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Leggi i suoi articoliQuesta mattina, per un malore improvviso, se ne è andato a 60 anni Bruno Paneghini, fondatore di Reti Spa, società benefit quotata in borsa, e grande collezionista e mecenate. Dopo anni passati in Olivetti, Paneghini nel 1994 dà vita a un’azienda che in poco tempo diventa uno dei principali player nel settore IT Consulting, con centinaia di dipendenti. In un momento difficile come quello del Covid, decide di quotarla in borsa. La sede dell’azienda, un enorme ex cotonificio a Busto Arsizio, diventa anche la sede della grande collezione di arte contemporanea che negli anni mette insieme alla moglie Ilenia. La visione di Paneghini era chiara: la grande arte non è un lusso, ma una forma di intelligenza collettiva. Per questo ha portato l’arte dentro l’azienda, trasformando gli spazi di lavoro in luoghi di confronto estetico e sensibilità. Non si tratta solo di decorare, ma di educare lo sguardo: invitare chi lavora a misurarsi ogni giorno con il bello, a pensare in modo più libero, più curioso, più umano. Una collezione che si è aperta al pubblico ed era proprio Bruno Paneghini in persona ad accompagnare i visitatori, diventati ormai migliaia ogni anno al Campus Reti. E in questa visione plurale e aperta che aveva del mondo dell’imprenditoria, Reti Spa ospitava anche una scuola superiore nei suoi spazi, in modo che le ragazze e i ragazzi avessero l’opportunità di confrontarsi da subito con un ambiente di lavoro stimolante e circondato d’arte. Nel suo auditorium ospitava spettacoli e conferenze gratuite per un pubblico sempre numerosissimo. Con Il Giornale dell’arte aveva da mesi una fitta collaborazione, perché insieme a Nicolas Ballario aveva creato il podcast «Le reti dell’arte», dedicato a tutte le imprese che realizzano progetti nell’arte e nella cultura in generale.
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