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Francesco Maria Orsolini
Leggi i suoi articoliNegli stessi giorni di ArteFiera 2026, Eva Marisaldi ha presentato i suoi transiti artistici alla Galleria De’ Foscherari e al Premio Marche 2025, allestito alla mole vanvitelliana della città capoluogo. Le due sedi sono entrate in risonanza con due opere video, «Progress» esposta ad Ancona e «Social» a Bologna. La prima risale al 2018 e fa parte di un’installazione presentata al PAC di Milano nell’ambito della mostra «Trasporti eccezionali». Il contesto espositivo del video era un ambiente con sedili simili a quelli di un pulmino. Scandito dalle strutture ritmiche composte da Enrico Serotti, il flusso delle immagini di un viaggio su strada si sviluppa con ripetute interruzioni di frame che riprendono paesaggi e scenari sociali africani. Queste interposizioni digitali di collages animati frammentano e disturbano, come gli sbalzi improvvisi nell’attraversamento di buche, il piacevole e filante dipanarsi del nastro d’asfalto tipico delle strade d’Occidente. Insomma, un’originale declinazione della glitch art per irridere i rassicuranti bordi bianchi che marcano nel contemporaneo l’attraversamento antropico dell’ambiente naturale. Invece, l’opera video «Social» alla De’ Foscherari espande sullo schermo un microcosmo abitato da formiche, riprese con una camera a fibra ottica, simile a quella della laparoscopia. Pur avendo adottato strumenti d’indagine chirurgici, a garanzia dell’impersonalità-oggettività nell’osservazione, il primo a stordirsi nel vedere gli esiti del «girato» sarebbe stato senz’altro Giovanni Verga, che per esplicitare in senso narrativo i criteri della poetica verista ricorse nella novella Fantasticheria alla metafora delle formiche che tornano anche nei frangenti più drammatici al loro monticello-formicaio, la minuscola casa comune e condizione stessa della loro sopravvivenza. Per similitudine il formicaio è associato al piccolo borgo di pescatori di Aci Trezza, che mai se ne sarebbero allontanati nonostante gli stenti patiti.
Eva Marisaldi, «Social», 2023-2025, still frame, musica di Enrico Serotti
L’io narrante della novella indica alla sua compagna di viaggio, oltremodo incredula dei motivi di un simile attaccamento, che «per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti eroica, bisogna farci piccini anche noi, chiudere tutto l’orizzonte fra due zolle, e guardare col microscopio le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori». Appunto, ciò che ha fatto Eva Marisaldi, però misurando ben altri battiti dai piccoli cuori. Intanto nessuna traccia del «monticello», le formiche animano con un andirivieni caotico un intero territorio, una porzione di mondo costituito dal disporsi casuale dagli scarti che gli umani abbandonano ai margini dei propri spazi vitali, ma che l’artista ha in qualche modo predisposto come microscenografie, a ridosso delle quali le formiche ne ridetermino l’unità di misura, trasformandole in enormi cartelloni pubblicitari o stele monumentali a scala urbana. Molti i riferimenti veicolati all’attualità socio politica, che acquistano i connotati di un’ironia straniante nel differenziale di scala e di contesto in cui sono stati ricollocati dall’artista. Non esclusi quelli di vera comicità, come nella scena in cui le formiche, con l’aiutino dell’AI, indossano la bombetta per confermare di trovarsi nella city londinese, coinvolte nei traffici convulsi della borsa. Il bacino del mar Mediterraneo, scavato con il laser sulla superficie di un sasso che riassume l’intera crosta terrestre, segnala la convergenza dell’opera video nel tema generale della mostra «Continental», centrata sulla chiaroveggenza mitopoietica dell’Eurasia, il continente che esiste per la geologia, al contrario della geopolitica, che l’ha misconosciuto e temuto fin dagli inizi dell’epoca moderna come la più tremenda delle calamità non naturali che avrebbero potuto sconvolgere l’ordine mondiale. Circa cinquanta anni prima dell’utopica azione performativa di Joseph Beuys, «Eurasienstab», andata in scena ad Anversa nel 1968, il formalista russo Viktor Šklovskij aveva riunificato i quattro punti cardinali dell’Eurasia senza l’uso di un bastone sciamanico, conciliando Oriente e Occidente nella narrazione icastica e trasognata delle geo grafie del suo Marco Polo, scritto perché «sulle rive del Mediterraneo c’erano come due mondi, e i confini di questi mondi quasi si toccavano sugli acquitrini di Venezia». Assai in controtendenza rispetto all’attuale e drammatica ridefinizione delle aree d’influenza in capo alle superpotenze mondiali, di questa eredità culturale Eva Marisaldi si dimostra interprete coraggiosa, visionaria e sensibile, rielaborandola con una gamma assai articolata di medium. Dai disegni della serie «Continental», ai bassorilievi in gesso di «Eurasia», alla fila dei furgoncini sonorizzati dell’opera «For Ken Loach», che associa la solidale socializzazione di un corteo funebre in onore di un gelataio inglese scomparso, alle carovanerie che attraversavano l’Eurasia, mescolando i popoli, le loro lingue e le loro culture. Per apprezzare la misura in cui Eva Marisaldi valorizza il connubio con la musica e la collaborazione con il compositore Enrico Serotti, è da non mancare l’appuntamento di sabato 21 febbraio, ore 17.30, per il finissage della mostra dei suoi video d’autore, curata da Pier Paolo Pancotto al Museo internazionale e biblioteca della Musica di Bologna.
