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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliA Firenze, all’interno della basilica di Santa Maria Novella, il 16 giugno si è tenuta la presentazione del restauro dell’affresco della Madonna della Pura, una delle immagini devozionali più celebri del capoluogo toscano. L’intervento è stato eseguito da Andrea Vigna di Habilis Srl, con la collaborazione di Paola Viviani e Stefania Franceschini, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, grazie al sostegno di Friends of Florence. L’intervento si è reso utile per garantire la conservazione e la leggibilità dell’opera, per poterne comprendere appieno il significato da un punto di vista storico, artistico e, appunto, devozionale. Il restauro è stata inoltre un’importante occasione per illustrare le metodologie del pittore e la tecnica esecutiva utilizzata sull’affresco.
L’affresco della Madonna della Pura è legato alla diffusione del culto mariano promossa dall’Ordine Domenicano. Secondo la tradizione, l’immagine, risalente alla fine del Trecento, si trovava in origine sul fondo dell’avello della famiglia Della Luna, all’interno del cimitero adiacente alla Basilica. Vi era raffigurata la Vergine con il Bambino accompagnati da Santa Caterina d’Alessandria e dal committente. Un giorno, si racconta che alcuni bambini che giocavano nei pressi del sepolcro avrebbero assistito all’apparizione della Madonna, che avrebbe chiesto loro di liberare l’immagine da polvere e ragnatele.
L’evento favorì una veloce diffusione del culto della cosiddetta «Vergine Maria del Cimitero». Già un anno dopo il presunto miracolo venne costruito un primo altare davanti all’immagine; in seguito, intorno ai cosiddetti «fanciulli della purità» si sviluppò un tale fervore da indurre i frati domenicani a concedere alla famiglia Ricasoli la realizzazione di una cappella, per ospitare e valorizzare l’affresco. La cappella fu completata nel 1476 e l’immagine fu inserita all’interno di un’edicola architettonica progettata da Giovanni di Bertino.
Negli anni Cinquanta del Novecento, l’opera venne staccata e successivamente applicata su un supporto rigido in masonite a triplice strato. Prima del restauro, il supporto si presentava complessivamente stabile e non recava criticità strutturali significative. La superficie pittorica era invece interessata da depositi superficiali diffusi, stratificatisi nel corso del tempo, mentre alcuni graffi e abrasioni interrompevano qua e là la continuità della pellicola pittorica.
Scopo dell’intervento è stato essenzialmente il recupero della leggibilità dell’opera e il miglioramento delle sue condizioni conservative. Il restauro è iniziato con una pulitura a secco effettuata con pennellesse a setola morbida e aspirazione controllata, seguita da una pulitura con spugne naturali e acqua demineralizzata. Con l’applicazione di impacchi a base di carbonato d’ammonio si sono potuti ammorbidire e rimuovere materiali d’aggiunta che alteravano la percezione originaria della pittura. Le stuccature incongrue sono state ridotte o eliminate e le lacune colmate con materiali compatibili. Sono state infine reintegrate alcune abrasioni e lacune con colori ad acquarello. L’intervento ha consentito di recuperare una lettura più autentica dell’opera, liberandola dalle alterazioni che nel tempo ne avevano compromesso la percezione.
«Siamo particolarmente felici di aver sostenuto il restauro della Madonna della Pura, un’immagine profondamente radicata nella storia devozionale di Santa Maria Novella e nella memoria della città di Firenze, ha dichiarato Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence. Questo intervento ha consentito di recuperare la leggibilità e la bellezza di un’opera che per secoli ha accompagnato la spiritualità di generazioni di fedeli e visitatori. Ringraziamo la Soprintendenza per l’Alta Sorveglianza, i Padri Domenicani per la disponibilità e i restauratori che hanno reso possibile questo importante progetto di conservazione. Il nostro ringraziamento più profondo va ai donatori William e Jeanne Bice per il loro sostegno e la loro passione per l’arte di Firenze».
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