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Paolo Sala, Il ponte Aničkov Prospettiva Nevsky (1902)

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Paolo Sala, Il ponte Aničkov Prospettiva Nevsky (1902)

Cartoline dal passato. Secondo viaggio tra i maestri che l’Italia ha dimenticato

Una ricognizione tra gli artisti che tra Otto e Novecento si sono affermati notevolmente all'estero ma che, cosa bizzarra, in Italia non si riconoscono nemmeno dalla firma

Matteo Gardonio

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Romualdo Locatelli, Ragazzo Tunisino (1927)

Bergamo, capitale dell'esotismo

Già Romualdo Locatelli è un nome poco conosciuto, ma figuriamoci Ernesto Quarti Marchiò. La coppia terribile di bergamaschi in Africa. Quarti...le sorprendenti capacità spontanee nel disegno ne consentono l’iscrizione a soli 11 anni d’età alla Scuola d’Arte applicata “Andrea Fantoni” il cui direttore Francesco Domenighini lo indirizza alla Scuola d’Arte dell’Accademia Carrara con una presentazione lusinghiera. Alla Carrara di Bergamo, dove studia con ottimi risultati, stringe un’affettuosa amicizia con Romualdo Locatelli. Il maestro Ponziano Loverini definisce questi due ottimi allievi “Due cavalli da corsa”. Entrambi i pittori, piuttosto bellocci oltre ad essere talentuosi, nel 1927 compiono un viaggio a Gabès, in Tunisia, al quale ne seguiranno altri in diversi Stati dell’Africa. Nel 1929, la Galleria d’arte “La Permanente” presenta i lavori di Ernesto Quarti eseguiti in Africa, assieme a vedute marine di Chioggia e a soggetti agresti. Il critico Emilio d’Assuero commenta: “Sul filone della tradizione naturalistica talloniana, Quarti ha immesso un’esperienza impressionistica festosa e vivace. La sua pittura, che ha la maniera spigliata del guazzo, non manca della saporosa pennellata che descrive il particolare con bella sobrietà d’accenti …” (F. Rea, Ernesto Quarti Marchiò 1907-1982, Bergamo, 1990). Da lì, l'amico Locatelli si sposterà a Bali, dove giungerà sull'isola nel 1939 e dove farà la conoscenza di un altro pittore italo-egiziano, Emilio Ambron. Fa specie, sul mercato, osservare i risultati straordinari di Romualdo – record price nel 2015 con la Ragazza balinese aggiudicata a 688,8 mila euro – e la carrellata di invenduti del collega Ambron; a dimostrazione che nemmeno la posterità e l'esoticità garantiscono un successo di mercato. Quarti è diverso; è il pittore che sta emergendo, e sul mercato e agli studi. Dopo la Guerra, decide di rientrare stabilmente a Bergamo mentre l'amico Romualdo morirà in circostanze mai ben chiarite il 23 febbraio 1943 nelle Filippine. Quarti muore a Bergamo nel 1982 e con lui quella stagione tra orientalismo e colonialismo; se dalle case dei bergamaschi inizieranno ad uscire i suoi dipinti, come a me è capitato fortunosamente di poter assistere nel recente passato, ne vedremo delle belle.

Carlo Zanon, Paesaggio Cinese (1928)

Da Segantini alla Cina

Carlo Zanon nasce a Schio nel 1889. La sua è una parabola sorprendente, specie per noi che dobbiamo iniziare ancora a conoscerlo, e da un punto di vista critico e da un punto di vista espositivo. Come uomo e pittore proviamo a farlo qui, visto che ChatGPT ci dice "probabilmente attivo tra Veneto e Lombardia nei primi del Novecento". Giovanissimo giunge a Milano entrando nella cerchia di Alberto Grubicy accostandosi a Segantini e Previati. Le capacità emergono immediatamente nitide e, colto da un desiderio di ricalcare le orme di Van Gogh e Gauguin, giunge dapprima a Auvers sur Oise, quindi in Bretagna e poi a Parigi (1918-19) dove dipinge animali, uccelli e fiori al Jardin des plantes. A partire dal 15 gennaio 1931 si trasferì in Cina - esattamente compiendo il primo approdo a Shangai - con la moglie, forse grazie ai consigli dei pittori come Chang Yu, cinesi a Parigi, dove ebbe un successo enorme. Qui divenne sodale di molti artisti e influenzò notevolmente l'arte dei pittori suoi contemporanei, in particolare Xu Beihong, forse il più importante pittore realista cinese del Novecento. Lo stile di Zanon, specie degli esordi, è fortemente in linea con i raggiungimenti divisionisti portandolo a competere senza timori con i più acclamati pittori dell'epoca ma, fatto ancora più esaltante, è la sua metamorfosi cinese, dove una volta arrivato in estremo oriente, porta a una bidimensionalità totale le sue vedute paesistiche. Capito che forse la sua stagione è chiusa, decide di tornare in Europa, diventando un art dealer di oggetti orientali e morendo a Montecarlo nel 1972.

Elia Sala, Decorazioni per la Casa delle Chimere, Kiev (1903)

In Russia, a scolpire Chimere e acquerellare la neve

Paolo ed Emilio Sala sono stati fratelli. Milanesi, uno pittore e forse il più grande acquerellista tra Otto e Novecento italiano (fondatore tra l'altro della Società degli Acquerellisti Lombardi nel 1911), l'altro uno scultore dalla visionarietà divertita. Paolo, un autentico fotoreporter antelitteram, viaggiò ovunque: Argentina, Francia, Inghilterra ma, soprattutto Russia. "In Russia dove lo guidò nell’infaticabile corsa, la sua curiosità d’artista, dopo alcuni clamorosi successi nelle esposizioni, si provò anche alla pittura murale eseguendo alcune colossali e smaglianti composizioni nel Palazzo d’inverno dello Czar, che gli valsero la cattedra di alta decorazione all’Accademia di Mosca. Alla cattedra rinunziò dopo un paio di anni, quando, per renderla definitiva, gli venne chiesto di rinunciare - secondo i regolamenti - alla cittadinanza italiana : ed a questo atto di fierezza nazionale ne aggiunse un altro più meritorio ancora, organizzando a Mosca alcune esposizioni di opere d’artisti italiani, andate a ruba fra i ricchi collezionisti dell’immenso impero moscovita" (Mostra del compianto pittore Paolo Sala, Milano, 1931). Le opere che potete trovare su quel tema, prendetele perché sono straordinarie e ancora a prezzi ridicoli. Il fratello Emilio, detto anche Elia o Salya, lega il suo nome a Kiev e in particolare ad un palazzo, chiamato Casa delle Chimere. Luogo a noi tristemente noto per i collegamenti dal teatro di guerra, il palazzo ci si augura rimanga in piedi perché capolavoro dell'eclettismo e del genio stravagante di Elia Sala: elefanti, tigri, rane, e quelle figure mitologiche femminili non proprio foriere di buoni presagi: le chimere. Il palazzo è al centro di molte leggende, la più accreditata e certa è che le imprese che si installarono andarono sempre in fallimento. Magari, per converso, l'utopia della pace potrà avverarsi.

Matteo Gardonio, 01 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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