Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliFra il Ponte di Rialto e Ca’ Foscari dalla fine del XV secolo si affaccia sul Canal Grande Palazzo Pisani Moretta, un edificio in stile gotico veneziano passato nelle mani della famiglia Pisani Moretta a inizio Seicento. Al suo interno sono conservate opere di Giambattista Tiepolo, Jacopo Guarana, Gaspare Diziani e Giuseppe Angeli, al cui fianco dal 2026 sarà celebrata l’arte dell’artigianato, ovvero «l’insieme delle pratiche materiali, tecniche e immaginative attraverso cui la cultura prende forma».
È ciò che si legge nel testo che accompagna l’annuncio di una nuova istituzione culturale in città: la Fondazione Dries Van Noten aprirà i battenti nel mese di aprile 2026, nel periodo dell’anno più florido (artisticamente parlando) per Venezia. Poco prima dell’inaugurazione della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte (dal 9 maggio al 22 novembre), infatti, lo storico Palazzo si mostrerà nella sua nuova veste di centro dinamico, ideato dallo stilista belga Dries Van Noten e il marito Patrick Vangheluwe per accogliere progetti curatoriali e per instaurare un dialogo contemporaneo aperto e interdisciplinare.
Creativi affermati e emergenti nei campi dell’arte, del design, della moda, dell’architettura, della gastronomia e non solo, saranno accolti per costruire una narrazione a proposito del panorama artistico attuale che sarà sottoposta al pubblico favorendo scambi, confronti e connessioni significative.
Dries Van Noten. Photo: Camilla Glorioso
Fulcro e missione: celebrare la «dimensione umane del creare» unendo le diverse sfaccettature del mondo dell’arte e superando i confini tradizionali perché «ogni forma di espressione creativa» nasce «dai gesti e dalle competenze che definiscono il fare umano».
Tradizione e innovazione, locale e globale si incontrano a Palazzo Pisani Moretta con un ricco palinsesto di presentazioni, progetti collaborativi, residenze, eventi, iniziative e laboratori.
«Venezia è una città viva, dai mercati ai suoi giovani abitanti, capace di offrire stimoli culturali unici, non solo una destinazione per il weekend, dichiarano Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe. Ci siamo innamorati di Palazzo Pisani Moretta non come di un monumento fermo nel tempo, ma come di un palcoscenico per la creatività. La moda ci ha dato così tanto, e ora vogliamo restituire, sostenendo l’artigianato in tutte le sue forme, dalla ceramica ai gioielli, dalla cucina al canto, fino alla moda stessa. Con la Fondazione vogliamo creare un luogo vivo, dove artisti e artigiani possano mostrare il loro lavoro, dove gli studenti possano imparare facendo e sperimentando, e dove i visitatori possano scoprire il fare come vera esperienza culturale. Il nostro obiettivo è costruire un ecosistema che dia visibilità, rilevanza e vitalità all’artigianato nell’era delle macchine e della rivoluzione digitale, creando un legame tra passato, presente e futuro di Venezia».
Il Palazzo sarà quindi oggetto di restauro, affidato all’architetto veneziano Alberto Torsello, al fine di preservare il patrimonio al suo interno e adattarlo alle future esigenze della Fondazione. A chiudere il 2026, invece, una seconda sede, ripensata dall’architetto e curatrice Giulia Foscari, sarà inaugurata con il nome di Studio San Polo.
Una veduta interna di Palazzo Pisani Moretta. Photo: Camilla Glorioso
Una veduta interna di Palazzo Pisani Moretta. Photo: Camilla Glorioso
Altri articoli dell'autore
Nonostante il record di nomination nella storia dell’Academy con cui si è presentato «I peccatori» (16 in tutto), a spuntarla è stato Paul Thomas Anderson con «Una battaglia dopo l’altra», anche nella neonata categoria di Miglior casting
Con «Ritratto di Ferdinando II de’ Medici» (1640-45) e «Ritratto di François de Clermont-Tonnerre» (1655 ca), la galleria Rob Smeets riporta l’attenzione su un raro caso di artista che, nel Seicento, ha fatto del tatto i propri occhi e dell’argilla il proprio materiale d’elezione
A distanza di pochi mesi, dal contesto fieristico l’opera dell’artista Mike Winkelmann si sposterà nell’atrio dell’istituzione tedesca in concomitanza con il Gallery Weekend Berlin. «Se i musei sono luoghi in cui la società riflette su sé stessa, allora devono confrontarsi con le tecnologie che la stanno attivamente trasformando», sostiene la curatrice Lisa Botti
Ieri, 10 marzo, una lettera firmata da 24 Ministri della Cultura di 22 Paesi europei indirizzata al Presidente della Fondazione Biennale ha chiesto a quest’ultima di riconsiderare la partecipazione del Paese alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte. Anche i commissari europei si sono dichiarati contrari, come lo stesso ministro Alessandro Giuli, che però riconosce l’autonomia dell’istituzione veneziana



