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Arriva «Collezionare Cultura»: il manuale per orientarsi tra tutela, fiscalità e gestione delle raccolte artistiche

Scritto da Virginia E. Montani Tesei, Fabrizio Russo e Marta Tosi, il volume edito Allemandi offre strumenti operativi per collezionisti e professionisti. La presentazione il 30 ottobre alle Gallerie d'Italia di Torino

Davide Landoni

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Dall’acquisto alla conservazione, dalla fiscalità alla circolazione internazionale delle opere, fino alla pianificazione del passaggio generazionale e alla valorizzazione delle raccolte. Collezionare Cultura è un manuale pensato per accompagnare collezionisti, professionisti e appassionati nella gestione delle opere d’arte e delle collezioni, scritto da Virginia E. Montani Tesei (Studio Montani Tesei), Fabrizio Russo (Galleria Russo) e Marta Tosi (Art Defender). Al suo interno una serie di strumenti pratici per affrontare in modo chiaro e operativo gli aspetti legali, amministrativi e gestionali che accompagnano la vita di una collezione. 

La presentazione del 30 ottobre, alle Gallerie d'Italia di Torino, con gli autori presenti, è un'occasione per immergersi in un breviario di supporto per il collezionista. Accanto ai temi della tutela e della due diligence, trovano infatti spazio nel volume approfondimenti dedicati ai diritti d’autore, alle opere vincolate, alle assicurazioni, alla movimentazione, alle corporate collection e ai modelli di condivisione pubblica del patrimonio artistico. Attraverso il contributo di avvocati, fiscalisti, esperti del mercato dell’arte e professionisti della conservazione, il libro offre quindi una panoramica aggiornata delle principali sfide che collezionisti e operatori sono chiamati ad affrontare oggi. 

Uno strumento agile e autorevole che mette al centro la tutela del patrimonio culturale e la diffusione di una cultura del collezionismo informata e responsabile, come ci hanno raccontato gli autori nell'intervista che segue.

Per quale motivo nasce questo manuale e qual è l'errore più comune che i collezionisti commettono nella gestione quotidiana della loro raccolta?

Tosi/Russo/Tesei: Il manuale Collezionare Cultura nasce per offrire una guida pratica e operativa per collezionisti, professionisti e appassionati che desiderano muoversi con consapevolezza nel mercato dell'arte. Il volume ha come obbiettivo quello di riunire strumenti essenziali e concreti per gestire con efficacia ogni fase della creazione di una raccolta.
L'errore più comune dei collezionisti risiede proprio nella mancanza di consapevolezza degli aspetti gestionali, fiscali e legali, elementi che prescindono dalla pura passione per l'opera. Spesso si tralascia la pianificazione rigorosa a favore di acquisti impulsivi, dimenticando che la cura quotidiana e la protezione del valore culturale ed economico di una raccolta richiedono competenze specifiche.

Cos'è esattamente la due diligence e perché un collezionista dovrebbe considerarla una tutela fondamentale anziché un ostacolo burocratico? 

Tesei: La due diligence altro non è che una verifica della documentazione relativa all’opera che si vuole acquistare. In occasione di una vendita, soprattutto tra privati, ma non solo, è molto più importante investire del breve tempo nella verifica di tutti gli elementi necessari a garantire la liceità della provenienza, l’autenticità dell’opera, i documenti di trasporto e gli eventuali limiti posti sull’opera che compiere un acquisto «di pancia» e trovarsi poi a dover ricostruire la documentazione, o peggio ancora scoprire che c’è una lacuna documentale che impatta sulla qualità dell’opera e quindi sul suo valore. Oggigiorno le normative nazionali ed europee impongono un’attenzione durante la fase preliminare dell’acquisto che non può più essere ignorata. Più che un ostacolo burocratico la due diligence è uno strumento di tutela.

Quando si acquista arte contemporanea, dove finisce la proprietà del collezionista e dove iniziano i diritti d'autore dell'artista?

Tesei: Il diritto d’autore in Italia è regolato dalla Legge n. 633/1941 che disciplina la natura e l’utilizzo dei diritti d’autore. Senza entrare nel dettaglio tecnico, i diritti d’autore che sono alienabili a terzi sono esclusivamente quelli patrimoniali. 
Tuttavia la loro cessione non si perfeziona con l’acquisto dell’opera d’arte. Infatti con l’acquisto il collezionista acquista l’oggetto materiale e con lui, giurisprudenza maggioritaria ritiene che viene acquistato anche il diritto di esposizione, tutti gli altri diritti patrimoniali d’autore tra cui la riproduzione o pubblicazione, se non pattuito diversamente con l’artista o i suoi eredi, rimarranno in capo a questi ultimi.

Quali sono i documenti e le garanzie davvero indispensabili per vendere o comprare un'opera d'arte in totale trasparenza? 

