nel 1966, nel 1920 portò a termine la decorazione della Railway Committee Room del Parlamento canadese a Ottawa, nel 1926 realizzò gli affreschi della colonna eretta ad Astoria, nell’Oregon, dall’architetto Electus Litchfield, raffigurandovi la scoperta dell’Oregon e del fiume Columbia. I suoi pochi dipinti americani hanno però un fascino davvero sorprendente, portandoci in un'atmosfera che dovrà attendere Martin Scorsese. Morì a Woodcliff, nel New Jersey, il 30 aprile 1941, per un attacco di cuore.

Matteo Gardonio, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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