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Riccardo Deni
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Vendere, e comprare, come produrre e spostare, una scultura circolare dal diametro di due metri, va da sé, non richiede lo stesso impegno di aggiudicarsi o realizzare un prezioso dipinto da posizionare comodamente sopra il divano. Un elemento da tenere in considerazione quando si analizzano le vendite di un autore come Arnaldo Pomodoro, di cui non sono mai passate all'asta più di 180 opere all'anno, per questioni logistiche e di risorse necessarie per crearle, calmierando così in autonomia il flusso di offerta in un mercato che soprattutto negli anni '10 del Duemila era molto interessato ad acquistare le opere dello scultore romagnolo.
Se al 2015 appartiene il record di fatturato all'incanto (4,3 milioni di dollari), per tutta la decade (esclusi 2019 e 2020), Pomodoro ha raccolto soddisfazioni in giro per il mondo, vendendo sempre per almeno 2,5 milioni di dollari e ammirando le proprio sculture diventare spesso monumenti, prendendo posto nelle piazze centrali di importanti città occidentali. La maggior parte di queste (1268) sono finite in Italia, mentre un buon numero si è mosso verso gli Stati Uniti (343) e Regno Unito (148). Qui abbiamo raccolto le cinque opere più preziose vendute in asta, tutte espressione della sua invenzione estetica meglio riuscita: il disco, la sfera la cui superficie crepata ne rivela i meccanismi interni, a loro volta forme geometriche rappresentative dell'anima pulsante della materia, ingranaggi invisibili che l'arte di Pomodoro porta alla luce suggerendoci una possibile visione dell'invisibile.
«Giroscopio» (1989), 1,94 milioni di dollari, Christie's Londra, 2015
«Sfera con sfera» (1991), 923 mila dollari, Christie's Londra 2012
«Disco» (1986), 794 mila dollari, Christie's Londra, 2011
«Sfera con sfera» (1995/97), 786 mila dollari, Sotheby's Londra, 2017
«Disco III, Maquette» (1966), 756 mila dollari, Christie's 2018
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