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Per la XXVIII edizione del Premio Arti Visive Città di Gallarate, che è parte del palinsesto dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, i curatori (Eva Fabbris, direttrice del Madre-Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli; Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna; Caterina Riva, direttrice del Macte-Museo di Arte Contemporanea di Termoli) hanno scelto un ambito di ricerca inedito per il MA*GA (il museo germogliato da questa storica avventura) riunendo, spiegano, artisti che praticano linguaggi dinamici e performativi, capaci «di coinvolgere la parola, il corpo, il suono, l’altro. Pratiche che assumono una dimensione processuale e relazionale, interrogando i confini dell’opera e il ruolo stesso del pubblico». L’obiettivo, come di consueto, è di includere alcuni loro lavori nelle collezioni permanenti del museo, arricchendole e aggiornandole a queste esperienze.
La mostra del Premio, «Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica», che si tiene al MA*GA dall’11 febbraio al 5 ottobre, presenta le opere di Allison Grimaldi Donahue (scrittrice e artista, è nata negli Stati Uniti nel 1984 e vive e lavora a Bologna); Francesco Fonassi (nato nel 1986 a Brescia, dove vive e lavora, è un artista e sonic researcher che opera in diversi ambiti, con attenzione costante agli aspetti etici); Francesca Grilli (Bologna, 1978, vive e lavora a Bruxelles. Si serve di un linguaggio multidisciplinare che prevede soprattutto performance, video e installazioni); Beatrice Marchi (nata a Gallarate, vive e lavora a Berlino, e pratica molteplici media, dalla pittura e scultura al video, ma si avvale anche di maschere, travestimenti, composizioni sonore) e Martina Rota (Bergamo, 1995, vive e lavora a Milano. Predilige la performance che, dice, «offre la possibilità di scontrarsi con lo spazio, attraversarlo, respingerlo, farlo proprio anche attraverso diversi materiali»). Tutti sono stati selezionati anche perché, come evidenziano i curatori, il loro lavoro prevede «alcuni aspetti essenziali dei valori olimpici, tra cui il rispetto e l’universalità, promovendo principi come la sostenibilità e l’accessibilità, mettendo al servizio delle comunità la cultura e le arti tanto quanto lo sport».
Il Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate (più in breve Premio Gallarate, da cui nel 1966, all’VIII edizione, scaturì la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, oggi MA*GA-Museo d’Arte Gallarate, diretto da Emma Zanella) è fra le pochissime realtà italiane dedicate alla promozione dell’arte giovane che, nate nel dopoguerra, siano tuttora in vita. Fu fondato nel 1949 da Silvio Zanella e nel 1950 si tenne la sua prima edizione. Nel tempo è stato curato da figure come Guido Ballo, Roberto Longhi, Lea Vergine, Gillo Dorfles, Roberta Valtorta, Adachiara Zevi e ha visto fra i premiati Emilio Vedova, Gianni Colombo, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Carol Rama, Adrian Paci, Alessandra Spranzi, Diego Marcon, Cesare Pietroiusti, Ludovica Carbotta, i cui lavori sono entrati a far parte delle raccolte del MA*GA.
Francesca Grilli, «Ring Ring Ring», 2016