Russo: Il primo documento è l’autentica dell’archivio riconosciuto per l’artista, timbrata e firmata dalla galleria che vende. Bisogna però verificare che quell’archivio sia ancora considerato autorevole e riconosciuto. Va unita la dichiarazione di provenienza, con timbro, cartiglio e firma originale della galleria anche sul retro della tela. In questo modo l’opera resta legata ai suoi documenti, e il timbro permette di dimostrare l’acquisto se in futuro emergessero un furto o un errore di attribuzione. Servono poi un attestato con l’immagine dell’opera e la sua scheda scientifica timbrate e firmate dalla Galleria, e le fotocopie timbrate delle pubblicazioni in cui compare. La sola presenza nel Catalogo Generale non basta, perché sono circolati falsi identici alle riproduzioni. Completano il quadro la fattura, che prova spesa, data e provenienza anche per l’eredità, il Condition Report e, qualora fosse un’opera di significativo valore, la dichiarazione del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico che l’opera non compare nelle sue banche dati. È molto apprezzata anche una polizza di 12 mesi offerta dal venditore, con la clausola di «Stima Accettata»: la stima accettata prevede l’intervento di un perito dell’assicurazione contraente che conferma la validità dell’acquisto per autenticità, stato di conservazione e valore. In questa maniera si pregiudicano eventuali sorprese di future contestazioni in caso di sinistri. Chi vende, invece, deve consegnare un documento d’identità, ricevere il pagamento in forma tracciabile e firmare il retro dell’opera. Le firme che si susseguono sul retro sono l’unico modo per risalire, anche dopo decenni, al primo venditore responsabile. Se l’opera viene affidata a un intermediario, serve un accordo scritto con prezzo minimo netto, copertura assicurativa a favore della proprietà e condizioni di restituzione in caso di mancata vendita.

Quali accortezze e dettagli vengono spesso sottovalutati quando un'opera deve essere assicurata, conservata o trasportata per una mostra?

Tosi: Il momento della movimentazione e della conservazione del bene è un passaggio delicato perché si ha la responsabilità della gestione di un oggetto che rappresenta e testimonia il nostro patrimonio culturale. 
Chi offre tali servizi deve essere capace di attivare un livello di efficienza e di qualità assai elevato, per portare valore aggiunto al suo lavoro ed essere in grado di confermare il ruolo attivo, e non passivo, dell’operatore; ovvero, non un semplice strumento, ma un professionista che porta soluzioni, riduce le aree critiche e sviluppa processi di massima efficacia in termini di costi, di risorse e di soluzioni. Il tutto a garanzia del mantenimento costante della fruibilità nel tempo e del valore artistico, culturale ed economico delle opere.
In questo contesto, l'attivazione di una copertura assicurativa specifica e adeguata ai valori aggiornati del bene è fondamentale: non un semplice adempimento formale, ma uno scudo indispensabile per tutelare l'opera da ogni rischio imprevedibile durante il viaggio o l'esposizione.

In che modo prestare e far circolare un'opera contribuisce in modo concreto alla sua valorizzazione e alla sua storicizzazione? 

Russo: A ogni collezionista raccomando di mettere le proprie opere a disposizione delle grandi mostre. Lo consiglio innanzitutto per contribuire alla riuscita di un omaggio pubblico all’artista, e poi per nobilitare l’opera con una nuova esposizione pubblica. Non lo presento mai come un aumento automatico del valore, ma sono certo che l’opera ne uscirà più autorevole al momento della vendita successiva. Ogni mostra lascia infatti tracce concrete: cartigli, timbri, etichette sul retro, schede e riproduzioni nei cataloghi. Quando esamino un dipinto, sono proprio queste tracce a raccontarmi la sua storia. Troppe volte ho visto opere apparentemente molto importanti, messe in vendita con l’autentica ma senza un’adeguata storia espositiva, realizzare cifre molto inferiori a quelle di opere «gemelle» con una bibliografia ampia e inattaccabile. Oggi, quando un archivio è meno affidabile, è proprio questa storia documentata a fare da garanzia. Far circolare un’opera significa costruirne la memoria pubblica, e questo è un valore che dura più di qualsiasi speculazione. Il prestatore al momento della consegna per l’esposizione pubblica dovrà firmare al retro la tela.

Tra trust, testamento e fondazioni, quali sono gli strumenti più efficaci per affrontare il passaggio generazionale ed evitare che una collezione si disperda?

Tesei: Non esiste una risposta unica a questa domanda. I vari strumenti di pianificazione e gli istituti giuridici a disposizione del collezionista sono vari, la scelta di quale strumento utilizzare avviene in seguito ad un’analisi, caso per caso, di alcuni elementi. Il primo tra tutti bisogna capire i desiderata dal collezionista, se mantenere unita la collezione o disperderla, se condividerla con il pubblico o mantenerla in un ambite più privato, ovvero destinarla a soggetti terzi. In secondo luogo è opportuno procedere con un’analisi fiscale di tutte le opportunità e quindi scegliere l’istituto giuridico più efficiente ed economicamente sostenibile per il Cliente e i suoi eredi.

Perché per un'azienda creare una Corporate Art Collection rappresenta qualcosa di molto più profondo di un semplice investimento o di un elemento d'arredo?

Tosi: La creazione di una Corporate Art Collection rappresenta per un'azienda qualcosa di molto più profondo di un semplice investimento o di un elemento d'arredo: essa costituisce uno strumento tangibile per trasmettere i valori fondanti, la cultura e l'identità del brand. Non si tratta solo di un patrimonio sofisticato da tutelare nel tempo, ma anche di un asset aziendale di rilievo; la sua corretta gestione (dalla due diligence alla conservazione) ne preserva e incrementa il valore intrinseco, culturale e d'impresa. Questo percorso richiede un approccio rigoroso e integrato, capace di combinare le molteplici esigenze di gestione; tra cui le finalità bilancistiche, che passano attraverso la traduzione dell'importanza storico-artistica dei beni in cifre oggettive, in piena applicazione dei principi contabili (come gli standard IAS).

Davide Landoni, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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