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Aperte il 22 gennaio scorso, con la laurea Honoris Causa a Giulio Paolini, nello stesso giorno in cui, nel 1776, l’Accademia di Belle Arti di Brera inaugurava i suoi primi corsi di Pittura, Scultura, Ornato e Architettura, le celebrazioni per il 250mo anniversario di questa istituzione voluta da Maria Teresa d’Austria entrano nel vivo con le due mostre annunciate allora, mentre alla presidenza dell’Accademia di Brera è felicemente tornato dopo dieci anni Marco Galateri Genola, portando con sé il bagaglio di cultura (anche manageriale) che aveva messo in atto allora, accresciuto dall’esperienza accumulata in quegli anni. Non a caso, appena insediato, grazie a Fondazione Equita ha arricchito il patrimonio dell’Accademia con l’«Album Vallardi», che contiene 380 disegni di Giuseppe Bossi (tre oggi assegnati però ad Andrea Appiani), esponente di primo piano dell’arte neoclassica e, dal 1801, coltissimo e potente segretario dell’Accademia.
La prima delle due mostre, «Sentimento delle cose/Feeling of things» (fino al 29 agosto nel Salone Napoleonico dell’Accademia) è curata, per la Scuola di Scultura dell’Accademia braidense, dall’artista e docente Gianni Caravaggio (1968; un nome che non necessita di presentazioni). Caravaggio ha riunito qui i lavori di 15 artisti e artiste, tutti formati in queste aule, alcuni dei quali già affermati nei circuiti dell’arte, seguendo il suo modello di pensiero che intende la scultura come «incontro con un corpo altro, esterno a noi», cioè come «cosa, corpo che oppone resistenza alla proiezione narcisistica di chi guarda e che, in tale resistenza, custodisce il proprio mistero». Un mistero che tuttavia (purché all’interno di un’osservazione lenta, e non consumistica e divorante com’è ormai d’uso) le cose, gli oggetti, sono disposti a rivelarci, cambiando così di natura e diventando «soggetti» in grado di condividere con noi quel sentimento di cui parla il titolo. Come spiega Caravaggio, «non tutto si mostra di primo acchito, e ciò genera un rallentamento fruitivo. I lavori in mostra sembrano generare la “scomodità” di dover essere performati immaginativamente e percettivamente da chi ne fruisce. Nessun intrattenimento, niente risata facile»; niente esperienze immersive né Intelligenza Artificiale, né tutto ciò che «fa spettacolo» aggiungiamo noi. Diversi tra loro e spesso sommessi nella loro voce, i lavori esposti sono opera di Simona Andrioletti, Federica Balconi, Monia Ben Hamouda, Simone Brambilla, Federico Cantale, Alice Capelli, Lucia Cristiani, Andrea Fais, Graziano Folata, Erica Lizzori, Rita Lucchini, Rebecca Moccia, Giacomo Morelli, Fabiana Sapia, Yang Xinyu e, insieme, raccontano alcune delle innumerevoli declinazioni che la scultura può assumere oggi.
La seconda mostra, «Users, Unfriendly», che si apre nella vicinissima Ex chiesa di San Carpoforo dal 2 luglio al 29 agosto, è curata da Domenico Quaranta, artista, docente e direttore della Scuola di Nuove Arti e Tecnologie dell’Accademia milanese, che ha portato sotto le volte di questa piccola chiesa sconsacrata, nel cuore del quartiere di Brera, i lavori di 20 tra artisti, artiste e collettivi, tutti passati per Brera, che si avvalgono delle nuove tecnologie dell’arte (video, fotografia, modellazione 3D, animazione CGI, pratiche comunicative in rete o installazione multimediale) restando sempre consapevoli, avverte il curatore, del fatto che esse sono tutt’altro che neutre ma, al contrario, condizionate da chi le ha progettate. E dunque condizionanti per chi le usa, cui richiedono di coltivare una sana capacità critica per non esserne soverchiati. Se dei dispositivi tecnologici d’uso la pubblicità declama il loro essere «user-friendly», cioè amichevoli, di comprensione immediata, qui ci si trova invece di fronte a tecnologie i cui utenti (gli artisti) sanno di dover assumere nei loro confronti un atteggiamento fortemente critico: «unfriendly» appunto.
Attraverso i lavori esposti la mostra ripercorre gli ultimi 25 anni di queste nuove vie dell’arte ed evidenzia il ruolo di costante fonte d’innovazione della Scuola di Nuove Arti e Tecnologie, nata alla fine degli anni Novanta come parte dell’Accademia di Brera, promossa da due figure eminenti scomparse entrambe nel 2013: Paolo Rosa (1949-2013), artista, regista e membro fondatore di Studio Azzurro, e Antonio Caronia (1944-2013), esperto di fantascienza radicale, teorico dei media, filosofo del cyborg e attivista che, commentano qui, ha fatto della Scuola «un campo di guerriglia semiotica». Gli artisti presenti sono Anna Adamolo, Alterazioni Video, Barbara and Ale, Simone Bergantini, Francesco Bertocco, Marco Cadioli, Antonio Caronia, Paola Di Bello, Tiziano Doria, Beatrice Favaretto, Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi), IOCOSE, Kamilia Kard, Sabrina Melis, Marco Mendeni, Paolo Rosa, Perla Sardella, Marco Strappato, Natália Trejbalová e Diego Zuelli.
Entrambe le mostre sono accompagnate da un quaderno (gratuito) edito da Silvana Editoriale e sabato 4 luglio dalle 18 alle 21, in San Carpoforo, si terrà la performance musicale del compositore, musicista e ricercatore Massimiliano Viel «Sub Specie Aeternitatis».
Giulia Cosentino, Perla Sardella, «Le prime volte (The First Times)», 2025. Courtesy le artiste