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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliCentomila visitatori in meno di quattro mesi rappresentano un dato strutturale per un museo come il MAO – Museo d’Arte Orientale. Aperta il 22 ottobre scorso, The Soul Trembles dedicata a Chiharu Shiota ha superato la soglia simbolica delle sei cifre, con una media di 5.000 ingressi settimanali e un picco di 15.000 durante le festività natalizie. È il risultato più alto nella storia espositiva del museo torinese.
Il dato non si esaurisce nella dimensione quantitativa. L’intervento di Shiota, concepito come trasformazione radicale degli spazi di Palazzo Mazzonis in dialogo con le collezioni permanenti, segna la fase conclusiva di un percorso quadriennale di ripensamento dell’identità del MAO diretto da Davide Quadrio. Il museo ha progressivamente integrato pratiche installative e performative, ampliando il proprio perimetro oltre la tradizionale presentazione di oggetti d’arte orientale.
Il successo dell’esposizione conferma la capacità di intercettare un pubblico trasversale. Accanto ai visitatori abituali si registra una crescita significativa nella fascia 20-29 anni e tra chi non frequenta regolarmente i musei. Le scolaresche hanno contribuito in modo rilevante al flusso complessivo. Per un’istituzione spesso percepita come “di nicchia”, l’apertura a nuovi segmenti demografici rappresenta un passaggio strategico. L’opera di Shiota, centrata su temi universali quali identità, memoria, relazione e perdita, combina intensità concettuale e forte impatto visivo. Le installazioni di fili intrecciati, che avvolgono lo spazio e inglobano oggetti quotidiani, producono un’esperienza immersiva facilmente condivisibile e ad alta riconoscibilità iconica. Questo elemento ha inciso anche sul piano digitale.
La crescita della community online del museo e l’aumento dell’engagement organico su Instagram e Facebook indicano una strategia di comunicazione integrata, capace di tradurre la complessità del progetto in linguaggio accessibile. Newsletter e canali social hanno funzionato come amplificatori di un racconto coerente, rafforzando la visibilità nazionale del MAO.
Nel contesto di Fondazione Torino Musei, il risultato assume valore sistemico. Dimostra che un museo specialistico può ridefinire il proprio pubblico attraverso un equilibrio tra qualità scientifica e progettazione curatoriale contemporanea. L’operazione non è semplice spettacolarizzazione, ma costruzione di un’esperienza capace di mantenere coerenza con l’identità dell’istituzione.
Il caso The Soul Trembles suggerisce un modello replicabile per altre realtà museali: integrazione tra collezione permanente e intervento artistico, attenzione ai linguaggi immersivi, investimento sul digitale e apertura generazionale. In un panorama in cui la competizione per l’attenzione del pubblico è crescente, il MAO consolida così una nuova fase della propria storia, spostando il baricentro da museo specialistico a piattaforma culturale capace di dialogare con il presente.
Angelica Kaufmann
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