Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Vernissage Art Genève

Ph Julien Gremaud

Image

Vernissage Art Genève

Ph Julien Gremaud

Art Genève: painting like a bomber

Non ci sono grandi novità sotto il cielo svizzero, ma è un piacere ritrovarsi alla 14ma edizione di Art Genève, una fiera ricca, curata e dall’offerta di alta qualità votata unicamente, o quasi, alla pittura

Matteo Bergamini

Leggi i suoi articoli

Sono più di ottanta gli espositori questa quattordicesima edizione di Art Genève (29 gennaio - 1 febbraio), di nuovo al Palaexpo della città svizzera, tra alcune grandi assenze che si notano: mancano, per esempio, Franco Noero e Perrotin, presenze attive negli scorsi anni, ma ci sono Pace e Hauser & Wirth, Mennour e Lelong, per esempio. E anche Semiose, che probabilmente offre uno degli stand migliori della fiera, in fatto di pittura. Che poi, parliamoci chiaro, è quello che vince in questa edizione, anche se a volte non mancano presenze di altro tipo, a loro volta marcanti: è il caso di una grande scultura di Franz West, dall’impeccabile colore rosa, esposta nel pienissimo stand di Xippas (Parigi, Ginevra e Punta del Este). Ma c’è anche la testa di Biancaneve realizzata secondo la legge di Paul McCarthy, «White Snow Head», 2012, proprio di Hauser & Wirth, parte del percorso «Sur-Mesure», che lascia fuori dal perimetro degli stand una serie di opere sovradimensionate, includendo un grande collage di Jacques Villeglé, «Bas-Medou, 28 January 1991», 1991, della galleria Georges-Philippe e Nathalie Vallois, e un omaggio al grafico e fondatore del Museo delle Arti Decorative di Losanna Pierre Pauli, dell’artista Jagoda Buić.

Ad ogni modo, come dicevamo, è la bidimensione che conta: tornando a Semiose, oltre all’ormai consacrato Xie Lei, Premio Duchamp 2025, si punta sulle visioni domestiche e alterate da strati e strati di pittura di Mathieu Cherkit (1982) presente anche da Xippas, con una tavola imbandita in una prospettiva scorciata: le due gallerie, proprio in occasione di Art Genève, hanno annunciato (congiuntamente con la Miles McEnergy Gallery di New York) la rappresentazione del pittore ai tre angoli del mondo: Stati Uniti, America Latina e Asia. Un nome, per chi ancora non lo conoscesse, da tenere ben più che d’occhio. Semiose, però, partecipa anche alla sezione gli stand «solo», e anche in questo caso non sbaglia: in scena, qui, c’è Fiza Khatri (1992) che a sua volta visioni casalinghe di momenti silenziosi, introspezioni queer, pescando in quell’immaginario liminale, estremamente contemporaneo, situato tra intimità innocente e voyeurismo.

 

 

Vernissage di Art Genève. Ph Julien Gremaud

Dall’altra parte del corridoio c’è la zurighese Peter Kilchman, che alle pareti schiera Uwe Wittwer (1946), con le sue nature morte floreali ispirate dalla produzione della pittrice Rachel Ruysch, una delle più celebrate del Secolo d’Oro Olandese, le cui visioni decisamente iperrealistiche sono state ribaltate da Wittwer nelle ombre e nei toni, quasi facendo esplodere i suoi fiori «in negativo». Della stessa galleria anche le pitture sagomate di Ishita Chakraborty (1989) che in questo porta in scena una riflessione sulle immagini del sud globale e le diverse modalità di rapportarsi all’ambiente, a partire dall’introduzione di elementi autoctoni a latitudini a loro estranee, come avvenuto con le palme durante le epoche coloniali, «simboli» caratteristici anche per un primo immaginario «Pop» svelato in motivi decorativi di tessuti o carte da parati. Da una parte all’altra, poi, una serie di sorprese: uno splendido e decisamente fuori dal comune «Notturno», 1992, di Salvo (1947-2015), da Tornabuoni (Milano, Parigi, Roma, Firenze, tra le altre sedi) proveniente da una collezione privata: oltre al formato verticale della tela, decisamente maggiore rispetto a buona parte della produzione dell’artista degli stessi anni, la pennellata è quasi materica, il paesaggio scevro di dettagli: caseggiati dai colori completamente saturi da apparire quasi semplici figure geometriche contrastano con un lampione e un singolo albero quasi «spatolati» al centro della composizione.

Da Waddington Cust (Londra, Parigi, Dubai) trionfa invece David Hockney (1938) con «Gregory in the pool», 1978: una piscina su carta, dipinta esattamente a mano, mentre da Eva Presenhuber (Zurigo e Vienna) ci sono Peter Fischli (1952) e David Weiss (1946-2012) con un’opera del 1981 in ceramica: un bouquet sciolto di foglie e fiori, di piccola dimensione. Un’altra «pittura», nata sotto una stella differente. Curiosa anche la sezione dedicata alle piccole opere di «paesaggio» in metacrilato di Gino Marotta (1935 - 2012), da Richard Saltoun (Roma e Londra), così come le pitture-sculture mobili di Katsumi Nakai (1927 – 2013) da Studio Gariboldi (Milano), artista giapponese attivo a Milano, nella seconda metà degli anni ‘60, in quel milieu interessato alla dimensione «Spazialista» e alle sue declinazioni di cui fecero parte, oltre a Fontana, anche Castellani, Scheggi, promossi dal gallerista Renato Cardazzo.

Insomma, anche se le scintille sono altre, le bollicine sembrano sentirsi, specialmente quando i collezionisti si avvicinano e lo champagne offerto a profusione nei corridoi (a tutti i presenti) sembra aver fatto il proprio effetto. E voi trovatela un’altra fiera che dispone di questo «servizio pubblico».

Fiza Khatri, «One There Was, One There Wasn’t», 2025. Courtesy Semiose

Hugo Capron, «Feu d'artifice (Kolumbo)», 2025. Courtesy Semiose

Matteo Bergamini, 30 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

All’Arsenale una grande installazione attraverso la quale «spiare» due mondi in un gioco di realtà e illusione

Protagonista di una delle più potenti mostre attualmente a San Paolo, da Mendes Wood DM, Antonio Obá recentemente è stato anche record in asta da Sotheby's. Lo abbiamo incontrato in galleria, per una chiacchierata

Un «diario di voce» getta una nuova luce sull’artista di Fortaleza, figura di primo piano dell’arte più recente ma poco conosciuto in Italia, che non è sfuggito all’interesse della più potente galleria brasiliana

A San Paolo due mostre celebrano uno dei più amati «primitivisti» di sempre, corteggiato dall'arte ufficiale e dal mercato. Ne parliamo con Vilma Eid, fondatrice della galleria Estação

Art Genève: painting like a bomber | Matteo Bergamini

Art Genève: painting like a bomber | Matteo Bergamini