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Francesco Maria Orsolini
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Sono state le misure e le relazioni metriche con altri resti analoghi a supportare la deduzione che il manufatto affiorato durante uno scavo archeologico nella cittadina marchigiana appartenesse alla grandiosa Basilica disegnata da Vitruvio, che la indicò e descrisse analiticamente in un passo del V libro del trattato De Architectura, scritto poco prima del 27 a.C.
L’eccezionalità storica della scoperta è stata considerata di tale portata, che il Ministro della Cultura si è spinto a paragonarla a quella del «lapis niger» da parte di Giacomo Boni nel 1899, fondativa in termini documentari dell’età regia romana, che fino a quel momento veniva considerata solo in ipotesi. Una vera pietra miliare che segna il limite tra un prima e un dopo, così la comunità e i suoi amministratori hanno considerato il rinvenimento avvenuto a duemila anni dall’opera di Vitruvio e a fronte di secolari ricerche e ipotesi di localizzazione.
Dopo l’intervento di Luca Serfilippi, sindaco di Fano, e di Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, è stato il soprintendente Andrea Pessina a tracciare il percorso archeologico recente alla base della scoperta, iniziato nel 2013 con importanti riscontri in situ e prelevamento di numerosi reperti di epoca romana. Paradossalmente, ciò che ha in parte ritardato, se non ostacolato, la localizzazione della Basilica progettata da Vitruvio, è stata l’enorme abbondanza delle pertinenze archeologiche presenti nel sottosuolo dell’area urbana, che caratterizza Fano come un unicum nella storia delle colonie romane, un vero giacimento archeologico.
Fu infatti qui che Augusto inviò Vitruvio, all’epoca già esperto ingegnere di opere realizzate per le imprese militari di Cesare, a edificare la nuova Colonia Iulia Fanestris. Non è dunque un caso che l’uso della pietra arenaria come materiale costruttivo a vista, la metrica e la definizione sistemica dei rapporti proporzionali interessino tanto la Basilica, quanto il Tempio di Giove, in asse con la prima e ora con certezza localizzabile al di sotto della Chiesa di Sant’Agostino.
È stato l’architetto Paolo Clini, professore ordinario dell’Università Politecnica delle Marche, a formulare la più recente ipotesi cartografica relativa alla collocazione della Basilica vitruviana, dopo anni di indagini condotte con le tecnologie più avanzate. Ipotesi confermata con esattezza centimetrica dall’attuale rinvenimento della colonna angolare tra il lato lungo e quello corto della Basilica, con un diametro di un metro e mezzo e un’altezza, scrive Vitruvio, di 15 metri. «La tipologia della Basilica non è semplicemente un’appendice aperta del foro, sostiene Paolo Clini. Con la scoperta di Fano ora sappiamo che la Basilica è un edificio monumentale vero, a cui sono ispirate anche le Basiliche cristiane. Fano diventa per Vitruvio un laboratorio a cielo aperto, in cui sperimenta gli stessi temi e le stesse soluzioni spaziali e compositive in edifici diversi del foro, dando vita al primo esempio documentabile di un piano regolatore per una città antica». A Fano è cambiata la storia dell’architettura.
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