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Michele Di Stefano

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Michele Di Stefano

A Milano l'arte occupa piscine, tipografie e spazi in trasformazione

Dal 19 al 22 novembre, la XVI edizione di Video Sound Art Festival torna nel quartiere Lodi-Corvetto di Milano con «Preferiremmo andare fuori strada», un programma di installazioni, performance, video e incontri dedicato alle trasformazioni dello spazio urbano e alle possibilità di abitarlo. Tra Fondazione Galleria Milano, Bonvini 1909 e Piscina Mincio, gli interventi di Lucia Pescador, Ode de Kort, Michele Di Stefano, Cem A. ed Edizioni Brigantino si affiancano alle opere video di artisti internazionali. La novità è una curatela collettiva, nata da un lavoro di ricerca e confronto con il territorio. Ingresso gratuito.

Una piscina, una cartoleria storica, un ex bar in attesa di una nuova destinazione e uno spazio espositivo trasformato temporaneamente in sala cinematografica. Sono i luoghi attraverso i quali Video Sound Art Festival torna a interrogare le trasformazioni della città. Dal 19 al 22 novembre 2026, la XVI edizione della manifestazione milanese si svolgerà nel quartiere Lodi-Corvetto, con il titolo «Preferiremmo andare fuori strada», un programma di installazioni, performance, proiezioni e incontri che mette al centro il rapporto tra i corpi, lo spazio urbano e le condizioni dell'abitare contemporaneo.

Il festival ritorna nel quartiere che aveva già ospitato la sua XIV edizione nel 2024, scegliendo di confrontarsi con un'area interessata da importanti trasformazioni urbanistiche, economiche e sociali, anche in relazione alla fase successiva alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Il titolo dell'edizione suggerisce una presa di distanza dai percorsi prestabiliti, ma soprattutto una riflessione sulle possibilità di attraversare e utilizzare gli spazi della città. Chi può abitarli? Quali trasformazioni ne modificano l'accessibilità? E in che modo l'arte può contribuire a rendere visibili condizioni di precarietà, esclusione o appartenenza?

Sono queste alcune delle questioni attorno alle quali si sviluppa il programma, articolato in tre sedi: Fondazione Galleria Milano, Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909 e Piscina Mincio. La scelta dei luoghi costituisce un elemento centrale del progetto. Anziché concentrare le opere in una sede espositiva convenzionale, Video Sound Art interviene su spazi già caratterizzati da funzioni, frequentazioni e memorie differenti, modificandone temporaneamente l'utilizzo e mettendoli in relazione con nuove pratiche artistiche. Alla Piscina Mincio, per esempio, le gradinate ospiteranno Tra le Righe (nasce), una nuova installazione video di Ode de Kort, presentata in anteprima al festival. Il lavoro prende origine dall'osservazione della piscina, delle sue corsie e dei corpi che le attraversano, sviluppando una riflessione sul movimento, sulla scrittura e sull'attesa.

Attraverso immagini e riflessi, l'artista costruisce uno spazio intermedio tra presenza fisica e possibilità immaginata, nel quale affiorano temi come l'origine, la cura e la crescita. La struttura stessa della piscina diventa parte dell'opera, contribuendo a determinare il rapporto tra immagine, architettura e spettatore. Nella medesima sede, Michele Di Stefano presenterà Surplace Radio, una trasmissione temporanea e itinerante che costruisce il proprio palinsesto attraverso novità discografiche, selezioni musicali e divagazioni etnomusicologiche. Una pratica di ascolto che amplia il programma oltre la dimensione visiva, introducendo il suono come strumento di esplorazione dello spazio.

Un altro nucleo significativo dell'edizione si sviluppa attorno alla Cartoleria e Tipografia Bonvini 1909, uno dei luoghi che conservano la memoria delle attività commerciali e artigianali del quartiere. Negli spazi dell'ex bar adiacente alla cartoleria, ancora privi di una destinazione definitiva, Lucia Pescador ed Edizioni Brigantino, duo formato da Valentina Lucchetti e Canedicoda, presenteranno La cucina di Olivia, una produzione concepita appositamente per il festival.

