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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliLa recente scoperta di una domus di età imperiale cambia la storia di «Saepinum». Lo sostiene Enrico Rinaldi, 57 anni, direttore del Parco Archeologico di Sepino e della Direzione regionale Musei nazionali Molise dal marzo 2022 con l’incarico rinnovato per il secondo quadriennio: «Prima non avevamo testimonianze abitative che documentassero in età imperiale la presenza stabile in città di élite che avevano rapporti privilegiati con il potere centrale. Le indagini stratigrafiche, insieme allo studio dei materiali e dei contesti, consentono di identificare Saepinum come centro non isolato, bensì pienamente integrato nelle reti amministrative ed economiche dell’Italia romana». In una vallata di forte suggestione naturalistica, scavata in passato per il 25% della sua estensione, Saepinum, raccomanda l’archeologo, «va conservata ma soprattutto indagata, per cui era fondamentale avviare un progetto per ricostruire la topografia della città antica».
Quali lavori sono in corso? «Abbiamo provveduto inizialmente a fare indagini non invasive: rilievi topografici, laser scanner e fotogrammetrici, per una corretta modellazione dei monumenti già esistenti. Poi prospezioni geofisiche su tutta l’area urbana che hanno permesso di acquisire dati ad alta risoluzione». E nel sottosuolo sono state individuate «anomalie riconducibili a potenziali strutture murarie e infrastrutture ancora sepolte». Queste informazioni, precisa Rinaldi, «aiutano a ricostruire la topografia di Saepinum e orientano lo scavo diretto, che è essenziale ma oneroso. Rappresentano inoltre un avanzamento metodologico: qui non era mai stato realizzato un progetto su scala urbana che partisse da indagini non invasive per arrivare allo scavo. Le prospezioni ci orienteranno anche nei futuri interventi di tutela e valorizzazione». La città risulta più antica? «Stanno emergendo tracce di un insediamento sannitico precedente, non solo luogo di scambio e di commercio, ma insediamento specializzato in attività legate alla transumanza, in particolare alla filiera della lana con la messa in luce di vasche probabilmente destinate al lavaggio della stessa». Rinaldi inoltre annuncia la pubblicazione a breve dei risultati delle ricerche e l’organizzazione di un convegno internazionale, nonché collaborazioni con università anche straniere per lo scavo di settori suggeriti dalle prospezioni.
Saepinum, impluvio della domus scoperta presso Porta Boiano. Foto Parco archeologico di Sepino (Cb)
Stefano Miliani
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