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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliIl «Parco delle Neofite» a Prato è il progetto di riforestazione in un’area particolarmente soffocata dal traffico nella zona delle case popolari di Trobbiana, promosso e finanziato dalla Associazione Arte Continua, fondata da Mario Cristiani, della omonima galleria, nel 1990 e attiva con iniziative di arte pubblica solo nelle grandi città, ma diffuse nel territorio. In questo caso, le opere d’arte si trasformano in alberi: il progetto affidato a Stefano Mancuso (e al suo staff PNAT), prevede di piantare oltre 200 alberi e 400 arbusti, per creare un bosco che renda più godibile la vita del quartiere e contribuisca ad abbassarne la temperatura. Il nome dello scienziato è ormai da anni indissolubilmente legato all’arte, come nel caso della mostra a palazzo Strozzi «The Florence experiment» con Carsten Holler nel 2018.
L’iniziativa di Cristiani, in collaborazione con l’assessorato all’urbanistica, ambiente e economia circolare di Prato, Valerio Barberis, è stato finanziato grazie a una raccolta fondi lanciata dall’Associazione Arte Continua, e reso possibile dall’adesione di importanti artisti amici provenienti dalla comunità internazionale dell’arte: Per Barclay, Massimo Bartolini, Loris Cecchini, Leandro Elrich, Alberto Garutti, Antony Gormley, Carsten Höller, Labinac (Maria Thereza Aves e Jimmie Durham), Cildo Meireles, Giovanni Ozzola, Mimmo Paladino, Tobias Rehberger, Kiki Smith, Pascale Marthine Tayou, Sislej Xhafa, Nari Ward e Kunst Voor Autisme (Michael Booremans, Berlinde de Bruickere, Hans Op de Beek, Luc Tuymans) e grazie a un’asta di beneficienza.
Il primo albero-opera piantato è un ginko biloba, pianta molto amata da Mancuso («questo albero è un fossile vivente, ha centinaia di milioni di anni, ben più dell’homo sapiens, vale come una sorta di memento»). Lo scienziato avverte che il bosco non accoglierà piante autoctone, anche perché il concetto di autoctono è del tutto ingannevole, dal momento che, ad esempio, il paesaggio di cipressi in Toscana è mera opera di architetti paesaggisti inglesi del Settecento. La data scelta del 4 ottobre, il giorno di san Francesco, con la presenza del vescovo e quindi anche la benedizione dell’albero piantato, ha sottolineato l’impegno per la comunità di persone povere, l’amore e il rispetto per la vita di piante e animali, per quella sottile biosfera in cui viviamo immersi, che è qualcosa, ribadisce Mancuso, di molto fragile e dalla cui difesa dipende il nostro futuro.
Mario Cristiani, che da giovane militava nel partito dei verdi «ma la politica arriva sempre troppo tardi rispetto all’arte», ha spiegato di voler trasformare anche le case popolari in opere d’arte, ma solo in un secondo momento, poiché l’importante ora è l’ossigeno. Per Mancuso esiste uno scollamento tra il problema della sostenibilità (il maggiore che oggi si presenta all’umanità) e l’arte, che invece è sempre stata e deve essere un amplificatore di messaggi: «io posso scrivere tutti i libri che voglio, ma è un’installazione che cambia la testa della gente» afferma Mancuso. Alla cena di beneficenza, organizzata al Ristorante Myo del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, sono intervenuti a commentare il progetto ai convitati Tobias Reheberger, Giovanni Ozzola, Loris Cecchini e Massimo Bartolini.
Mario Cristiani (Associazione Arte Continua e Galleria Continua, secondo da sinistra), il sindaco di Prato Matteo Biffoni (terzo da sinistra) alla posa del primo albero del progetto di riforestazione a Prato
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