Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Francesca Filippi
Leggi i suoi articoliStudiare arte significa occuparsi di tantissime cose. Le professioni che si basano, almeno parzialmente, su conoscenze e competenze in ambito artistico sono tantissime e stanno variando velocemente insieme alle trasformazioni di un contesto dove la cultura, per sopravvivere e per crescere, deve guadagnare autonomia sul piano economico, creare nuovo valore e raggiungere pubblici sempre più vasti e diversificati. Per comprendere che cosa sta accadendo nel mondo del lavoro, e come cambiano i criteri di reclutamento delle figure cosiddette junior (e cioè nella fase iniziale della carriera), è necessario esplorare il rapporto tra formazione e professione attraverso l’esperienza di alcune tra le più importanti realtà aziendali che, in Italia, si occupano di progetti espositivi, editoriali e di valorizzazione dei beni culturali: 24 ORE Cultura, che opera nell’editoria d’arte e nella produzione e organizzazione di grandi mostre d’arte e progetti speciali; Scabec - Società Campana Beni Culturali società partecipata della Regione Campania impegnata nella promozione del patrimonio culturale campano e MoMo - Mondo Mostre, produttore di mostre ed eventi legati all’arte.
Mentre il mondo editoriale fatica a crescere (e a volte a sopravvivere), stretto tra crisi dei ricavi tradizionali e trasformazione digitale, l’ambito dell’organizzazione di mostre ed eventi e della promozione del patrimonio culturale sta vivendo, al contrario, un momento di grande dinamismo e cerca nuove competenze per rimanere competitivo. Chi si occupa di risorse umane, afferma che per lavorare in ambito culturale è prima di tutto fondamentale unire le conoscenze di base a una attitudine che si potrebbe genericamente definire pragmatica. Gli addetti al reclutamento e alla selezione del personale sono concordi sul fatto che le figure ideali non sono più né puri tecnici né puri intellettuali, ragione per cui da questo servizio non sono emersi specifici corsi di laurea su cui puntare per trovare più velocemente un’occupazione soddisfacente. Il motivo principale è che nel mondo della produzione culturale servono (potenzialmente, quando il mercato è sano) figure di tutti i tipi: dai curatori ai critici, dai giornalisti ai comunicatori, dai responsabili delle relazioni pubbliche ai social media manager, dai promotori turistici agli esperti di patrimonio, dagli informatici ai video maker ai visual designer ai data analyst per il marketing, a molto altro ancora.
«La difficoltà nel cercare le persone giuste è comunicare lì fuori che il nostro lavoro è anche molto organizzativo/business, non è solo culturale e artistico», affermano da Mondo Mostre. Per fare degli esempi: vanno bene le lauree in Filosofia, in Lettere o in Beni culturali, purché non si pensi di limitare il proprio operare al lavoro intellettuale e progettuale; e vanno bene i corsi di laurea in Comunicazione, Marketing o Economia, purché si tenga in mente che occorre conoscere ciò che si sta «vendendo» o comunicando. «Se devo gestire i social media di un museo e non conosco le collezioni di quel museo o non so perché quella statua o quel dipinto si trovano lì, mi devo informare, se non mi informo non posso fare il mio lavoro di comunicatore», osservano da Scabec. Certo, ci sono alcune competenze che sono considerate imprescindibili, come parlare inglese o orientarsi nel mondo del digitale, ma a fare la differenza sembrano essere soprattutto le cosiddette soft skill, competenze trasversali che vanno dalla curiosità per ciò che si fa (fondamentale per colmare le proprie lacune e imparare anche ciò che non si conosce) alla capacità di interagire con gli altri e di lavorare in team, fino alle doti variamente definite manageriali, organizzative, analitiche, pragmatiche o imprenditoriali, queste ultime considerate centrali nel contesto in cui oggi si muovono gli operatori culturali.
Tra i profili più richiesti e, pare, più difficili da reclutare, c’è sicuramente il project manager, la figura che si occupa di trasformare un’idea creativa in un prodotto culturale concreto (come un evento, una mostra, un sito web o un’app) assumendo il coordinamento di un progetto e facendo da ponte tra esigenze artistiche e pratiche. «I talenti, quindi i giovani che possono veramente fare la differenza, sono quelli che hanno magari un background universitario di un certo tipo ma soprattutto che hanno la capacità di interagire con gli altri e di utilizzare anche le proprie competenze relazionali per organizzare team, raccogliere sponsorship», spiegano dal gruppo 24ORE Cultura. Soprattutto per chi proviene da una formazione umanistica, si tratta di abbandonare l’idea che occuparsi, per esempio, di mostre, significhi curarle. Nelle realtà che abbiamo analizzato i curatori sono spesso esterni, mentre servono figure da impiegare per cercare finanziamenti attraverso bandi europei e sponsor, per relazionarsi con i pubblici e con i cosiddetti stakeholder (o portatori di interesse), per lavorare in team interdisciplinari, gestire i fornitori, rendicontare o redigere report. Per prepararsi, dunque, a un futuro in questo campo, i master, soprattutto quelli in ambito economico e manageriale, sono una delle risposte in qualche modo più concrete alle nuove esigenze del mercato del lavoro. Ma per chi maturi presto la consapevolezza di che cosa si aspetta il mercato del lavoro dai giovani è possibile costruire profili forti e personalizzati anche orientandosi tra la miriade di corsi di laurea triennale e magistrale oggi disponibili nel panorama della formazione universitaria.
Altri articoli dell'autore
Algoritmi, nuovi software e tecnologie digitali stanno cambiando il modo di studiare, documentare e raccontare il passato, intercettando saperi scientifici e ingegneristici che penetrano la preparazione classica e arricchiscono le competenze necessarie all’esercizio della professione
Le giornate a porte aperte sono pensate per accompagnare studenti e famiglie nella scelta consapevole del migliore percorso di studi. Sono uno dei modi in cui le università assolvono al compito dell’orientamento assegnato loro dalla legge, ma fanno anche parte di una strategia più ampia di promozione dell’immagine istituzionale
A fine marzo è stato pubblicato il rapporto QS World University Rankings 2026. La notizia è che alcune università italiane che operano in ambito culturale, artistico e creativo hanno scalato le classifiche. Ma l’Italia è davvero competitiva? Come sta reagendo alla crescente apertura internazionale del mercato dell’istruzione?
Le giornate a porte aperte sono pensate per accompagnare studenti e famiglie nella scelta consapevole del migliore percorso di studi. Sono uno dei modi in cui le università assolvono al compito dell’orientamento assegnato loro dalla legge, ma fanno anche parte di una strategia più ampia di promozione dell’immagine istituzionale



