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Credits Marco Menghi

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A Milano torna la fiera dedicata al Modernariato

Dalle sedute di Gio Ponti alle sperimentazioni di Ettore Sottsass, SOMO torna a Milano il 14 e 15 novembre. Oltre 70 espositori e una nuova sezione dedicata alle gallerie raccontano il Novecento attraverso gli oggetti che hanno trasformato il modo di abitare

Una lampada può cambiare la percezione di una stanza. Una poltrona può definire il carattere di un ambiente più di un’intera collezione di arredi. Ci sono oggetti progettati decenni fa che continuano a funzionare nel presente, capaci di attraversare epoche e trasformazioni del gusto senza perdere la propria identità. Il modernariato nasce anche da questa continuità: dalla possibilità di incontrare nuovamente il design del Novecento, sottrarlo alla sua collocazione originaria e inserirlo in un contesto diverso, dove la storia del progetto incontra quella di chi lo sceglie.

È attorno a questa idea che si sviluppa la sesta edizione di SOMO – Solo Modernariato, in programma il 14 e 15 novembre negli spazi di Superstudio Più, in via Tortona a Milano. La manifestazione, che si presenta come la prima fiera italiana dedicata esclusivamente al modernariato, riunisce oltre 70 espositori provenienti da tutta Italia su una superficie di 4.000 metri quadrati. La selezione curata dalla direttrice Francesca Buliani attraversa la produzione del secondo dopoguerra e arriva fino agli anni Ottanta, mettendo in relazione arredi, illuminazione, complementi e oggetti da collezione. Il percorso restituisce una stagione in cui il progetto ha modificato profondamente il rapporto tra forma, funzione e vita quotidiana. Nel dopoguerra, la ricostruzione e la crescita industriale aprono nuove possibilità alla produzione degli arredi. Il design italiano sviluppa un dialogo tra industria e artigianato, ricerca tecnologica e cultura architettonica, sperimentazione formale e attenzione all’uso. Gli oggetti entrano nelle case con una presenza sempre più riconoscibile: rispondono a esigenze pratiche, ma contribuiscono anche a definire un modo di vivere.

Le opere di Gio Ponti, Ico Parisi, Osvaldo Borsani e Gae Aulenti permettono di leggere alcune delle direzioni lungo cui si è sviluppata questa storia. Ponti lavora sulla leggerezza delle strutture e sulla possibilità di conciliare eleganza e produzione; Parisi sperimenta forme morbide e soluzioni che mettono in relazione architettura e arredo; Borsani esplora il rapporto tra comfort, meccanica e innovazione tecnica; Aulenti affronta la luce e gli oggetti come elementi capaci di organizzare lo spazio. Sono percorsi differenti, accomunati dalla capacità di attribuire al progetto una funzione che supera la semplice risposta a un bisogno.

Con Ettore Sottsass, il linguaggio dell’arredo si apre a una dimensione più apertamente espressiva, destinata a mettere in discussione gerarchie e convenzioni del gusto. Le sue sperimentazioni mostrano come un oggetto possa diventare anche una presa di posizione culturale, un modo per interrogare le abitudini consolidate e il rapporto tra funzione, decorazione e immaginario. Accanto a queste esperienze, il riferimento a Le Corbusier e a Charles e Ray Eames allarga lo sguardo a una storia internazionale nella quale il progetto moderno ha cercato nuove relazioni tra materiali, produzione industriale e vita quotidiana. Ritrovare oggi questi oggetti significa confrontarsi con un patrimonio che continua a essere utilizzato, oltre che conservato. Una seduta, una lampada o un tavolo possono tornare a svolgere la propria funzione, entrare in dialogo con architetture contemporanee e convivere con produzioni di altre epoche. È questa possibilità a distinguere il modernariato da una semplice nostalgia per il passato. Il valore di un oggetto dipende dalla sua storia, dalla qualità del progetto e della realizzazione, dalla rarità e dall’interesse che suscita tra collezionisti e appassionati, ma anche dalla capacità di continuare a essere pertinente nel presente.

