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Michelangelo Tonelli
Leggi i suoi articoliIl 2027 dell’arte milanese comincia a prendere una forma sorprendentemente definita con molti mesi di anticipo. Se il calendario è ancora destinato ad arricchirsi, i progetti già annunciati consentono di individuare alcune delle mostre che segneranno l’anno: Alberto Giacometti, Doris Salcedo, Bruno Munari, Giovanni Anselmo, Giuseppe Maggiolini, Chaïm Soutine, Luca Pignatelli, Flatform e Leonardo da Vinci, oltre alla fotografia di Inge Morath e al centenario della Raccolta Bertarelli. Un programma nel quale Palazzo Reale mantiene inevitabilmente un ruolo centrale, mentre il PAC si concentra con decisione sulla ricerca contemporanea.
L’anno parte il 5 febbraio alla Fabbrica del Vapore con Inge Morath, pioniera del fotogiornalismo e tra le prime donne entrate in Magnum Photos. Parallelamente il Castello Sforzesco celebra i cento anni della Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, nata nel 1927 a partire dalla straordinaria collezione donata al Comune: circa 300mila stampe che comprendono carte geografiche, manifesti, ex-libris, figurini di moda, cartoline e materiali della cultura visiva. Una serie di focus accompagnerà l’intero anno, fino all'approfondimento autunnale sulla grafica milanese tra Risorgimento e Futurismo.
Il primo grande appuntamento internazionale arriva il 25 febbraio con Alberto Giacometti e l’Italia a Palazzo Reale. Oltre cento sculture, dipinti e disegni provenienti dalla collezione della Fondation Giacometti permetteranno di ricostruire il rapporto dell’artista con un Paese che fu insieme origine familiare, lingua, patrimonio culturale e luogo di relazioni. Giacometti arrivò a definire l’Italia, in una lettera del 1920, la propria «nuova patria». La mostra, aperta fino al 20 giugno, prova dunque a rileggere una delle figure decisive del Novecento attraverso una geografia biografica meno frequentata rispetto alla Parigi esistenzialista alla quale viene abitualmente associata.
Tra marzo e giugno Palazzo Reale dedica poi un progetto a Bruno Munari. Più che una semplice retrospettiva di oggetti celebri, la mostra viene annunciata come un’indagine sui processi attraverso i quali Munari costruiva le proprie idee, attraversando continuamente arte, design, grafica e pedagogia. La collaborazione con gli Archivi Bruno Munari permetterà di affiancare opere, disegni e progetti, mentre laboratori destinati a scuole e famiglie riporteranno dentro l’esposizione il metodo sperimentale che costituisce una parte decisiva della sua eredità.
Ma uno dei progetti più significativi del 2027 arriverà durante Milano ArtWeek, dal 5 al 12 aprile, quando il PAC inaugurerà la prima ampia personale mai realizzata in Italia di Doris Salcedo. L’artista colombiana ha costruito negli ultimi decenni una ricerca radicale sulla memoria della violenza politica, il lutto e l’assenza, intervenendo anche attraverso trasformazioni fisiche dell’architettura: dalla celebre frattura aperta nel pavimento della Turbine Hall della Tate Modern nel 2007 alla sala murata al Castello di Rivoli nel 2005. Portare Salcedo al PAC durante la settimana dell’arte significa collocare nel momento di massima esposizione commerciale della città una pratica fondata su memoria, trauma e responsabilità della forma.
Tra aprile e luglio Palazzo Reale torna invece alle origini della cultura del progetto con Maggiolini e Milano. Alle origini del Design italiano. Gli arredi dell'ebanista neoclassico vengono confrontati con i disegni preparatori del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco, ricostruendone il processo progettuale e il ruolo nella trasformazione settecentesca dello stesso Palazzo Reale. È un progetto che lega esposizione e storia dell'edificio, riportando il design milanese molto indietro rispetto alla genealogia novecentesca con cui viene generalmente identificato.
L’estate sarà invece segnata da Giovanni Anselmo. Palazzo Reale gli dedica la prima mostra realizzata dopo la scomparsa nel 2023, concentrandosi su un nucleo di opere storiche. Gravità, energia, tensione e crescita sono le forze invisibili che Anselmo ha trasformato in materiale artistico, facendo dell’Arte Povera uno strumento per interrogare la posizione dell’essere umano all’interno dello spazio e della natura. La mostra milanese avrà quindi anche il valore di una prima verifica storica della sua opera dopo la morte.
A settembre sarà la volta di Chaïm Soutine. Palazzo Reale prepara una grande retrospettiva dedicata al pittore della Scuola di Parigi, arrivato nella capitale francese nel 1913 e vicino a Modigliani senza aderire realmente a programmi o movimenti. Colore, materia pittorica e deformazione diventano nel suo lavoro strumenti per sottoporre la realtà a una tensione continua. È una pittura che ha attraversato il Novecento mantenendo una posizione singolare e che il progetto milanese riporterà al centro proprio attraverso questa irriducibilità alle categorie.
Nello stesso autunno il PAC ospiterà Flatform, collettivo fondato nel 2006 e attivo tra Milano e Berlino, mentre da settembre 2027 a gennaio 2028 Palazzo Reale presenterà una personale di Luca Pignatelli, costruita su oltre trent’anni di ricerca e sul suo continuo recupero di immagini, memorie e materiali del passato. La chiusura dell’anno guarda invece molto più indietro. Da ottobre 2027 a febbraio 2028 Leonardo e il Nord ricostruirà l’influenza di Leonardo da Vinci sull’Europa settentrionale tra Cinquecento e Seicento. Sei sezioni, con dipinti, disegni, incisioni e manoscritti provenienti da collezioni internazionali, seguiranno la diffusione delle sue innovazioni nella rappresentazione dello spazio, della luce, del movimento e delle espressioni fino a figure come Rubens e Rembrandt. Più che un’altra mostra semplicemente dedicata a Leonardo, dunque, un’indagine sulla sua capacità di produrre conseguenze a distanza: geografiche, cronologiche e linguistiche.
Michelangelo Tonelli
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