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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliNel panorama sempre più saturo delle fiere internazionali, Art Paris continua a distinguersi per una scelta precisa. Non inseguire la scala globale a ogni costo, ma costruire un modello in cui il radicamento territoriale diventa strumento di apertura. Dal 9 al 12 aprile 2026, il Grand Palais ospita la ventottesima edizione della fiera, che riunisce oltre 160 gallerie da più di venti Paesi e riafferma il proprio ruolo di piattaforma privilegiata per l’arte moderna e contemporanea in dialogo con la scena francese.
Art Paris 2026 si articola attorno a due grandi percorsi curati che ne definiscono l’identità concettuale. Babel-Art and Language in France, a cura di Loïc Le Gall, indaga il linguaggio come materia e come sistema di segni nell’arte contemporanea francese, riunendo 22 artisti selezionati tra quelli presentati dalle gallerie partecipanti. Lettere, parole, alfabeti, traduzioni e slittamenti semantici diventano strumenti per interrogare il rapporto tra testo e immagine, tra visibile e leggibile, in un percorso che oscilla tra figurazione e astrazione e restituisce l’idea dell’arte come laboratorio linguistico in continua trasformazione.
Yasmine Hadni, Pyramide, 2024. Courtesy AA Gallery
A questo si affianca Reparation, la sezione curata da Alexia Fabre, che esplora la nozione di riparazione come pratica estetica, politica e simbolica. Attraverso le opere di 20 artisti internazionali, il tema si declina come gesto di cura, atto di resistenza, tentativo di ricucire ferite storiche, personali o collettive. La riparazione, qui, non è mai semplice restauro, ma processo visibile o invisibile che attraversa il tempo, mette in relazione passato e futuro e apre alla possibilità di una reinvenzione. Un approccio che trova eco anche nelle presentazioni istituzionali e nei progetti speciali della fiera.
La selezione delle gallerie riflette l’equilibrio che da sempre caratterizza Art Paris. Il 60% degli espositori è francese, il 40% internazionale, con una significativa presenza di nuovi partecipanti, con circa il 30% alla loro prima edizione. Accanto a gallerie storiche che hanno contribuito a costruire il profilo della fiera, come Continua, Lelong, Nathalie Obadia, Templon o Waddington Custot, compaiono realtà emergenti e voci internazionali che ampliano il campo delle pratiche rappresentate. Questa apertura trova la sua espressione più evidente nel settore Promises, dedicato alle gallerie fondate da meno di dieci anni, che occupa i balconi sud del Grand Palais e accoglie 27 espositori provenienti da Europa, America, Africa e Oceania. Un osservatorio privilegiato sulle nuove generazioni, sostenuto direttamente dalla fiera, dove il rischio e la sperimentazione sono parte integrante del progetto.
Fabienne Verdier, Vivre à deux, 2024. Courtesy Galerie Lelong.
A scandire il percorso espositivo contribuiscono anche 24 mostre monografiche, disseminate tra la sezione principale e Promises, che permettono un confronto più approfondito con il lavoro di singoli artisti moderni, contemporanei ed emergenti. È in questi spazi che la fiera rallenta, invitando a un tempo di visione più concentrato e a un dialogo diretto con le opere. Dopo il successo dell’edizione inaugurale, torna in forma ampliata la French Design Art Edition, confermando la volontà di Art Paris di superare i confini disciplinari. Curata da Jean Paul Bath e Sandy Saad di Le FRENCH DESIGN, la sezione riunisce designer, studi e gallerie specializzate in design contemporaneo e arti decorative, presentando pezzi unici e serie limitate che mettono in relazione progetto, artigianato e visione artistica.
Il tema della riparazione trova un’ulteriore declinazione nello stand del Fonds d’art contemporain – Paris Collections, dove la Ville de Paris presenta una selezione di opere di artisti africani, caraibici e sudamericani del XX secolo, spesso sottorappresentati nelle collezioni pubbliche francesi. Un progetto che interroga l’eredità coloniale, restituisce visibilità a storie marginalizzate e riafferma il ruolo delle istituzioni nella costruzione di una memoria più equa e plurale. A completare il programma, una costellazione di premi rafforza il sostegno alla creazione: dal Premio BNP Paribas Banque Privée, focalizzato sulla scena francese, al Her Art Prize, dedicato alle artiste donne in collaborazione con Marie Claire e Maison Boucheron, fino al Le FRENCH DESIGN FD100, che celebra cento progetti capaci di diffondere l’influenza del design francese a livello internazionale.
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