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Michelangelo Tonelli
Leggi i suoi articoliUna volta i giornali arrivavano a Lipari sulle barche a remi. Quasi un secolo dopo continuano a circolare sull’isola, ma adesso lo fanno a bordo di un furgoncino rosso. In mezzo ci sono tre generazioni, 98 anni di attività e la storia di una delle infrastrutture culturali più ordinarie e, proprio per questo, meno considerate del Paese: l’edicola.
Domenico Belletti compirà 81 anni tra due mesi. La sua famiglia vende giornali a Lipari dal 1928. Adesso ha dovuto abbassare definitivamente la saracinesca dell’unica edicola rimasta sull’isola maggiore dell’arcipelago delle Eolie: tremila euro al mese di affitto erano diventati insostenibili. Belletti, però, non ha smesso di lavorare. Ha caricato quotidiani, riviste, libri e altra merce sul proprio furgone e ha cominciato a distribuirli attraversando strade e vicoli dell’isola. «Non voglio togliere un servizio a Lipari», ha spiegato. È una piccola storia di resistenza commerciale, ma sarebbe riduttivo leggerla soltanto così. Lipari conta circa 10mila abitanti, che durante la stagione estiva possono diventare 30mila con turisti e villeggianti. Eppure non riesce più a sostenere un'edicola tradizionale. Il problema riguarda naturalmente il costo dell'immobile, ma si inserisce in una trasformazione molto più profonda delle modalità attraverso cui giornali, riviste e libri raggiungono fisicamente il pubblico.
Quella dei Belletti, del resto, non era diventata soltanto una rivendita di quotidiani. Nel tempo si era trasformata in un punto di riferimento per chi cercava pubblicazioni dedicate alla storia, alla cultura e alla natura delle Eolie, comprese edizioni in lingua straniera. È un aspetto apparentemente secondario che permette di capire cosa si perde quando scompare un'edicola: non soltanto un esercizio commerciale, ma un luogo di selezione, esposizione e circolazione della produzione editoriale. Una piccola infrastruttura culturale di prossimità.
I numeri trasformano il caso di Lipari in una questione nazionale. Negli ultimi vent'anni in Italia sarebbero scomparse 15mila edicole, con una contrazione del 42,5%. Ne rimangono circa 20mila e soltanto poco più della metà vende esclusivamente prodotti editoriali. Ancora più significativo è il dato territoriale: circa 5mila comuni italiani non dispongono più di un'edicola. Significa che in una parte consistente del Paese acquistare fisicamente un quotidiano o una rivista richiede ormai uno spostamento verso un altro centro. La Sicilia rende particolarmente visibile il fenomeno. Delle 4.799 rivendite esistenti in passato, più di duemila hanno cessato l'attività, con una diminuzione nell'ordine del 42%. Le istituzioni regionali hanno provato a intervenire consentendo alle edicole di trasformarsi in multiservice point, ampliando le categorie merceologiche e i servizi offerti, e attraverso un bando da 4,2 milioni di euro che ha assegnato contributi fino a 5mila euro: ne hanno beneficiato 292 edicolanti. Misure che cercano di rispondere a una contraddizione difficile da risolvere: chiedere alle edicole di continuare a svolgere una funzione pubblica e territoriale mentre la vendita dei prodotti sui quali quel modello economico era stato costruito continua a diminuire.
Per decenni l'edicola ha rappresentato l'ultimo anello materiale di una filiera culturale: autori, giornalisti, fotografi, editori, tipografie, distributori e infine un piccolo spazio affacciato sulla strada nel quale il lettore incontrava il prodotto. Internet ha spezzato quella necessità fisica e modificato radicalmente le abitudini di consumo dell'informazione. La conseguenza, però, non riguarda soltanto i bilanci degli edicolanti. Scompare progressivamente anche uno dei luoghi nei quali la cultura editoriale si rendeva visibile nello spazio urbano. Il furgone di Belletti assume un significato quasi paradossale. L'edicola perde il proprio luogo e diventa mobile. Dopo quasi cento anni, il giornale torna a dover essere fisicamente trasportato verso il lettore. Cambiano i mezzi: prima le barche a remi che raggiungevano l'isola, oggi un furgoncino che ne percorre le strade. Rimane la stessa idea elementare che tiene insieme l'intera storia: qualcuno deve ancora portare le parole fino a chi vuole leggerle. Belletti ammette di essere stanco e di non sapere quanto a lungo potrà continuare. Finora, racconta, la solidarietà ricevuta non si è trasformata in un intervento concreto. È forse questo il dato più fragile dell'intera vicenda. A Lipari l'ultima edicola non ha veramente chiuso: si è messa in movimento. Ma il futuro della distribuzione culturale di un'isola non può dipendere indefinitamente dalla forza di un uomo di ottant'anni.
Michelangelo Tonelli
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