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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliBasilea continua a riaffermare il proprio ruolo di crocevia per l’arte globale. A partire dal 2026, Africa Basel, la fiera dedicata alle pratiche artistiche del continente africano e della diaspora, troverà casa in un luogo che incarna perfettamente l’identità del progetto: Klybeck 610, edificio modernista del 1965 progettato dallo studio Suter + Suter e oggi al centro di una trasformazione culturale e urbana. Il trasferimento, annunciato in questi giorni, rappresenta un passaggio strategico per una fiera che, dopo il successo del debutto nel 2025, mira a consolidare il proprio ruolo nel panorama delle piattaforme artistiche internazionali dedicate all’Africa contemporanea. Con oltre 1.500 m² di superficie, soffitti alti e un carattere industriale elegante, Klybeck 610 offre uno spazio in grado di sostenere installazioni complesse, progetti site-specific e presentazioni museali. Il recente restauro ha preservato il fascino modernista dell’edificio, rendendolo uno dei luoghi più interessanti dell’attuale geografia culturale di Basilea.
Una fiera giovane con un orientamento globale
Africa Basel nasce con un obiettivo preciso: creare un punto di riferimento europeo per l’arte africana contemporanea, ponendo l’accento non solo sull’ampiezza delle pratiche, ma anche sull’ecosistema che le sostiene — gallerie, artisti, direttori di museo, curatori e collezionisti. La nuova sede permetterà di ampliare le ambizioni del programma, introducendo formati inediti, spazi curati tematici e interventi collaborativi con istituzioni svizzere e internazionali.
La prima edizione, ospitata in un edificio di dimensioni ridotte, ha attirato 5.500 visitatori con appena 18 gallerie partecipanti: numeri che testimoniano la capacità della fiera di intercettare un pubblico preparato e curioso. Per il 2026 si prevedono 8.000 visitatori, grazie anche alla maggiore superficie espositiva e a una strategia di visibilità ampia, sostenuta da media internazionali e partner culturali.
Perché Basilea continua a essere una piattaforma privilegiata
Scegliere Basilea come piattaforma permanente non è un caso. La città è uno dei principali snodi dell’economia dell’arte, capace di attirare ogni anno oltre 100.000 professionisti, tra collezionisti, curatori e direttori museali, grazie alla concentrazione di istituzioni d’eccellenza e a fiere come Art Basel. La sua dimensione compatta facilita incontri informali e un networking di qualità, mentre l’economia solida e le procedure doganali snelle continuano a renderla un terreno fertile per la compravendita di opere.
Africa Basel punta inoltre su un modello di accoglienza pensato per massimizzare la connessione con i collezionisti: il programma Curious Cats, dedicato alle anteprime private, ha portato 800 collezionisti attivi nella sola edizione inaugurale. Un segnale chiaro di un pubblico non solo numeroso, ma fortemente coinvolto.
Un ecosistema di contenuti che va oltre la fiera
La consolidata attività di public programming si articolerà anche nel 2026 attraverso un palinsesto pensato come dispositivo critico e pedagogico.
Il podcast Africa Basel Conversations raccoglierà riflessioni, interviste e dibattiti sulla scena artistica africana contemporanea, mentre le Fountain Talks animeranno lo spazio pubblico con conversazioni aperte, accessibili e sostenibili. Nell’edizione 2025 hanno partecipato figure come Mo Laudi, Alexis Peskine, Helen Nzete e Ibrahim Mahama, confermando il ruolo della fiera come piattaforma intellettuale oltre che commerciale.
Angelica Kaufmann
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