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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliUna decina d’anni dopo la dipartita di Alexander Calder (1898-1976), Alexander S. C. Rower e la famiglia dell’artista americano decisero di istituire in suo onore e in sua memoria un’omonima Fondazione che potesse celebrarne il lavoro e preservarne la portata. Dal 2005, invece, esiste il Calder Prize che, con cadenza biennale, premia un artista con tre mesi di residenza presso l’ex studio di Calder a Saché, in Francia, 50mila dollari (oltre 42mila euro) e l’inserimento di un’opera in una collezione pubblica. La scelta ricade tra emergenti che hanno «già prodotto lavori innovativi di alto livello e che ha dimostrato il potenziale per apportare un contributo significativo al settore», si legge sul sito web.
Il 5 febbraio è stato annunciato il vincitore della 10ma edizione: Yuko Mohri, classe 1980, nata a Kanagawa, ma residente a Tokyo, e artista selezionata per rappresentare il Giappone alla 60ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
«Il lavoro di Yuko è allo stesso tempo enigmatico e invitante, e riesce ad attirare gli spettatori in esperienze in tempo reale influenzate da molti fattori casuali: il tempo, lo spazio e forze invisibili come la gravità, il suono, l’aria e la luce, ha dichiarato Alexander S. C. Rower, cofondatore e presidente della Fondazione. Sebbene sia facile tracciare parallelismi tra il lavoro di Yuko e quello di Calder, la sua voce estetica è fortemente singolare».
I suoi «grovigli», che hanno dato il titolo alla recente personale al Pirelli HangarBicocca di Milano (18 settembre 2025-11 gennaio 2026) e alla futura mostra al Centro Botín di Santander (28 marzo-6 settembre), costruiscono installazioni multimediali, fatte di immagini, oggetti, elementi naturali e suoni. Il richiamo a Calder sta quindi nell’assemblaggio di elementi apparentemente distanti tra loro, ma che i due artisti riescono a far dialogare e a porre in equilibrio.
Cecilia Paccagnella
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