L'intervento mette in relazione le opere di Pescador con una costruzione spaziale realizzata da Edizioni Brigantino. Il progetto si configura come un insieme di piccoli ambienti, stanze prive di porte abitate dai lavori e dai pensieri dell'artista. È un'operazione che assume un significato particolare proprio in rapporto alla condizione del luogo. L'ex bar viene temporaneamente riattivato attraverso una presenza artistica, mentre il suo futuro rimane ancora da definire. L'installazione introduce così una riflessione sulla possibilità di attribuire nuovi usi e significati agli spazi urbani. Il programma dedicato a Lucia Pescador comprenderà anche la proiezione di A mano libera, documentario realizzato nel 2023 da Judith Du Pasquier, e la presentazione di un volume che ricostruisce la mostra-happening organizzata dall'artista nel 2014 negli ambienti di Bonvini, prima del loro restauro. Il ritorno di Pescador in questo contesto stabilisce quindi un rapporto tra differenti momenti della storia recente dello spazio, mettendo in relazione la memoria dell'intervento precedente con una nuova produzione. Alla Fondazione Galleria Milano, invece, lo spazio espositivo sarà trasformato in una sala cinematografica dedicata alle immagini in movimento e al confronto tra artisti, ricercatori e curatori. Il programma comprenderà una selezione di opere video provenienti dal Centre national des arts plastiques (Cnap) di Parigi, con lavori di Ila Bêka e Louise Lemoine, Thomas Hirschhorn, Uriel Orlow, Florence Lazar, Jordi Colomer, Randa Maroufi e Meriem Bennani.

La presenza di questi autori permette di estendere le questioni affrontate dal festival a contesti geografici e culturali differenti, attraverso ricerche che indagano l'architettura, i comportamenti sociali, le trasformazioni politiche e le forme di rappresentazione della vita collettiva. Nel programma figurano inoltre opere di Ugo La Pietra, Nicola Pellegrini e Ottonella Mocellin, accanto agli altri artisti coinvolti nelle installazioni e nelle performance. Tra gli interventi previsti alla Fondazione Galleria Milano, particolare interesse riveste Spoken Panorama di Cem A., artista noto per una ricerca che mette in discussione i linguaggi e i dispositivi di comunicazione dell'arte contemporanea. La performance prende come materiale di partenza le conversazioni del programma pubblico del festival. Le affermazioni pronunciate durante gli incontri vengono trascritte, scomposte e riorganizzate secondo le loro affinità semantiche, indipendentemente dall'identità di chi le ha formulate o dal momento in cui sono state espresse. Il risultato è una rappresentazione delle relazioni tra idee e discorsi, nella quale il linguaggio diventa materia di elaborazione artistica. La parola viene sottratta alla sua sequenza originaria e restituita attraverso un'organizzazione differente, capace di mettere in evidenza connessioni e prossimità concettuali.

Accanto al programma delle opere, la XVI edizione introduce una trasformazione significativa anche sul piano organizzativo: la curatela diventa collettiva. Il progetto è affidato a un gruppo formato da Thomas Ba, Rita Duina, Edizioni Brigantino, Laura Lamonea, Lino Palena e Tommaso Santagostino, che condividono il percorso di ricerca e le responsabilità curatoriali. La direzione artistica resta affidata a Laura Lamonea.

La scelta intende superare una concezione della curatela come esercizio individuale, attribuendo maggiore importanza al confronto tra competenze e sensibilità differenti. Nel corso dell'anno, la preparazione del festival ha inoltre previsto incontri con studenti e studentesse del Liceo Manzoni, dell'Istituto Albe Steiner, dell'Università degli Studi di Milano, della NABA e dell'Istituto Bordoni di Pavia. Questo lavoro si inserisce in una pratica che accompagna Video Sound Art fin dalla fondazione, nel 2010: costruire le iniziative attraverso un confronto con le caratteristiche degli spazi e con le persone che li frequentano, facendo dell'attività espositiva una parte di un processo più ampio di ricerca e produzione. Anche la tradizionale Open Call viene ripensata in questa direzione. Dopo sedici anni di attività, il festival ha scelto di sostituire la consueta modalità di candidatura con un percorso di individuazione e accompagnamento delle ricerche artistiche emerse durante le attività di coprogettazione realizzate nei municipi milanesi nel corso del 2026.

 

Redazione, 21 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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