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Una veduta della mostra «Êtes-vous triste?» di Sophie Calle, Mrac Occitanie, Sérignan, 2025. “Voir la mer” (particolare), 2011

Sophie Calle/ADAGP, Parigi 2025. Cortesia Perrotin. Foto: Aurélien Mole

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Una veduta della mostra «Êtes-vous triste?» di Sophie Calle, Mrac Occitanie, Sérignan, 2025. “Voir la mer” (particolare), 2011

Sophie Calle/ADAGP, Parigi 2025. Cortesia Perrotin. Foto: Aurélien Mole

Al Mrac Occitanie di Sérignan Sophie Calle racconta le sue storie

Invitata dal museo francese, l’artista ha scelto di esplorare alcune sue tematiche tipiche, come la privazione dello sguardo e la scomparsa

Gaspare Melchiorri

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Il Mrac (Musée Régional d’Art Contemporain) Occitanie di Sérignan ha invitato l’artista Sophie Calle, che ha forti legami familiari con la regione dell’Occitania, a creare una mostra «Carte blanche» che si estenda sui 1.600 metri quadrati di spazio espositivo temporaneo del museo. La mostra, intitolata «Êtes-vous triste?» e aperta al pubblico fino al 21 settembre, prende il titolo da una domanda posta dall’artista alla fine del testo La Visite médicale (La visita medica), un’opera della serie Autobiographies.

«Con il suo lavoro Sophie Calle continua a raccontarci storie con un linguaggio preciso e sobrio, attento alla parola giusta. A volte leggere e divertenti, a volte serie, drammatiche o crudeli, queste storie vere, ciascuna accompagnata da un’immagine, ci consegnano frammenti di vita in una sorta di work in progress», spiega Clément Nouet, direttore del Mrac Occitanie e curatore generale della mostra.

Da oltre vent’anni il lavoro di Sophie Calle genera installazioni, fotografie, video e racconti. Una vita umana contiene un numero sufficiente di emozioni, forti o ordinarie, da essere materiale per l’arte in sé. Questo è il principio alla base della produzione artistica di Sophie Calle, che dalla fine degli anni Settanta trasforma le sue esperienze, anche di vita intima, in opere d’arte: come la serie di «Douleur exquise» (1984-2003), opera basata sull’esperienza di una rottura sentimentale vissuta dall’artista come il momento più doloroso della sua vita.

In questa mostra l’artista ha scelto di esplorare alcuni temi centrali del suo lavoro, come la privazione dello sguardo e la scomparsa, utilizzando gli archivi e la scrittura come fonti e materie prime della sua creazione. Raccogliendo la sfida dell’invito, l’artista si interroga con «sense of humour» e al tempo stesso con profondità sulla ricezione critica del suo lavoro e sulla sua preoccupazione di trasmetterlo alle generazioni future.

 

Gaspare Melchiorri, 15 maggio 2025 | © Riproduzione riservata

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