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Caravaggio, «Marta e Maria Maddalena», 1958, Detroit Institute of Arts Museum

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Caravaggio, «Marta e Maria Maddalena», 1958, Detroit Institute of Arts Museum

A Detroit una mostra per indagare le identità che si celano dietro i soggetti di Caravaggio

La prossima primavera il museo americano racconterà attraverso 25 dipinti i rapporti interpersonali tra Michelangelo Merisi e gli amici, gli amanti e i rivali (spesso si trattava di emarginati sociali), elevati a rappresentare le figure bibliche e mitologiche nelle sue opere

Alessia De Michelis

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Dopo il successo di «Caravaggio 2025», che le Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma hanno ospitato lo scorso anno (6 marzo 2025-20 luglio 2025), anche il Detroit Institute of Arts Museum sceglie il maestro Merisi per un appuntamento nel 2027 (21 marzo-18 luglio), ponendo l’accento sui volti che popolano le sue opere.

«Caravaggio’s Models: Friends, Lovers, Rivals» è il titolo della mostra che, attraverso 25 dipinti, indagherà il rapporto tra l’artista e i suoi modelli, nonché l’identità di amici, amanti e rivali elevati a soggetto delle proprie opere. Tra questi figura il «Martirio di sant’Orsola» (1610), ultima tela realizzata prima di morire (Milano, 1571-Porto Ercole, 1610) e già protagonista dell’esposizione romana, concessa in prestito da Intesa Sanpaolo, che ne garantisce la conservazione e la tutela tra le mura delle Gallerie d’Italia a Napoli.

Quella che sarà inaugurata a Detroit si contraddistingue infatti come la prima mostra a incentrare la riflessione sull’opera di Caravaggio attraverso le persone reali che si celano dietro le figure rappresentate (e la prima mostra sul maestro lombardo nel Nord America da anni): a incarnare i santi e i personaggi mitologici vi sono spesso dei conoscenti, molti dei quali vivevano ai margini della società. E forse proprio per l’estrazione sociale di queste persone, Caravaggio è riuscito a tingere scene auliche di realtà, in cui le emozioni fuoriescono dal buio drammatico. La mostra si presenta quindi come un percorso di ricerca storica e antropologica, volto a riportare alla luce figure spesso trascurate dalla storia dell’arte, ma fondamentali per la creazione dell’immaginario visivo dell’artista. Ricostruire queste vicende permette di comprendere le opere da una prospettiva diversa, mettendo in luce quanto le esperienze e i rapporti umani abbiano contribuito alla nascita delle immagini.

Al loro fianco l’artista ha riportato anche i propri lineamenti, come si può constatare nel «Martirio di sant’Orsola»: l’uomo che si vede alle spalle della Santa è un autoritratto del maestro con la bocca dischiusa e l’espressione dolorante, come se fosse stato anche lui vittima della vicenda.

Il percorso espositivo stabilisce così un legame tra la dimensione privata dell’artista e la sua attività pittorica: le relazioni, le amicizie, gli amori e anche i conflitti diventano chiavi di lettura per interpretare alcune delle sue opere. I dipinti non vengono più considerati soltanto come rappresentazioni artistiche, ma anche come testimonianze delle persone e delle esperienze che hanno fatto parte della vita di Caravaggio.

Caravaggio, «Martirio di Sant’Orsola», 1610, Gallerie d’Italia-Napoli

Alessia De Michelis, 01 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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