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Dal 12 al 14 maggio Ferrara diventerà, come ogni anno da oltre un trentennio, la capitale (non solo italiana) della conservazione, del recupero e della tutela del patrimonio culturale. A Ferrara Expo si terrà infatti la 31ma edizione di Restauro. Salone internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, appuntamento imprescindibile per i professionisti, le istituzioni, le aziende e gli esperti di questo settore di cui l’Italia detiene la leadership internazionale. «Un comparto importantissimo per il sistema-paese, ha evidenziato Angelo Crespi (che, da direttore generale Grande Brera, rappresentava il MiC alla presentazione del Salone internazionale), dal momento che esportiamo in tutto il mondo eccellenti restauratori, esperti anche negli ambiti più avanzati della scienza e della tecnologia del restauro, non a caso chiamati a operare in musei come il Metropolitan di New York, l’Art Institute di Chicago, il Louvre di Parigi. Quanto alla Pinacoteca di Brera, stiamo lavorando con l’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere a un laboratorio interno di diagnostica chimica e fisica: sarà il primo in Italia in un museo, e si aggiungerà all’altra nostra specificità, quella del laboratorio di restauro a vista che si apre nel cuore del percorso museale».
Nell’anticipare questa notizia, Angelo Crespi lamentava tuttavia il fatto che i giovani che escono dai nostri Istituti di alta formazione trovano un mercato del lavoro compresso, aggiungendo che «poiché in Italia non c’è cittadina o borgo che non possieda un patrimonio culturale, sarebbe da valutare l’opportunità che ogni Comune si dotasse di un proprio restauratore. Anche per una ragione di responsabilità nazionale».
Fondamentale per la piattaforma d’incontri internazionali di Restauro è l’apporto del Maeci-Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di Ice Agenzia, che da quest’anno potenzia il suo contributo all’evento, portando a Ferrara (a dispetto della drammatica situazione geopolitica) delegazioni sempre più numerose di operatori internazionali, alcuni dei quali giungeranno per la prima volta anche dall’America Latina (Messico e Brasile) e dall’Africa (Tunisia ed Etiopia): per tutti i componenti delle delegazioni sono previsti incontri business-to-business con le imprese italiane e visite a cantieri di restauro della regione, tra Bologna, Ferrara e Modena, con l’opportunità di conoscere da vicino il know-how, i materiali innovativi e le tecnologie sviluppati dalle nostre imprese.
Non meno rilevante è l’apporto di Assorestauro, storico partner della manifestazione: nel suo grande spazio presenterà gli stand in cui le aziende associate condivideranno i loro progetti, le loro tecnologie, le loro soluzioni, promuovendo a sua volta le visite dei professionisti stranieri ai cantieri di restauro architettonico, e offrendo l’opportunità, come rammentava la vicepresidente Rossana Gabrielli, di studiare sul posto l’intera filiera e di essere aggiornati sulla ricostruzione degli edifici storici in Emilia Romagna. Senza dimenticare le iniziative di Assorestauro nell’ambito della cooperazione internazionale, sviluppate con il nuovo centro di restauro in Uzbekistan e, auspicabilmente, con la prima edizione di «Restauration Week International» in Arabia Saudita, sempre che la guerra oggi in corso lo consenta.
L’attenzione alla formazione di lavoratori e imprese e alla sicurezza dei cantieri sarà proposta da Formedil-Ente unico nazionale per la formazione e la sicurezza edilizia, che organizzerà incontri di approfondimento sulla manutenzione degli edifici storici e sul rilievo dei siti archeologici, e varie attività tese a coinvolgere gli studenti sul tema imprescindibile della sicurezza oltre che sulle nuove tecnologie applicate al restauro.
Nella giornata inaugurale, il 12 maggio, apriranno come sempre i lavori gli Stati Generali del Restauro, che riuniranno esperti internazionali a dibattere sui «Grandi cantieri del restauro contemporaneo», tema reso attuale dai numerosi cantieri aperti grazie ai fondi Pnrr («con tutti i benefici e le criticità che ne conseguono» puntualizzava Alessandro Ippoliti, prorettore al Patrimonio architettonico dell’Università di Ferrara, ponendo l’accento sul tempo di soli 60 giorni concesso per mettere a punto i progetti, «in un ambito come questo, che invece richiederebbe riflessioni ponderate»). Al pomeriggio sarà la volta della Giornata di studi sul «Restauro della Cattedrale di Ferrara».
Insieme a numerose altre presenze, per le quali rinviamo al sito www.salonedelrestauro.com, un punto di forza di Restauto 2026 sarà il convegno (nel pomeriggio del 13 maggio) promosso da Intesa Sanpaolo e dedicato a «Restituzioni», il programma avviato nel 1989, sempre al fianco del Ministero e delle Soprintendenze, al fine di sostenere il restauro in Italia (e, da qualche tempo, anche all’estero, là dove il Gruppo bancario è presente).
Giunto alla sua ventesima edizione, il progetto «Restituzioni» ha festeggiato il traguardo esponendo nello scorso autunno a Roma, nel Palazzo delle Esposizioni, 120 suoi restauri dell’ultimo biennio, in una mostra (con catalogo Allemandi) in cui le opere sono commentate da puntualissime schede. A presentare a Ferrara questa esperienza esemplare di collaborazione pubblico-privato sarà Silvia Foschi, responsabile Patrimonio storico artistico e attività culturali di Intesa Sanpaolo, con i curatori scientifici Giorgio Bonsanti e Carla Di Francesco. Oggetto del dibattito, cinque dei più recenti interventi, scelti per il loro speciale interesse, per l’epoca, la tecnica, la provenienza: si va dal «Letto di Fossa» (II-I secolo a.C.), un manufatto raffinatissimo del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti, realizzato in osso intagliato con inserti in paste vitree, alla rara (per la tecnica) «Croce dipinta» (1320-25) del Museo Nazionale di San Matteo di Pisa attribuita al Maestro di San Torpé; dalla «Carpita alla moresca», gigantesco tappeto da tavolo di oltre 5x2,5 metri, realizzato nel Cinquecento da Nicola Karcher su disegno di Agnolo Bronzino (oggi nella Villa medicea di Poggio a Caiano, Firenze) alle strutture lignee (1721-28) di una chiesa di Moena (Trento) distrutta nella Grande guerra, fino allo sbalorditivo restauro del Cavallo colossale (1819-21) di Antonio Canova dei Musei Civici di Bassano del Grappa, che fino al 6 aprile s’impone con la sua potenza nel salone delle Gallerie d’Italia Milano, vero coup de théâtre della bellissima mostra «Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo».
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