Eva Marisaldi, «Progress», video, 2018
L’io narrante della novella indica alla sua compagna di viaggio, oltremodo incredula dei motivi di un simile attaccamento, che “per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti eroica, bisogna farci piccini anche noi, chiudere tutto l’orizzonte fra due zolle, e guardare col microscopio le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori”. Appunto, ciò che ha fatto Eva Marisaldi, però misurando ben altri battiti dai piccoli cuori. Intanto nessuna traccia del “monticello”, le formiche animano con un andirivieni caotico un intero territorio, una porzione di mondo costituito dal disporsi casuale dagli scarti che gli umani abbandonano ai margini dei propri spazi vitali, ma che l’artista ha in qualche modo predisposto come microscenografie, a ridosso delle quali le formiche ne ridetermino l’unità di misura, trasformandole in enormi cartelloni pubblicitari o stele monumentali a scala urbana. Molti i riferimenti veicolati all’attualità socio politica, che acquistano i connotati di un’ironia straniante nel differenziale di scala e di contesto in cui sono stati ricollocati dall’artista. Non esclusi quelli di vera comicità, come nella scena in cui le formiche, con l’aiutino dell’AI, indossano la bombetta per confermare di trovarsi nella city londinese, coinvolte nei traffici convulsi della borsa. Il bacino del mar Mediterraneo, scavato con il laser sulla superficie di un sasso che riassume l’intera crosta terrestre, segnala la convergenza dell’opera video nel tema generale della mostra Continental, centrata sulla chiaroveggenza mitopoietica dell’Eurasia, il continente che esiste per la geologia, al contrario della geopolitica, che l’ha misconosciuto e temuto fin dagli inizi dell’epoca moderna come la più tremenda delle calamità non naturali che avrebbero potuto sconvolgere l’ordine mondiale. Circa cinquanta anni prima dell’utopica azione performativa di Joseph Boys, Eurasienstab, andata in scena ad Anversa nel 1968, il formalista russo Viktor Šklovskij aveva riunificato i quattro punti cardinali dell’Eurasia senza l’uso di un bastone sciamanico, conciliando Oriente e Occidente nella narrazione icastica e trasognata delle geo grafie del suo Marco Polo, scritto perché “sulle rive del Mediterraneo c’erano come due mondi, e i confini di questi mondi quasi si toccavano sugli acquitrini di Venezia”. Assai in controtendenza rispetto all’attuale e drammatica ridefinizione delle aree d’influenza in capo alle superpotenze mondiali, di questa eredità culturale Eva Marisaldi si dimostra interprete coraggiosa, visionaria e sensibile, rielaborandola con una gamma assai articolata di medium. Dai disegni della serie Continental, ai bassorilievi in gesso di Eurasia, alla fila dei furgoncini sonorizzati dell’opera For Ken Loach, che associa la solidale socializzazione di un corteo funebre in onore di un gelataio inglese scomparso, alle carovanerie che attraversavano l’Eurasia, mescolando i popoli, le loro lingue e le loro culture. Per apprezzare la misura in cui Eva Marisaldi valorizza il connubio con la musica e la collaborazione con il compositore Enrico Serotti, è da non mancare l’appuntamento di sabato 21 febbraio, ore 17.30, per il finissage della mostra dei suoi video d’autore, curata da Pier Paolo Pancotto al Museo internazionale e biblioteca della Musica di Bologna.