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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoli«Il design non riguarda soltanto la prospettiva di chi progetta, ma soprattutto l’esperienza di chi fruisce del progetto». È questa la riflessione da cui muove Francesco Dondina, direttore creativo, fondatore dello studio Dondina Associati e curatore di «BIG-Biennale Internazionale Grafica», che dal 22 al 25 ottobre torna a Milano con la seconda edizione. L’ingresso è libero, le sedi sono diffuse e il tema è uno solo: la comunicazione visiva. La prima edizione ha richiamato più di 20mila persone, con oltre 90 appuntamenti e 150 progettisti da ogni parte del mondo. Ora gli organizzatori vogliono allargare la rete delle collaborazioni e dare alla manifestazione un respiro ancora più internazionale, radicandola nell’intera città.
Erede del «Milano Graphic Festival» del 2022, «BIG» scommette sull’idea che la grafica debba uscire dalla cerchia dei professionisti per tornare a essere materia di discussione pubblica. Il suo terreno, del resto, è la vita di tutti i giorni fatta di pagine stampate, marchi e segnaletica. Da qui si arriva a toccare questioni più ampie, dal recupero degli spazi urbani alla tutela dell’ambiente, dalle differenze di genere alla scuola e alla formazione. Il baricentro è l’ADI Design Museum di Milano, nato attorno alla collezione storica del Premio Compasso d’Oro, partner principale in cui si concentra la parte più consistente delle esposizioni.
Ed è proprio negli spazi del museo che prende forma il cuore del palinsesto con il ritorno di «SIGNS», giunta alla quarta edizione: panoramica sulla progettazione grafica italiana di oggi con dodici protagonisti, tra cui Giulia Boccarossa e Federica Ricci. Ampio spazio viene dedicato al mondo dell’editoria con Susanna Vallebona che ne indaga il rapporto con arte e design con BOOKSHOCK, Oggetto Libro, mentre Luca Lattuga e Fabrizio Falcone ripercorrono la tipografia italiana tra le due guerre in Alfabeti Modernisti Italiani. Silvana Amato riunisce i manifesti dei soci dell’Alliance Graphique Internationale, e una mostra rievoca la storia del quotidiano «Avanti!». Il designer olandese Erik Kessels, con l’Art Directors Club Italiano, presenta «Muddy Dance», progetto che nasce dalla fotografia vernacolare. Il programma di incontri, laboratori e seminari mette insieme voci italiane e internazionali tra cui Patrick Thomas, Lukas Cottrell alla guida di Peter Schmidt Group, Leonardo Sonnoli, Matteo Bologna, Armando Milani e ancora Emilio Macchia e Marta Sironi.
Il festival, però, non resta chiuso nel museo. Si spinge nelle istituzioni della formazione, della produzione e della cultura: Politecnico di Milano, Naba, CFP Bauer, Biblioteca Sormani, Bonvini 1909 e Villa Ghirlanda Silva a Cinisello Balsamo (Mi). Alla Fabbrica del Vapore l’Isia Roma Design ha già aperto la propria mostra, visitabile fino al 25 ottobre 2026. Spazio anche ai progetti scelti con la call di febbraio e a «What’s BIG?», realizzato con Caffè Moak e l’Associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva (AIAP), che raccoglie trenta visioni sul tema del lavoro dignitoso, partendo dall’Obiettivo 8 dell’Agenda 2030 dell’Onu.
«BIG» prova così a trasformare la curiosità in un'abitudine per cui guardare la grafica diventa, a Milano, parte della cultura di tutti i giorni.
Installation view, BIG Biennale Internazionale Grafica 2026, ADI Design Museum_Ph. Chiara Diceglie
Arianna Scinardo
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