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Ai Weiwei, «Mushrooms», 2026, Sydney, Museum of Contemporary Art Australia

Courtesy Ai Weiwei Studio, Mca Australia, Galleria Continua e Lisson Gallery. © Ai Weiwei Studio. Foto Anna Kučera

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Ai Weiwei, «Mushrooms», 2026, Sydney, Museum of Contemporary Art Australia

Courtesy Ai Weiwei Studio, Mca Australia, Galleria Continua e Lisson Gallery. © Ai Weiwei Studio. Foto Anna Kučera

A Sydney Ai Weiwei trasforma 500 elmetti militari in un monumento alla pace

Sulla Tallawoladah Lawn del Museum of Contemporary Art Australia, con «Mushrooms» l’artista cinese porta al centro della scena la contraddizione tra protezione e vulnerabilità introducendo anche un’idea di rigenerazione

Alessia De Michelis

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Cinquecento elmetti da combattimento in ghisa, disposti in dieci file regolari su una piattaforma lunga 40 metri: è «Mushrooms», la nuova installazione pubblica di Ai Weiwei, presentata il 25 settembre sulla Tallawoladah Lawn del Mca-Museum of Contemporary Art Australia di Sydney.

Commissionata dal museo nell’ambito della Neil Balnaves Tallawoladah Lawn Commission, sostenuta dalla Balnaves Foundation, l’opera trasforma un oggetto legato alla guerra in un’immagine collettiva di resistenza e sopravvivenza. Realizzati in Cina a partire da un unico stampo ispirato a un elmetto militare del Novecento, gli elementi sono repliche in scala 1:1, complete anche dell’imbottitura interna dell’originale. Il pubblico può attraversare l’installazione lungo un corridoio centrale, osservandone le minime differenze.

L’origine del progetto risale alla donazione, da parte del Governo tedesco all’Ucraina nel 2022, di 5mila elmetti: un gesto allora ampiamente criticato perché ritenuto simbolico e insufficiente rispetto alle esigenze del conflitto con la Russia. Ai Weiwei porta così al centro della scena la contraddizione tra protezione e vulnerabilità. «Le guerre non sono cessate», afferma l’artista, invitando a riflettere sul rapporto tra conflitto e pace. Il titolo dell’opera introduce però anche un’idea di rigenerazione: i funghi trasformano la decomposizione in nuova vita. Per Ai Weiwei il termine richiama inoltre la crescita nell’oscurità, le nubi nucleari e, in cinese, l’idea di ritardi senza fine.

Il tema si inserisce nella lunga ricerca dell’artista sulla guerra, lo sfollamento e la condizione umana, già affrontati in opere come «Remembering» (2009), «Sunflower Seeds» (2010) e «Law of the Journey» (2017), oltre che nel documentario «Human Flow» (2017). Con «Mushrooms», Ai Weiwei si colloca inoltre nella tradizione di artisti che hanno risposto alle atrocità della guerra attraverso l’arte, da Francisco Goya a Pablo Picasso.

La commissione proseguirà anche fuori dallo spazio espositivo con «Say Your Peace», programma che invita i visitatori a registrare messaggi dedicati a pace, speranza e resilienza. L’opera resterà visibile gratuitamente sulla waterfront lawn del Mca, nel quadro della commissione annuale inaugurata nel 2025 con Thomas J Price.

Alessia De Michelis, 28 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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