La nuova sezione «Gallery», curata dall’architetto Nicola Quadri, introduce quest’anno un ulteriore livello di lettura. Otto gallerie del panorama nazionale presenteranno selezioni dedicate al design storico e da collezione: oltre alla Galleria Nicola Quadri, saranno presenti Cristiano Calore Spazio Industrial, Massimo Costa, Alberto Cremonesi, Davide Desio, Valter Fabiani – Carl Kraag, Sibilla Farsetti e Monica Lupi. La proposta della Galleria Nicola Quadri entrerà inoltre in dialogo con un progetto speciale firmato da Marinella Rossi. La presenza delle gallerie porta l’attenzione sul lavoro di ricerca e selezione che sostiene il mercato del design da collezione. Riconoscere un pezzo, ricostruirne la provenienza, valutarne l’autenticità e comprenderne il posto nella storia del progetto richiede competenze specifiche. Il collezionismo si costruisce anche attraverso questo lavoro, che restituisce agli oggetti un contesto e aiuta a distinguere una produzione significativa da una semplice somiglianza formale. La sezione Gallery può così mettere in evidenza la varietà di approcci con cui il patrimonio del Novecento viene studiato, conservato e rimesso in circolazione.

Dietro SOMO c’è il percorso personale e professionale di Francesca Buliani, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e iscritta all’albo dei Restauratori. Cresciuta in una casa in cui gli arredi del Novecento facevano parte della quotidianità, tra il padre architetto e la madre commerciante d’arte, Buliani ha maturato una conoscenza diretta del settore frequentando fiere e mercati italiani. Da questa esperienza è nata l’idea di dedicare al modernariato una manifestazione autonoma, capace di valorizzare gli oggetti del secolo scorso e di rivolgersi tanto ai collezionisti esperti quanto a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. SOMO prende vita nel 2024 allo Spazio Fase, vicino a Bergamo, in un contesto di archeologia industriale; dal 2026 la manifestazione ha scelto Milano e gli spazi di Superstudio Più.

SOMO mantiene una proposta che comprende fasce di prezzo differenti. Accanto a pezzi rari, edizioni limitate e arredi firmati, la fiera annuncia oggetti accessibili anche a chi si avvicina per la prima volta al modernariato. Una scelta che allarga il pubblico potenziale senza cancellare la distanza tra acquisto occasionale e collezionismo consapevole. Entrare in questo mondo può cominciare da una lampada o da una piccola ceramica, per poi trasformarsi in un interesse più ampio per la storia dei materiali, delle aziende e dei progettisti. La valenza culturale della manifestazione passa anche attraverso l’idea di un acquisto consapevole, lontano dalla ricerca esclusiva della tendenza del momento. Il riuso assume un valore aggiunto: ogni oggetto recuperato conserva le tracce del proprio tempo e può trovare una nuova collocazione senza perdere la relazione con la storia che lo ha prodotto. In questa prospettiva, prolungare la vita di un arredo significa anche riconoscere il valore dei materiali, del lavoro e delle competenze che ne hanno accompagnato la realizzazione.

Resta il rischio che il design storico venga ridotto a un repertorio di icone riconoscibili, acquistate per il loro valore simbolico o per la capacità di qualificare un interno. La storia degli oggetti è più complessa della loro immagine: comprende processi industriali, sperimentazioni tecniche, trasformazioni sociali e cambiamenti nelle abitudini domestiche. Guardare al modernariato significa anche recuperare queste relazioni, andando oltre la firma e la riconoscibilità del pezzo. A Milano, SOMO riunisce così oggetti di epoche diverse, dalle sedute alle lampade, dalle ceramiche alle insegne luminose. Pezzi nati per rispondere a esigenze e sensibilità del Novecento tornano a confrontarsi con gli interni contemporanei, mantenendo visibili le tracce del progetto, dei materiali e delle tecniche che li hanno resi riconoscibili.

Redazione, 23 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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